Mercati ortofrutticoli nel mirino delle mafie

mercatiI mercati all’ingrosso del Lazio non cessano di essere al centro di aspre polemiche e iniziative giudiziarie

 

ROMA – I mercati ortofrutticoli all’ingrosso del Lazio non cessano di essere costantemente al centro di aspre polemiche e iniziative giudiziarie. Naturalmente quello di Fondi, il più grande mercato ortofrutticolo d’Italia, e il centro agroalimentare di Roma (Car) sono in prima fila per dimensioni e giro d’affari in questa non esaltante classifica.

Questi mercati infatti, oltre a fornire servizi logistici per la distribuzione, in virtù della funzione di accentramento dell’offerta sono in grado di garantire, da un lato, migliori controlli igienico-sanitari e di rispetto della normativa annonaria della merce e, dall’altro, di svolgere le operazioni di vendita in regime di trasparenza e concorrenzialità tra gli operatori, offrendo anche la possibilità di rilevare con continuità i prezzi che vi si formano e i dati statistici relativi alla quantità e alla provenienza della merce introdotta.

I mercati però, proprio in virtù di queste potenzialità e di guadagni significativi, sono diventati bersaglio di infiltrazioni criminali. In particolare risulta particolarmente critica la situazione del mercato ortofrutticolo di Fondi nel quale è stata più volte riscontrata la presenza di criminalità organizzata sia nella gestione del mercato, che nelle aziende di trasporto delle merci, che, più in generale, in tutta la filiera agroalimentare.

Non meno preoccupante risulta la situazione del centro agroalimentare di Roma (Car). Secondo infatti la relazione del procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2011, il mercato è preda di gruppi criminali che hanno sviluppato un particolare interesse nel settore dell’usura e delle estorsioni, prendendo di mira soprattutto gli imprenditori del settore ittico, ortofrutticolo e agroalimentare.

Risulta inoltre che la Fedagro e alcuni operatori del Car abbiano denunciato presso le autorità competenti illeciti riguardanti la presenza di circa 300 «falsi produttori», ossia di operatori che accedono al Car in qualità di imprenditori agricoli mentre in realtà si tratta di commercianti all’ingrosso. Questi infatti venderebbero, nella quasi totale evasione fiscale e con scarso rispetto delle norme igieniche, prodotti di dubbia provenienza e comunque, in massima parte, non provenienti dai loro fondi contravvenendo così alla normativa vigente che prevede invece per gli imprenditori agricoli la possibilità di vendita diretta di prodotti «provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende, osservate le disposizioni vigenti 228in materia di igiene e sanità».

Secondo le denunce rese all’autorità, questo sistema genera, oltre al danno erariale, anche una concorrenza sleale nei confronti degli operatori regolari del mercato, nonché un rischio per la salute del consumatore in quanto i suddetti «falsi produttori» acquisterebbero e rivenderebbero, sempre senza fatture, enormi quantità di merce di dubbia qualità e provenienza a prezzi estremamente bassi.

Tali transazioni, essendo completamente «in nero», non solo sarebbero difficilmente rilevabili ai normali controlli fiscali, ma anche al controllo ministeriale effettuato tramite Agecontrol in quanto gli operatori, dichiarando un volume annuo di prodotto commercializzato inferiore ai 60.000 euro annui o operando in qualità di imprenditori agricoli riuniti in associazioni e vendendo negli appositi box destinati alle organizzazioni di produttori, non sono tenuti all’iscrizione presso la banca dati nazionale degli operatori ortofrutticoli.
Attualmente, in Italia, riferisce l’onorevole Ignazio Messina dell’Italia dei Valori in una sua interrogazione, sono presenti poco meno di 150 mercati all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli, attraverso i quali transitano circa 10 milioni di tonnellate di prodotto l’anno (che corrispondono ad oltre il 90 per cento dell’ortofrutta consumata ogni anno in Italia).

Stante dunque le suddette potenzialità dei mercati all’ingrosso in termini di qualità, trasparenza e servizi resi alla distribuzione, permangono nella gestione concreta dei mercati ancora numerosi elementi di criticità. Secondo infatti la relazione dell’Autorità del garante della concorrenza e del mercato sulla distribuzione agroalimentare all’interno dei mercati non vengono svolti i necessari controlli sanitari, che dovrebbero rappresentare uno dei principali punti di forza di una struttura, sorta proprio con l’obiettivo di garantire ai distributori, e quindi ai consumatori, trasparenza delle transazioni e qualità della merce venduta, anche sotto il profilo della tutela della salute.

Il rappresentante dell’Idv chiede dunque ai ministri dello sviluppo economico delle infrastrutture e dei trasporti, delle politiche agricole, dell’economia e delle finanze e dell’interno se siano a conoscenza di quanto sopra esposto e se, pur nel rispetto delle competenze delle amministrazioni locali nella gestione e nella regolazione dei mercati, non si voglia garantire con opportune iniziative anche normative, una maggiore uniformità in materia di mercati, con particolare riferimento alla definizione del ruolo e delle funzioni attribuiti a tali strutture, dei servizi in esso presenti, dei criteri di controllo e di accesso degli operatori e delle modalità di vendita.

Il parlamentare chiede altresì come si intende procedere per garantire maggiori controlli all’interno del centro agroalimentare di Roma, anche in vista dell’applicazione della nuova normativa sulle cessioni dei prodotti agroalimentari prevista dal decreto liberalizzazioni e considerata soprattutto la delicata situazione di permeabilità alla criminalità organizzata del comprensorio della procura di Tivoli, così come evidenziato dal Procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma.

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