Scommesse tra giocatori, via libera del Consiglio di Stato

scommesse_illegali_calcioApre in Italia il “Betting exchange”. Prime partite nel 2013. Il no dei bookmaker: “Rischio corruzione”

ROMA – Semaforo verde del Consiglio di Stato al decreto del ministro dell’Economia che introduce le scommesse tra giocatori, il “Betting exchange”. Ai tecnici di via XX settembre e dei Monopoli di Stato spetterà ora il compito di apportare le piccole correzioni al testo suggerite dai giudici di Palazzo Spada, che chiedono tra l’altro una migliore specificazione delle norme a tutela dei minori e una formulazione più chiara degli articoli che riguardano gli strumenti di autolimitazione e autoesclusione da parte del giocatore, oltre ad una maggiore chiarezza delle disposizioni che regolano revoca e decadenza della concessione rilasciata dai Monopoli di Stato.

Aprirà quindi anche in Italia la “Borsa delle scommesse” online, che consentirà tra qualche mese ai giocatori italiani di scegliere se recitare la parte “classica” del puntatore o quella del bookmaker, accettando puntate da altri scommettitori iscritti alla piattaforma telematica autorizzata.

Il decreto del ministro dell’Economia, riferisce Agipronews, già licenziato qualche mese fa dalla Commissione Europea, entro qualche settimana – dopo le correzioni richieste dal Consiglio di Stato – sarà firmato da Vittorio Grilli, poi andrà alla Corte dei Conti per la registrazione e, infine, in Gazzetta Ufficiale.

Il “via” al nuovo gioco, se non ci saranno ulteriori ostacoli, è fissato attorno alla metà del prossimo anno. Saranno ammesse solo puntate singole e soltanto sullo sport (niente ippica dunque), scommessa minima fissata a 50 centesimi, multipli di gioco dello stesso importo e vincita massima fino a 10 mila euro. Gli operatori potranno trattenere una commissione massima del 10% (in realtà sarà del 5%) delle somme vinte dagli utenti: sulla provvigione stessa sarà calcolato il 20% dell’imposta.

Il meccanismo del “Betting exchange” è quello classico della scommessa, con la differenza sostanziale che a misurarsi saranno gli utenti, che utilizzeranno per i propri movimenti i fondi depositati sul proprio conto di gioco: per essere considerate valide, le scommesse – inserite dai Monopoli nel palinsesto ufficiale – dovranno essere abbinate tra chi “punta” e chi “banca”. L’interazione virtuale avviene, secondo il regolamento, unicamente tramite la mediazione del concessionario di gioco e dopo il necessario passaggio tecnico a Sogei.  Non sarà possibile in ogni caso comporre scommesse in cui la vincita potenziale sia superiore a 10 mila euro.

Il nuovo business non convince però i bookmaker italiani che, come già è avvenuto in Inghilterra, temono una riduzione drastica del business – il “Betting Exchange” ha drenato il 15-20% del mercato delle scommesse online ai grandi bookmaker tradizionali – sottolineando che le piattaforme vanno tassate come un operatore di scommesse “classico” e che la borsa del betting favorisce combine e tranelli, specialmente nell’ippica. L’Italia, per evitare rischi, ha escluso l’ippica dal business ma questo non basta ai bookmaker leader del settore in Italia.

In una durissima missiva inviata qualche settimana fa al direttore dei Monopoli, Luigi Magistro, gli operatori aderenti a Confindustria Sistema Gioco Italia denunciano che “il Betting  Exchange può aumentare il rischio di corruzione nello sport e di riciclaggio del denaro: il concessionario italiano disporrebbe di dati parziali per la verifica di operazioni sospette, rendendo difficoltose le attività di prevenzione e segnalazione. Il modello proposto dal decreto esclude poi la partecipazione al gioco da parte di società ma, poiché è prevista la liquidità internazionale, l’elusione del divieto da parte di soggetti esteri sarà resa più agevole con notevoli ripercussioni sull’ordine pubblico. Viene poi conferita la possibilità ai giocatore di “bancare”, fin qui affidata esclusivamente ai concessionari di gioco”.

I dubbi si estendono poi all’aspetto fiscale: “Il diverso sistema di tassazione è molto più vantaggioso rispetto a quello delle scommesse online – lo 0,6% contro il 3% del gioco tradizionale – e rende questo prodotto più appetibile rispetto a quello tradizionale. E anche la posta di gioco (50 centesimi) è più bassa rispetto a quanto previsto per le scommesse (2 euro, ndr)”. Per questo, sottolineano gli operatori, le criticità andrebbero almeno verificate attraverso un periodo di sperimentazione che preveda in ogni caso solo una liquidità nazionale.

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