Ciclone Borgogni “desertifica” Finmeccanica

Scajola_Claudio_sliderAvviso di garanzia all’ex ministro Scajola per forniture militari al Brasile. Arrestato l’ex direttore commerciale Pozzessere

 

 

ROMA – Dopo l’India il Brasile, dopo il Brasile Panama. L’inchiesta, anzi le inchieste della Procura di Napoli sulla Finmeccanica, coordinate dal procuratore aggiunto Francesco Greco e condotte dai pm Vincenzo Piscitelli ed Henry John Woodcock, si allargano a macchia d’olio e colpiscono sempre più in alto. Dai mediatori internazionali si è passati ai piani alti del management e da questi al vertice ultimo delle scelte strategiche del gruppo a partecipazione pubblica.

Con l’avviso di garanzia infatti al ministro dello Sviluppo economico dell’epoca, Claudio Scajola, la catena di comando dei programmi di internazionalizzazione di Finmeccanica è completa. Con lui risulta indagato anche il suo (presunto) portavoce Nicolucci e arrestato l’ex direttore commerciale di Finmeccanica Paolo Pozzessere con l’accusa di corruzione internazionale nell’ambito dell’inchiesta su forniture all’estero da parte del gruppo. Il gip Dario Gallo, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, parla di “preoccupante ricorso da parte di Finmeccanica e società collegate a pratiche corruttive per l’acquisizione delle commesse di governi stranieri”.

“Ho appreso adesso di questo avviso di garanzia – replica Scajola – ribadisco che nell’ambito delle competenze di ministro dello sviluppo economico ho girato il mondo sempre nel rispetto delle leggi e delle regole e ho sempre svolto questi compiti alla luce del sole e in incontri ufficiali. Non ho mai avuto incontri privati. Mi pare strambo che in questo momento un’attività di ministro di cui sono orgoglioso possa essere vista come qualcosa di losco. Non ho alcun portavoce che si chiama Nicolucci, conosco un deputato, ma non ho mai avuto un portavoce con questo nome”, conclude.

Per un ramo specifico dell’ inchiesta si tratterebbe di forniture di elicotteri e armamenti allo Stato di Panama. In particolare, a finire nel mirino dei magistrati sarebbero le forniture effettuate da tre società del gruppo, l’AgustaWestland, la Selex e Telespazio, al governo di Panama, nell’ ambito di accordi stipulati con lo Stato italiano. Nella ricostruzione dei giudici italiani, la società panamense Agafia sa, destinataria contrattualmente dei corrispettivi di intermediazione per il ruolo svolto nell’interesse delle società fornitrici, era “di fatto e occultamente” riconducibile ad un uomo politico panamense e interposta nelle forniture attraverso l’attività di Valter Lavitola in precedenza nominato consulente del gruppo Finmeccanica.

Per non farsi mancare nulla, anche i negoziati per la vendita al Brasile delle famose navi fregate, di cui si era favoleggiato ai tempi della visita del presidente Berlusconi in Sud America, risulterebbero inquinati. Per questo sono in corso perquisizioni presso l’abitazione di Paolo Graziano, presidente degli industriali napoletani, indagato nella qualità di amministratore delegato della società Magnaghi, nonché presso la sede napoletana di Confindustria.

Dopo le notizie di stamattina qualche buontempone azzarda un parallelo analogico tra il terremoto che sta scuotendo dalle fondamenta Finmeccanica e quello, ben più tragico, che distrusse L’Aquila quattro anni fa e per il quale ieri sono stati condannati a sei anni di carcere i sette membri della Commissione grandi rischi per omicidio colposo a causa di “avvertimenti insufficienti” alla popolazione. Nell’un caso e nell’altro, ci si domanda, quale funzionario (onesto) oserà più vendere un elicottero o un carro armato ad uno Stato straniero, così come chi non ordinerà l’immediata evacuazione di una città al primo sciame sismico? Il rischio di un processo di deresponsabilizzazione generale potrebbe essere paradossalmente uno degli effetti collaterali di un’azione giudiziaria ardita.

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