Ragosa a capo dell’Agenzia digitale

Agenzia_digitale_slider_bisOltre 250 curricula esaminati per arrivare ad una nomina che non scontenti nessuno. Il profilo di Ragosa

 

ROMA – Agostino Ragosa è il nuovo direttore dell’Agenzia per l’Italia digitale. La nomina è stata emanata dal Consiglio dei ministri di ieri. “La sua nomina – si legge nella nota di Palazzo Chigi – è frutto di una valutazione collegiale, a cui si è giunti attraverso una procedura innovativa e aperta. Per l’individuazione della figura professionalmente più adatta, sui principali siti dei Ministeri competenti è stato infatti pubblicato per 15 giorni un apposito avviso, al quale hanno risposto oltre 200 candidati”.

Il Consiglio dei ministri era convocato per le 16 di ieri. All’ordine del giorno ci sono un decreto legge in materia di Provincie e di città metropolitane e un disegno di legge delega al governo per le infrastrutture, i trasporti e il territorio. Fine, poi la solita postilla “varie ed eventuali”.

Me è proprio su questa che si appuntano le speranze della nomina del nuovo direttore dell’Agenzia digitale. Così, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto Crescita 2.0, contenente i provvedimenti per l’Agenda digitale, pare in dirittura d’arrivo anche la nomina del direttore che avrà il compito di attuarla.

Non è ormai più un mistero che il candidato più gettonato è Agostino Ragosa, ingegnere, ex Chief information officer di Poste Italiane. Sessantaduenne, salernitano, prima di approdare alle Poste Ragosa è stato per dieci anni in Telecom Italia, dai servizi retail fino alla direzione della società Learning Services, finita tra le polemiche. Consigliere di amministrazione in Telespazio, Telesoft, Atesia, è stato anche direttore operativo in Italcable.

Alle Poste fu sua la scelta ardita, ma innovativa, di portare l’architettura informatica di Poste su su Internet, appoggiandosi interamente a Telecom e Ibm. Ma quella scelta alla lunga non si rivelò particolarmente felice, tant’è che dopo i blackout di tutti i servizi postali nel 2011 – due giorni in cui negli uffici non si potevano nemmeno pagare le pensioni, a cui seguì uno “sciame” di disfunzioni – Ragosa fu “promosso” da responsabile dell’information technology di tutto il gruppo a responsabile dei progetti speciali di Poste italiane.

Se oggi la sua nomina fosse confermata, si capirebbero forse meglio le motivazioni che l’hanno determinata, al termine di una “competizione” che ha infuocato le ultime settimane. Secondo le più attendibili ricostruzioni, dopo aver cercato invano una donna con profilo internazionale e forti competenze manageriali, i veti incrociati tra Passera e Profumo avevano riaperto la caccia al direttore. Tra i 260 curricula scrutinati, quelli che sembravano avere i numeri per farcela erano Salvo Mizzi di Telecom Italia e Stefano Parisi di Confindustria Digitale.

Poi invece è uscito all’ultimo momento il nome di Ragosa che, secondo le male lingue, avrebbe messo tutti d’accordo su un’ipotesi al ribasso. Dice al riguardo Linda Lanzillotta che di questa materia se ne intende: “Io non giudico le persone. Ho criticato però fin dall’inizio l’idea di cercare il direttore tra i manager informatici del nostro paese. Quel ruolo implica la capacità di relazionarsi con l’amministrazione ad alti livelli e presuppone anche una vision politica”.

E invece Ragosa è un tecnico. La sua scelta potrebbe essere interpretata come il sigillo definitivo alla scelta del Mise di avere nell’agenzia un organo di riferimento senza alcuna influenza sui ministri competenti per l’agenda digitale. “Che non dia fastidio all’Agcom, non tocchi il tema delle frequenze e del copyright e sulla rete lasci fare ai vecchi monopolisti”, afferma con una punta di acredine l’ex Agcom Nicola D’Angelo.

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