“Rottamazione silenziosa”, 77 vescovi dimissionati

Vescovi_sliderPoche le “ragioni di salute”, molte invece le motivazioni per scandali o condotte illecite. I casi di Orvieto e di Trapani

 

ROMA – Poche settimane prima di essere eletto Papa, nelle meditazioni per l’ultima “Via Crucis” del pontificato wojtyliano, Joseph Raztinger denunciò la “troppa sporcizia” che c’era nella Chiesa cattolica. In coerenza con quella denuncia, una volta salito sul trono di Pietro, le dimissioni obbligate dei vescovi si sono moltiplicate. Secondo un calcolo del sito specialzzato Vatican Insider, che titola sulla “rottamazione silenziosa” in corso, da aprile 2005 ad oggi hanno lasciato “per ragioni di salute o grave impedimento” ben 77 vescovi, una media di uno ogni 36 giorni.

Rispetto al numero totale dei dimissionati, secondo il sito è una minoranza quella dei vescovi che hanno lasciato per malattia, come nei casi degli italiani Karl Golser, di Bolzano-Bressanone, che ha lasciato l’anno scorso, e Filippo Strofaldi di Ischia, dimessosi in luglio dopo aver subito due trapianti. “Il resto dei presuli si è dimesso – scrive Vaticaninsider – o per una cattiva amministrazione economica, o per problemi di natura sessuale, oppure per difficoltà dottrinali e aperta ribellione verso il Papa”.
Per alcuni scandali pubblici, la Congregazione per i Vescovi della Santa Sede ha concesso uscite di scena velocissime, come nel caso dell’ argentino Fernando Maria Bargallo’ (della diocesi di Merlo-Moreno), ripreso lo scorso giugno mentre faceva le vacanze con un’amante, o del cileno Marco Antonio Ordenes Fernández, vescovo di Iquique, sotto inchiesta per abusi.

Benedetto XVI ha sanzionato duramente gli abusi contro i minori, ma anche le condotte ambigue di vescovi che avevano figli o atteggiamenti morali sospetti. Per questi motivi hanno lasciato il loro posto i centroafricani Paulin Pomodino, di Bangui, e Francois-Xavier Yombandje, di Bossangoa; l’uruguaiano vescovo di Minas, Francisco Domingo Barbosa Da Silveira; il prelato territoriale di Trondheim, Norvegia, Georg Muller; l’indiano di Cochin, John Thattumkal; il canadese di Antigonish, Raymond Lahey; il belga di Bruge, Roger Vangheluwe (che aveva violentato suo nipote); il messicano e vicario apostolico di San Jose’ del Amazonas, Alberto Campos Hernandez, e il vescovo ausiliare di Los Angeles, Gabino Zavala.

In diversi paesi (sopratutto in Irlanda, Stati Uniti e Australia) la cattiva gestione della crisi degli abusi sessuali ha interrotto bruscamente altre numerose carriere ecclesiastiche. Mentre anche in Italia si sono registrati diversi episodi di cattiva amministrazione delle diocesi (a casa il vescovo di Orvieto-Todi Giovanni Scanavino e quello di Trapani, Francesco Miccichè, in lite con l’economo per un rilevante ammanco), anche se il caso più clamoroso ha riguardato la diocesi di Pola, in Croazia, dove è stato rimosso il vescovo Ivan Milovan, che si era ribellato a una decisione della Santa Sede relativa ad un lascito destinato all’abbazia di Praglia.

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