Fiat considerata debitore inaffidabile

Marchionne_sliderL’agenzia di rating Moody’s taglia di un gradino la sua valutazione sull’affidabilità dei debiti finanziari del Lingotto

 

ROMA – Mentre non accennano a placarsi le polemiche sulla reale consistenza della sua liquidità, la Fiat viene ancora una volta degradata sul campo. A compiere l’umiliante cerimonia questa volta è l’agenzia americana di rating Moody’s che ha tagliato di un punto la sua valutazione sull’affidabilità dei circa 9,3 miliardi di debiti finanziari del Lingotto, portandola da Ba3 a Ba2. Nella scala di valutazione dell’agenzia questo voto segna il confine tra gli investimenti speculativi e quelli altamente speculativi (come dire, spazzatura) perché molto rischiosi anche se caratterizzati da buoni rendimenti. E le prospettive (outlook), sempre secondo l’agenzia, non sono affatto buone.

Nel fornire l’interpretazione autentica del downgrade operato da Moody’s, il suo vice presidente ha spiegato che “il taglio di un gradino del rating Fiat riflette il calo delle domanda di auto italiane registrato finora  e la nostra previsione per le richieste fino a tutto il 2012 e oltre”. L’Italia, secondo l’esperto, “rappresenta più della metà delle immatricolazioni di auto Fiat e per questo il deterioramento è il fattore chiave delle crescenti perdite tra i suoi marchi del mercato di massa e della sua erosione di cash nella regione”.

Ma sul piano produttivo, la motivazione è ancora più pesante. Moody’s infatti rileva che il giudizio si basa proprio sul ritardo da parte del gruppo torinese nel rinnovare i propri modelli, così come la mancanza di altri modelli da lanciare potrebbe “appesantire” ancora di più la sua competitività in Europa rispetto ai diretti concorrenti, come Peugeot e Renault. Non si salverebbe dalla crisi neppure il Brasile, che al momento resta ancora il mercato più redditizio del Lingotto.

Sempre secondo l’agenzia, la valvola di sfogo tradizionalmente usata dagli imprenditori in crisi – ridurre la capacità produttiva e licenziare un po’ di dipendenti – non sarebbe sufficiente. Infatti anche dopo lo stop a Termini Imerese la sovracapacità produttiva della Fiat non è affatto sparita. Per questo Moody’s stima che l’obiettivo di pareggio nel trading dei profitti che Fiat si è data per la regione Emea entro il 2014 è diventato molto difficile da raggiungere in un clima così deteriorato.

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