Al Maxxi la vicenda italiana di Le Corbusier

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Fino al 17 febbraio la mostra dedicata alla complessa formazione del maestro del Novecento


Architetto, scultore, pittore, geniale pensatore del suo tempo, creatore di un’architettura tagliata sui bisogni sociali, uno dei padri della moderna urbanistica e maestro del Movimento Moderno: è Charles-Edouard Jeanneret-Gris meglio noto come Le Corbusier. A lui il Maxxi dedica la mostra L’Italia di Le Corbusier da domani fino al 17 febbraio.

Seguendo un filo cronologico e tematico al tempo stesso, attraverso 320 documenti originali e 300 fotografie, l’esposizione presenta i significati e i ruoli dell’Italia nella formazione artistica e nella concezione architettonica di Le Corbusier ripercorrendo il mutare dei punti di vista e degli interessi con i quali l’artista guarda alla cultura italiana nel corso della sua vita: dai primi viaggi agli inizi del Novecento ai progetti, mai realizzati, per il Centro Calcolo Olivetti di Rho e per l’Ospedale di Venezia degli anni Sessanta.

Il progetto espositivo prende le mosse dai quattro successivi viaggi nel nostro paese che Le Corbusier compie negli anni tra il 1907 e il 1923, cercando di comprendere dapprima la fisionomia delle grandi culture artistiche – dal tardo-antico al Rinascimento – e poi lo spirito costruttivo della civiltà romana.

Sarà poi illustrata la ricerca urbanistica compiuta negli anni Trenta da Le Corbusier e i relativi tentativi di attuare le proprie idee sulla città contemporanea cercando di ottenere da Mussolini, quale autorità attiva nella fondazione di nuove città, un incarico in Italia. Alla ricerca spasmodica di un committente sono ascrivibili anche i contatti con la Fiat e con Adriano Olivetti, espressioni di una realtà industriale in crescita e di grande modernità.

Sarà dedicata particolare attenzione anche alla figura di Le Corbusier pittore, all’esperienza della rivista L’Esprit Nouveau, che egli dirige insieme al pittore purista Amedeé Ozenfant tra il 1920 e il 1925, ai rapporti con le riviste italiane e alla querelle tra purismo e metafisica. Questi temi saranno occasione per mostrare l’opera pittorica di Le Corbusier negli anni del Purismo accanto a quadri di Carlo Carrà, Giorgio Morandi e Gino Severini.

Nel secondo dopoguerra il maestro, di fama ormai internazionale, tornerà più volte in Italia: a Bergamo in occasione del VII CIAM (1949), a Milano invitato dalla Triennale al convegno De Divina et Humana Proportione, (1951) a Venezia alla conferenza Internazionale degli Artisti e alla scuola estiva dei CIAM (1952), a Torino (1961), a Firenze dove nel 1963 è allestita la prima grande esposizione italiana dedicata all’opera corbusiana.

Saranno infine presentate le occasioni progettuali più concrete che hanno coinvolto Le Corbusier in Italia nel secondo dopoguerra ossia i progetti per il Nuovo Ospedale di Venezia e per il Centro Calcolo Olivetti a Rho, entrambi non realizzati anche a causa della scomparsa dell’architetto nel 1965. Questi rappresentano importanti testimonianze della poetica architettonica degli ultimi anni della carriera lecorbusieriana, rese quanto mai vive dai disegni e dai modelli originali.

Un ricchissimo apparato fotografico accompagna ciascuna sezione della mostra offrendo una lettura integrata di un Le Corbusier “dietro” Le Corbusier, ossia dell’uomo alle spalle di ogni sua manifestazione artistica o architettonica.

Dopo la crisi e il commissariamento, il Museo delle arti del XXI secolo, il primo museo statale italiano dedicato al contemporaneo, apre dunque la stagione autunnale con un programma di grandi mostre in grado di riportare – almeno sulla carta – molti visitatori negli spazi ideati dall’archistar Zaha Hadid.

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