Acer, la rabbia dei costruttori romani

Batelli_sliderI problemi e le responsabilità della crisi del settore. L’accusa agli enti locali per il crollo degli investimenti

 

ROMA – C’era un’atmosfera malinconica stamattina all’Auditorium Parco della Musica per l’assemblea annuale dei costruttori romani. La si coglieva non tanto nei posti vuoti in platea (gli anni scorsi si faceva a gomitate per entrare), quanto nei commenti scettici e apparentemente rassegnati dei partecipanti. Ma bastava girare un po’ per la sala per toccare con mano la rabbia e la preoccupazione degli imprenditori per una crisi di cui non solo non si vede la fine, ma che sembra avvitarsi ogni giorno di più su se stessa.

D’altronde la relazione del presidente dell’Acer, Eugenio Batelli, non ha certo contribuito a risollevare gli animi: “Siamo di fronte all’annientamento di migliaia di aziende, alla morte fisica di uomini che hanno dedicato la loro vita a creare lavoro e ricchezza, che hanno fondato aziende sane e che hanno dovuto soccombere non per colpa loro, ma per inadempienze e responsabilità di altri”.

Sul banco degli imputati Batelli ha chiamato innanzitutto il governo che, con la riduzione dei trasferimenti agli enti locali e l’interpretazione rigida del patto di stabilità, ha creato le condizioni della recessione. Ma poi le amministrazioni del territorio c’hanno messo del loro “reagendo alle minori entrate con la soluzione più semplice: hanno tagliato gli investimenti. Nulla o quasi è stato fatto per aggredire la spesa corrente che in molti casi è addirittura aumentata”. In questo modo sono venuti a mancare persino servizi essenziali per i cittadini, quali la manutenzione delle strade e delle scuole.

Cosa chiedono allora i costruttori romani? Innanzitutto che le amministrazioni pubbliche applichino “senza se e senza ma” le disposizioni sulla certificazione dei crediti degli operatori, a cui deve seguire (cosa che non è fin qui avvenuta) la collaborazione delle banche per smobilizzare quelle somme. I dati dell’Istat registrano un calo del 49% dei mutui stipulati nel primo trimestre 2012 rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso. A questo riguardo dunque l’Acer reclama che “il Governo intervenga con la stessa determinazione con la quale ha sostenuto gli istituti di credito durante la bufera finanziaria”.

L’altro colpo mortale sul settore l’ha dato l’introduzione dell’Imu, i cui effetti negativi sono stati moltiplicati dall’applicazione delle aliquote massime applicate dai Comuni. “Dopo tanto parlare di lotta all’evasione fiscale e tasse sulle grandi ricchezze – ha detto Batelli – l’unico patrimonio che si è tassato in modo decisivo è stato il bene casa. La mia non è una difesa d’ufficio del settore, ma la convinzione che la casa è un patrimonio delle famiglie da custodire e valorizzare, non da spremere fino all’esaurimento”.

“Il Paese che vogliamo – ha concluso il presidente dei costruttori romani – è quello dove la cosa pubblica è gestita nel rispetto assoluto del bene comune, dove non si distrugge il tessuto imprenditoriale delle piccole e medie imprese, quello sano, strutturato, che paga le tasse, rispetta le regole e crea e distribuisce ricchezza, dove le nuove generazioni non vengono sacrificate sull’altare di un presente senza futuro”.

Dopo un contestato intervento del vice presidente della giunta regionale, nonché assessore all’urbanistica, Luciano Ciocchetti, ha preso la parola il (quasi certo) candidato del centro sinistra alla prossima guida della Regione, Nicola Zingaretti, che ha tracciato uno scenario cupo e crudo di non breve periodo in cui toccherà fare i conti con l’inaridimento dei trasferimenti di risorse pubbliche agli enti locali. “Solo l’innovazione, la capacità di adattamento ai nuovi paradigmi – ha detto il presidente della Provincia – potrà condurci fuori dalla crisi”. Chiunque perciò andrà a guidare la Regione non potrà non completare il processo di devoluzione dei poteri ai Comuni, semplificare al massimo le procedure amministrative e imprimere una cultura europea alle nostre autonomie locali.

Al sindaco Alemanno è stata lasciata in pratica l’ultima parola. Nel “disastro politico” che si è registrato, il primo cittadino ha voluto comunque rivendicare davanti ai costruttori i alcuni risultati ottenuti dalla sua Giunta in condizioni di estrema difficoltà operativa: le 82 convenzioni urbanistiche approvate, i permessi a costruire rilasciati e poi in parte non ritirati o resi inefficaci dal credit crunch, le delibere urbanistiche approvate in Giunta e per mesi bloccate dall’ostruzionismo delle opposizioni in Consiglio comunale. Ed è proprio sul superamento di questa sterile contrapposizione che il Sindaco ha fatto appello per affrontare le grandi sfide che attendono Roma Capitale, come la definizione dei rapporti Regione-Comune, la modifica dei regolamenti consiliari per permettere, a chiunque verrà, la governabilità della macchina amministrativa, il superamento dell’Imu inteso di fatto come imposta patrimoniale immobiliare.

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