Isvap-Fondiaria Sai, un intreccio tutto da sciogliere

Giannini_Giancarlo_sliderLa magistratura ultima spiaggia di legalità. Saltati tutti i livelli intermedi di controllo. Giannini inquisito


ROMA – Tutti d’accordo, il meccanismo fisiologico di mobilità politica, economica e sociale nel nostro Paese si è completamente bloccato. Saltate le dinamiche interne ai diversi corpi sociali, cancellate le regole, percorsi di crescita e di selezione stravolti, consuetudini e comportamenti all’insegna dell’happening più sfrenato. Sul podio è rimasto un solo direttore d’orchestra, il magistrato.

Nei primi anni ’90 si disse che il ricambio politico era avvenuto per via giudiziaria e che la seconda Repubblica era stata tenuta a battesimo dal pool di mani pulite. Oggi il ruolo della magistratura è divenuto, se possibile, ancor più pervasivo, secondo alcuni addirittura egemone, secondo altri comunque oltre il suo perimetro costituzionale.

E ciò è avvenuto non certo per sua smania di supplenza o di onnipotenza, bensì per il carico di responsabilità che la società stessa gli ha di fatto trasferito. Volete qualche esempio? Prendete la Finmeccanica: il gruppo dirigente apicale sembra coinvolto in ogni genere di reato. C’è l’auditing interno o l’intervento dell’azionista che in tutti questi anni abbiano tentato di stroncare il fenomeno? Niente, si è aspettato solo l’intervento del procuratore della Repubblica. L’organo interno di un soggetto privato, qual è un partito politico, stabilisce una procedura di selezione dei candidati per le elezioni? Chi dissente non accetta il confronto, il metodo democratico, ma salta tutti i passaggi e si rivolge all’Authority della privacy per far annullare la decisione. I consiglieri regionali fanno strame del denaro pubblico? Non c’è organo di controllo interno o esterno che denunci il malaffare fino a che non scattano le manette. E ancora, Gavio e Salini si battono tra loro per conquistare il primo gruppo italiano delle costruzioni? Si vota in cda, ma chi perde ha già in tasca la denuncia alla magistratura.

Dice bene il vice presidente del Csm, Michele Vietti: “C’è una stravagante contraddizione: si accusano i magistrati di interferenze, protagonismo, invasioni di campo; ma la politica scarica spesso sui magistrati la soluzioni di problemi che non riesce a risolvere. Se c’è una criticità socio-economica, cosa fa il legislatore? Introduce un nuovo reato, che vuol dire consegnare  all’iniziativa discrezionale del pm la gestione delle indagini su quel reato, salvo poi lamentarsi dell’eccesso di potere della magistratura, soprattutto quella inquirente”.

Ma, ahinoi, l’andazzo non cambia e continuando a discutere di irresponsabilità e di paralisi sociale non si cava un ragno dal buco. Prendete l’ultimo caso esemplare, quello di un controllore inquisito per omissione di controllo! Sembra un ossimoro, ma è la storia vera di Giancarlo Giannini, il demiurgo delle assicurazioni italiane, il supremo regolatore del sistema in veste di presidente dell’Istituto di vigilanza sule assicurazioni, Isvap.

A chiamarlo a rispondere del suo operato non è stato il Parlamento, che pure lo ha ascoltato più volte, né il ministro vigilante per lo sviluppo economico. Anche questa volta sono stati i pm torinesi a mandare la Guardia di Finanza a perquisire l’ufficio e la casa di Giannini con la pesante accusa di omessa vigilanza e concorso in falso in bilancio in merito alla nota vicenda Fondiaria Sai. I magistrati sostengono, tra l’altro,  che gli inadempimenti, i ritardi e le collusioni dell’organo di controllo “hanno finito per consentire a Fondiaria Sai di esporre nei bilanci e, più in generale, nelle comunicazioni sociali, fatti materiali non rispondenti al vero”.

Come quello del risarcimento dei sinistri che la società di Ligresti faceva regolarmente: si pagava un acconto sulla richiesta del danneggiato e con questo la pratica veniva considerata chiusa e la corrispondente “riserva tecnica” della compagnia ridotta. Salvo riaprire successivamente la pratica come contenzioso giudiziario, senza però accantonare le riserve per rischi legali, riducendo così fraudolentemente i costi della società.

L’Isvap sapeva, Giannini sapeva? Sicuramente sì e tanti occhi sono stati chiusi. Si potrebbe dunque applicare all’Isvap quella regola che la giurisprudenza ormai ha sancito per la Consob, cioè che l’Autorità è responsabile per omessa vigilanza sulle operazioni che deve controllare. Se così fosse, sulla testa dell’Isvap e di Giannini potrebbe piombare prima o poi la tegola di una class action.

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