Usura, 55 clan mafiosi coinvolti

don-ciottiA Roma tassi 1.500%. Colpa della stretta creditizia e della crisi. Don Ciotti: “Serve impegno politico per la lotta”

 

ROMA – La crisi economica in atto, ma anche le politiche economiche troppo rigide, stanno provocando una vera e propria emergenza usura nel nostro paese. La denuncia viene oggi dall’associazione Libera di don Ciotti che ha presentato a Roma il dossier ‘Usura – il Bot delle mafie. Fotografia di un Paese strozzato’, dal quale emerge che ben 55 clan mafiosi fanno affari attraversa questa odiosa forma di sfruttamento, così come testimoniato dalla stessa Relazione antimafia e dalle inchieste giudiziarie in corso.

Una tragica realtà che vede i tassi usurai cambiare da regione a regione con picchi del 240% annui in Puglia, del 257% in Calabria, del 400% a Firenze, addirittura del 1075% ad Aprilia, nel basso Lazio: anche perché, avvertono gli autori della ricerca, quella gestita dalle mafie è un’usura “che si mostra stabile nelle grandi metropoli” ma “che negli ultimi anni penetra velocemente e in silenzio nelle ricche città di provincia”.

Altro fenomeno in ascesa, quello della decolalizzazione: camorra, cosa nostra e ‘ndrangheta, sono sempre più presenti al di fuori delle aree tradizionali. E i tassi di interesse annui applicati oscillano tra il 150% di Milano e Modena e il quasi 1.500% di Roma.

Che il fenomeno sia di “entità preoccupante” lo confermano anche i dati provenienti dalle informazioni della Banca d’Italia di operazioni sospette di riciclaggio: secondo la Guardia di finanza, a fronte delle oltre 18mila segnalazioni per le quali nel periodo 2010-2011 si è completato l’approfondimento investigativo, 8.365 (circa il 46%) sono confluite in procedimenti penali aperti presso varie procure per riciclaggio e reimpiego di proventi criminali, usura, abusivismo finanziario. Un giro d’affari “talmente enorme – si legge ancora nel rapporto – che quantificarlo con esattezza è pressoché impossibile, perché ciò di cui si parla è solo la punta dell’iceberg”.

E’ il Gotha della criminalità organizzata quello attivo su questo versante: dai Casalesi al clan D’ Alessandro, dai Cordi’ ai Casamonica, dai Cosco all’ndrina dei de Stefano, dal clan Terracciano ai Fasciani, dai Mancuso ai Parisi, dai Mangialupi al clan della Stidda.

Ed è sempre più evidente che “i clan hanno fatto di questa attività un ramo fondamentale della loro impresa, avendo la possibilità di riciclare gli immensi profitti del traffico di droga o del giro delle scommesse e penetrando a fondo nel tessuto dell’ economia legale”: nel loro mirino, aziende e attività commerciali che in tempi di crisi hanno bisogno di accedere rapidamente a denaro “fresco” ma che, una volta entrate nel giro usuraio, finiscono sempre più spesso con l’essere “spossessate” dal mafioso di turno.

Un vero e proprio grido d’allarme, alla presenza del sottosegretario all’Interno Carlo De Stefano e dal nuovo commissario antiusura Elisabetta Belgiorno, è stato lanciato da don Luigi Ciotti che ha chiamato in causa anche il problema delle banche e dei sempre più difficili crediti che queste concedono. ”Si sta ormai creando – è il pensiero del sacerdote antimafia – un vero e proprio circolo vizioso nel quale le mafie si arricchiscono e le aziende vengono strozzate. La stretta creditizia sta consegnando – ha poi detto don Ciotti – la piccola e media impresa nelle mani delle mafie e bisogna denunciare anche la collusione di professionisti senza scrupoli che gonfiano una nebulosa di affaristi”. Da qui l’invito alla politica a fare la propria parte in una ”situazione difficile nella quale – ha continuato il sacerdote – occorre, oltre al rigore, proporre anche politiche di speranza”.

“Sui siti delle varie formazioni politiche – ha sottolineato ancora – leggo poco di lotta alla illegalità, alla corruzione, alle varie forme di violenza. E ci sono leggi che escono mortificate da mediazioni verso il basso, da compromessi, da ‘sconti’ pensati per qualcuno, laddove la domanda che invece tutti ci dovremmo porre è perché da noi si continua a parlare da oltre 400 anni di camorra, da oltre 200 di mafia, da oltre 100 di ‘ndrangheta” .

“Pizzo e usura – ha ricordato il sottosegretario all’Interno, Carlo De Stefano – sono in fondo la stessa cosa, perché dietro quasi sempre ci sono grandi organizzazioni criminali: aderire alle loro richieste significa rinunciare alla propria libertà, sottoporsi ad una tirannia economica dalla quale è poi difficilissimo affrancarsi”.

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