Nei piani di Moretti l’Alta Velocità SpA

Trenitalia_sliderContinua l’emorragia di personale e di dirigenti del gruppo. Una business unit per le Frecce di Trenitalia


ROMA – Mentre non si è ancora spenta l’eco dell’invasione pubblicitaria di campo da parte di Alitalia, che nelle stazioni ferroviarie di Roma e Milano ha distribuito ai passeggeri Freccia Rossa coupon tricolori e un buono con lo sconto del 20% sulla tratta aerea Roma-Milano, l’amministratore delegato di Fs sembra concentrato su alcune scelte strategiche di fondo che potrebbero vedere la luce già prima della fine di questa legislatura.

Più infatti che vendicarsi dell’oltraggio consumato da Ragnetti, ad di Alitalia, nei suoi confronti, Moretti si mostra sicuro delle capacità competitive del treno veloce nei confronti dell’aereo e quindi pensa ad altro. Pensa innanzitutto a sfoltire i costi del personale del gruppo, ancora, secondo lui, troppo alti. Dai circa 80 mila dipendenti attuali si è concordato con i sindacati di scendere progressivamente fino a 67 mila unità.

Ma la novità è che anche i dirigenti questa volta verranno sensibilmente tagliati. Dai circa 750 dirigenti di oggi si dovrà scendere rapidamente sotto quota 700, mediante o un esodo ben remunerato oppure il downgrade, piuttosto umiliante, dalla funzione direttiva a quella di semplice quadro. Da quanto se ne sa, pare che la maggioranza dei dirigenti finiti sinora sotto la tagliola abbia scelto, obtorto collo, la degradazione piuttosto che il licenziamento.

C’è però un’altra questione che sta particolarmente a cuore a Moretti e riguarda l’Alta Velocità, cioè il “gioiellino” di famiglia. Per razionalizzare le strategie e l’organizzazione di questo prezioso asset, Moretti vorrebbe creare, nell’ambito dei servizi “a mercato” di Trenitalia trasformata in holding, una Business Unit finalizzata a questo specifico settore, con l’obiettivo finale di farne una società autonoma da quotare in Borsa.

Chiaramente si tratta di un proposito a forte valenza politica che quindi dovrebbe ricevere l’imprimatur pregiudiziale del governo. Se per esempio se ne parlasse oggi, i pareri all’interno del governo Monti non sarebbero unanimi. Stando ai rumors dei soliti bene informati, ci si dividerebbe infatti tra i fautori dello spacchettamento di Trenitalia (Catricalà & C.) e i sostenitori dell’integrazione alla tedesca (Passera & C.).

In questo percorso che in un certo senso completa il processo di societarizzazione del gruppo Fs, le due altre unità di business sarebbero la cargo e il trasporto passeggeri regionale, anch’esso aperto alla concorrenza nelle gare pubbliche che le diverse Regioni hanno già avviato o si apprestano a fare. Per prepararsi al meglio per quest’appuntamento Trenitalia ha appena aggiudicato ai francesi della Alstom Ferroviaria SpA, prima in graduatoria, la fornitura di 70 elettrotreni monopiano, con opzione per altri 20 convogli. La produzione di suddetti treni avverrà esclusivamente in Italia, nei tre siti di eccellenza della Alstom Ferroviaria a Savigliano (Cuneo), Sesto San Giovanni e Bologna, con il coinvolgimento delle circa 2100 risorse operanti nei tre stabilimenti, oltre a quelle attive nell’indotto.

L’affidamento di questa nuova fornitura costituisce una tranche dei circa 3 miliardi di euro di investimenti delle Ferrovie dello Stato dedicati al trasporto regionale e arriva dopo gli 1,5 miliardi già investiti dal 2009 per l’acquisto di 350 carrozze a doppio piano e 150 locomotive, oltre che per la ristrutturazione di altre migliaia di carrozze.

Non sono state invece aggiudicate le altre due forniture per 20 treni ad alta frequentazione e 40 treni diesel (per entrambi con opzione per ulteriori 20 convogli) in quanto le offerte presentate non rispondevano, per costi e tempi, alle esigenze e agli impegni sottoscritti nei contratti di servizio fra Trenitalia e le Regioni.

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