Casa, amara casa di Montecarlo

Fini_Tulliani_sliderIn mano alla magistratura le carte sulla vera storia degli affari immobiliari dei fratelli Tulliani

 

ROMA – Allora era tutto vero quello che si era detto e scritto sulla casa di Montecarlo venduta ad un prezzo stracciato da An al cognato di Fini attraverso un giro tortuoso di faccendieri e di paradisi fiscali! Certo ci vuole una bella faccia tosta e tanta fantasia truffaldina per nascondere un affaire così impresentabile! A scoprire la fondatezza di quei sospetti sono oggi i nostri abili colleghi del Il Fatto Quotidiano e de L’Espresso che hanno ricostruito attraverso le carte degli investigatori e gli atti della magistratura il labirinto in cui era stato nascosto il “corpo del reato”.

Ricominciamo allora dall’inizio. Tutto comincia dall’inchiesta dei pm milanesi Roberto Pellicano e Mauro Clerici che indagano su un mega prestito della Banca Popolare di Milano, guidata da Massimo Ponzellini, alla principale impresa di slot machines, la Bplus, ex Atlantis, di Francesco Corallo (lui latitante e Ponzellini arrestato). Quando i finanzieri perquisiscono la sua sontuosa casa in Piazza di Spagna prima Corallo tenta di opporsi “millantando l’inesistente status di agente diplomatico di Dominica presso la Fao”, poi interviene il deputato del Pdl (ex An), Amedeo Labboccetta, che strappa letteralmente dalle mani degli agenti un computer rivendicandone la proprietà. Quel computer verrà riconsegnato alla GdF solo dopo averne cancellato la memoria, proprio nei giorni in cui la Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera stava dando il via libera alla richiesta dei pm milanesi di essere autorizzati a sequestrare il pc.

Ma nel corso di quella perquisizione vengono trovate le copie dei passaporti di Giancarlo Tulliani e della sorella Elisabetta, nonché una dichiarazione nella quale il cognato di Fini attesta a una banca che è lui il possessore beneficiario al 100 per cento di una società di Saint Lucia, la Jayden Holding Ltd, che svolge attività immobiliare. Quegli stessi documenti vengono inviati via fax da Corallo tra il 13 marzo e il 19 giugno 2008 al suo factotum a Montecarlo, James Walfenzao. Passa meno di un mese e l’11 luglio 2008 un’altra società, la Printemps, rappresentata dallo stesso Walfenzao, compra da Alleanza Nazionale a un prezzo di favore la casa di Montecarlo.

Nel maldestro tentativo di nascondere le tracce dell’impostura, la Jayden Holding Ltd, appena scoppia lo scandalo Fini-Montecarlo, viene messa in liquidazione il 27 maggio 2011. E chi è il liquidatore, anzi la liquidatrice? Una certa Cathy Walfenzao che, per combinazione, porta lo stesso cognome e divide lo stesso studio monegasco con il (presunto) fratello James.

Fin qui i fatti, definitivamente accertati. Ora le conseguenze, giudiziarie se si riscontreranno ipotesi di reato, comunque politiche a cui il Presidente della Camera difficilmente potrà ancora sottrarsi.

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