Impianto Italcementi sequestrato a Colleferro

ItalcementiViolazione emissioni nocive. La società: “adeguamento già in corso”. Indagato il direttore dello stabilimento

 

ROMA – Lo stabilimento dell’Italcementi, che ha sede a Colleferro, è finito sotto sequestro per violazione delle norme di legge che regolano le emissioni nocive. Il provvedimento, firmato dal gip di Velletri Giuseppe Cairo, competente per il territorio, è stato eseguito dai carabinieri del Noe. Il direttore dello stabilimento, Alfredo Vitale, secondo quanto si è appreso, è indagato per violazione delle norme che regolano le emissioni ritenute pericolose per la salute pubblica.

Il provvedimento è stato adottato dal gip Cairo su richiesta del pm Giuseppe Travaglini, in seguito ad una segnalazione dell’Arpa che, secondo quanto si è appreso, avrebbe riscontrato irregolarità nel funzionamento dei camini del cementificio. Il gip ha dato ai responsabili dell’impianto dieci giorni di tempo per eliminare gli inconvenienti.

Italcementi ”prende atto” del provvedimento di sequestro per violazione delle norme di legge che regolano le emissioni nocivi che riguarda l’impianto produttivo di Colleferro, in provincia di Roma. Il provvedimento, si legge in una nota della società, ”riguarda l’adeguamento geometrico di alcuni punti di emissione alle normative europee. Adeguamento che è già in corso di realizzazione da alcune settimane e per gran parte dei punti in questione, già completato”.

In ogni caso, precisa la società, ”si tratta di punti di emissione che non riguardano il principale processo di combustione, ma alcune fasi secondarie dell’attività produttiva”.

Il provvedimento, sottolinea ancora Italcementi, ”riguarda l’adeguamento alle normative europee della forma geometrica di alcuni punti emissivi secondari, che in ogni caso non hanno influenza sulle fondamentali prestazioni ambientali dell’ impianto. Le emissioni principali dello stabilimento, infatti, sono quelle del forno di produzione del cemento, che sono controllate in continuo 24 ore su 24 e risultano abbondantemente al di sotto dei limiti di legge”.

I dati, peraltro, conclude Italcementi, ”sono a disposizione del pubblico sul sito internet del comune di Colleferro. L’azienda avrà 10 giorni di tempo per concludere l’adeguamento già in corso, nel frattempo l’attività produttiva non sarà interrotta”.

“Ho convocato per questo pomeriggio Arpa, Noe e Italcementi in modo da conoscere dai diretti interessati tutti i particolari di questa vicenda”. Così in una nota il sindaco di Colleferro Mario Cacciotti, che “venuto a conoscenza questa mattina del sequestro dello stabilimento Italcementi, ha deciso di intervenire subito per una verifica diretta. Esprimendo fiducia nel lavoro della Magistratura, il primo cittadino si preoccupa che la questione venga però chiarita e risolta al più presto perché, come dice, riguarda due questioni altrettanto importanti e fondamentali per il nostro territorio, ovvero sia la salute dei cittadini che il posto di lavoro di tante persone”.

“Tra dipendenti e indotto – ricorda il Sindaco – ci sono circa 500 famiglie che ruotano attorno alla fabbrica e seppure la produzione non è ferma, questo episodio potrebbe procurare danni a gran parte di loro. Esprimo perciò solidarietà ai lavoratori e chiedo all’Azienda di provvedere immediatamente a quanto richiesto per togliere i sigilli e tonare alla normalità. Ora aspetto di avere dati certi sulla questione, ma ad ogni modo – conclude Cacciotti – se dalle indagini dovesse venire fuori che è stata danneggiata la nostra città non escludo di poterci costituire parte civile”.

“A quanto pare l’azienda deve procedere all’adeguamento alle normative europee di alcuni punti di emissione, che sarebbe già in corso di realizzazione da alcune settimane, e per fare ciò i Noe hanno dato 10 giorni di tempo”, conclude la nota.

“Il sequestro della magistratura dell’impianto Italcementi di Colleferro avvenuto questa mattina – dichiara in una nota Nando Bonessio, presidente dei Verdi Lazio – dimostra come le denunce delle associazioni e dei comitati, con in testa il Coordinamento della Valle del Sacco, non fossero di tipo ideologico, ma trovano riscontro in dati concreti che già hanno determinato pericolose e dannose ricadute sulla salute dei cittadini di Colleferro e delle aree limitrofe, e richiama l’urgenza non più rimandabile di interventi tesi a riportare nelle norme i valori di emissione dell’impianto.

Se a questa situazione emersa dell’Italcementi, si aggiunge un contesto ambientale già gravemente compromesso, in un territorio sul quale insiste anche l’inceneritore già finito sotto la lente degli inquirenti per dei gravissimi illeciti ambientali, si compone un quadro di devastazione ambientale pari a quello dei siti più inquinati d’Italia, come l’Ilva di Taranto”.

Già nel 2010 – continua Bonessio – l’Aia aveva prescritto rivelamenti su camini che risultavano sprovvisti della strumentazione adeguata e ad oggi questo obbligo pare non sia stato rispettato. Sono stati trovati diversi punti fuori norma, mentre è bene ricordare che i dati dello studio epidemiologico ERAS, condotto nell’intera zona, parlano di ricadute di dosi di diossina dannose per la salute in termini di patologie respiratorie, con ricadute gravi soprattutto sulle fasce di età adolescenziali. Gli imprenditori di Italcementi hanno 10 giorni di tempo per adeguare gli impianti.

Come Verdi e ecologisti – conclude il presidente – rifiutiamo l’antitesi tra salute e lavoro, e chiediamo che in nome del diritto al lavoro non sia sacrificato il diritto alla salute. Entrambi sono diritti dell’uomo, e devono essere tutelati”.

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