Rigore, rigore, toujour rigore

Consiglio_dei_ministriCon la legge di stabilità il governo dà un altro gire di vite su consumi e investimenti. Le reazioni di politici e sindacati

 

ROMA – Il giorno dopo l’approvazione della legge di stabilità in Consiglio dei ministri si fanno i conti. C’è in giro un sentimento diffuso tra l’incredulità e la protesta. I tagli alla sanità contenuti solo per la strenua opposizione del ministro Balduzzi, il blocco fino al 2014 degli stipendi dei dipendenti pubblici e il taglio di una serie di indennità, le spese per l’assistenza sociale falcidiate, notti buie per tutti, ancora sforbiciate sulle spese dei ministeri e degli enti statali: sono questi i passaggi principali dell’ennesimo giro di vite governativo.

Anche l’unica nota lieta, la diminuzione di un punto delle prime due aliquote irpef, è stata subito “gelata” dal contemporaneo aumento di un punto dell’Iva. Quello che era stato in questi mesi il principale giustificativo per far ingoiare agli italiani i sacrifici più indigesti – “sopportate la purga perché in compenso non aumenteremo l’Iva” – è svanito di punto in bianco ieri notte. Secondo i primi calcoli del Codacons, l’aumento dell’Iva di un punto deciso nella legge di stabilità “significa una stangata media annua, considerando la famiglia media Istat di 2,4 componenti, di 273 euro”. L’aggravio sarà ben maggiore per le famiglie più numerose: 324 euro per una famiglia di 3 persone, 432 per 4 componenti. L’associazione dei consumatori denuncia “la presa in giro” del Governo che, “fino a ieri, aveva promesso che avrebbe fatto di tutto, fino all’ultimo, per scongiurare questo aumento, visto il crollo dei consumi”.

Le reazioni politiche e sindacali sono ancora tiepide, ma più passano le ore più la manovra mostra tutta la sua carica recessiva, in linea con la politica del rigore “montiano” che fa premio su qualsiasi elemento di sviluppo. Lo stesso Bersani, che pure non ha alcuna intenzione di tirare troppo la corda, ammette che nel provvedimento di ieri “ci sono cose da aggiustare almeno su due punti: serve un’occhiata molto precisa sugli effetti dei tagli alla sanità e temo che per la scuola si taglino 6.300-6.400 posti di lavoro agli insegnanti”. L’unico che spara a pallettoni per ora è Nichi Vendola, secondo il quale “bisogna dare uno stop al governo Monti. Il Pd deve decidere se vuole vincere le elezioni contro il sentimento del Paese e dopo che si è scorticato vivo ciò che resta degli italiani”.

Anche il fronte sindacale appare in difficoltà, dilaniato tra l’anima dura dei metalmeccanici che premono per lo sciopero generale, Camusso e Angeletti che tentennano in attesa di segnali più chiari e intanto si accontentano di fare un po’ di “ammuina”, e Bonanni che non sa che pesci prendere, tirato com’è per la giacchetta dai suoi referenti politici che in queste ore stanno lavorando per costruire il grande centro moderato che non è escluso punti proprio su Monti come prossimo leader.

Prima ancora di conoscere il contenuto della grande manovra di ieri, il Fondo monetario internazionale aveva sentenziato che negli ultimi dodici mesi l’Italia ha perso 235 miliardi di investimenti, pari al 15% del Pil, e che la luce in fondo al tunnel si potrà cominciare a vedere non prima del 2014. Non crediamo che la legge di stabilità approvata ieri dal governo abbia fatto cambiare parere ai guru di Washington.

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