Almaviva, nuovo accordo con i sindacati sulla Cigs

Call_centerCassa integrazione di un anno per riorganizzazione aziendale e non per cessione attività per i 632 addetti

 

ROMA – Nuovo accordo sulla cassa fra vertici di Almaviva e Cgil-Slc, Fistle Cisl, Uilcom Uil e Ugl Telecomunicazioni sul futuro della sede di via Lamaro a Roma, dove lavorano 632 dipendenti del call center. No alla Cigs per cessione delle attività, come ventilato quest’estate dall’azienda, ma Cigs per riorganizzazione aziendale, che garantisce ossigeno ai lavoratori e un anno di tempo per decidere le sorti del call center romano. Questa l’ipotesi di accordo sottoscritto martedì fra l’azienda e i sindacati, come riporta Il Corriere delle Comunicazioni, e che sarà sottoposta a referendum dei lavoratori lunedì prossimo per poi sbarcare, in caso di via libera, alla Regione Lazio.

La bozza di intesa prevede la cassa integrazione a zero ore per tutti gli addetti fino al 19 novembre e in seguito a rotazione, formazione e riqualificazione professionale per tutti i dipendenti, allo scopo di aumentare la produttività.

A fine settembre c’era stata la rottura delle trattative. Durante la riunione l’azienda aveva avanzato una proposta alternativa che prevedeva “permanenza delle principali commesse sulla sede di via Lamaro, rinnovo del contratto di affitto di un anno e opzione per ulteriori due anni, cassa integrazione straordinaria per 12 mesi a rotazione al 50% e percorsi di formazione da effettuare nel periodo di Cigs”. La proposta, però, non fu accettata dai sindacati perché legata al controllo a distanza.

A detta della stessa azienda il sito romano perde 4,5 milioni di euro l’anno. Nel comunicato diffuso al termine della riunione di ieri, il gruppo ha ribadito di aver mandato i lavoratori in Cigs perché “le commesse non ripagano neanche i costi diretti del lavoro di via Lamaro”, insistendo sulla “bassa produttività, bassa qualità e assenteismo” degli operatori di questa sede.

Almaviva continua a respingere al mittente come “strumentali” le accuse di voler spostare commesse al Sud per ottenere incentivi pubblici e ricorda di essere “l’unica realtà italiana che a livello di statuto si è imposta il divieto di delocalizzare e ha conseguentemente interrotto ogni attività in lingua italiana fuori dal territorio nazionale”.

In ogni caso Almaviva Contact continua a dirsi pronta a rinunciare a qualunque contributo o agevolazione che dovesse derivare dal trasferimento delle commesse presso altri siti produttivi.

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