Il re di Finmeccanica è nudo

Orsi_slider_bisTante i nodi da sciogliere, dalle tangenti pagate in India alla circolare di Grilli sui manager indagati. Le scelte industriali

 

ROMA – L’appuntamento di domani a Palazzo Chigi è saltato. Il presidente di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, e il suo direttore generale, Alessandro Pansa, erano stati convocati ufficialmente per discutere di scenari internazionali dell’aerospazio dopo l’annunciata mega fusione tra Eads e Bae Systems. Saltata questa per il veto del governo tedesco, salta anche l’appuntamento con il presidente Monti e i suoi ministri Grilli, Passera e Di Paola.

Ma l’incontro è soltanto rinviato in quanto c’erano, e ci sono, da chiarire molte altre cose, a cominciare dall’inchiesta della Procura di Napoli, ora passata a Busto Arsizio, sulle presunte tangenti pagate da Agusta Westland al capo della commissione di aggiudicazione della fornitura di 12 elicotteri al governo indiano, per un controvalore di 560 milioni. L’inchiesta ha avuto una sensibile accelerazione dopo che alcuni giorni fa i carabinieri hanno trovato a Lugano, a casa della madre di uno dei mediatori dell’affare, una lettera in cui si specificavano tutti i passaggi, i personaggi e gli importi corrisposti per la grave turbativa internazionale.

Si attendono ora gli sviluppi dell’istruttoria, ma comunque la posizione di Orsi, ex amministratore delegato di Agusta, già oggi si fa ogni quanto mai incerta. Scoperto sul fronte politico dall’uscita dal governo e dalla successiva crisi della Lega, suo vero sponsor, Orsi si è inimicato anche l’unico supporter che gli era rimasto all’interno del governo dei tecnici, ovvero il ministro dell’economia Vittorio Grilli tirato da lui stesso in ballo in colloqui riservati per presunti incarichi fasulli (poi smentiti) a suo tempo affidati da società di Finmeccanica alla sua ex moglie.

Privo anche della copertura nei confronti dell’Udc assicuratagli dal consigliere di amministrazione Franco Bonferroni, costretto a dimettersi per un’altra storia di tangenti, al presidente (e ad) di Finmecanica si contestano anche le scelte di politica industriale studiate per risanare il buco di bilancio di 2,3 miliardi. Le dismissioni di aziende leader nei rispettivi settori strategici, come Ansaldo Breda, Sts e Ansaldo Energia, destinate inevitabilmente a finire in mani straniere, è apparsa a molti la scorciatoia più banale e priva di lungimiranza industriale che si potesse escogitare.

Il re di Finmeccanica a questo punto sembra davvero nudo, tanto che si cominciano a fare già i nomi dei possibili successori. Ma al di là di Orsi, condannato prima o poi a lasciare piazza Monte Grappa, ci si interroga sulle prospettive di medio lungo termine del più grande gruppo industriale italiano. Anche l’ultimo intervento della Cassa depositi e prestiti, quanto mai opportuno, per rilevare, insieme a un gruppo di imprenditori italiani, Ansaldo Energia già destinata alla Siemens, sembra dettato più da motivi di emergenza che non inquadrato in un piano organico di politica industriale del tutto assente nell’agenda Mont

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