Otto Regioni contro il decreto Salva Italia

Consulta_sliderLa Corte Costituzionale discuterà il ricorso di alcune Regioni, tra cui il Lazio, contro la legge 214 del 2011 sulla riduzione dei costi di funzionamento delle Province

 

ROMA – L’appuntamento è per domani quando la Corte Costituzionale si riunirà per esaminare il ricorso di otto Regioni contro il cosiddetto “decreto Salva Italia” che il governo Monti approvò appena insediato il 22 dicembre dell’anno scorso. Martedì infatti si terrà la prima udienza della Corte dopo che Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Campania, Molise e Sardegna hanno fatto ricorso per vizio di incostituzionalità della legge n.214/11 sulle “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici – Riduzione dei costi di funzionamento delle Province”.

I ricorsi presentati alla Corte sottolineano innanzitutto che la norma è incostituzionale perché il testo degli articoli 5, 114 e 118 della Costituzione non consente al legislatore ordinario di modificare la natura degli enti costitutivi della Repubblica, quali enti del governo territoriale rappresentativi delle rispettive comunità e tra essi equiparati quanto a natura e struttura. Secondo i ricorrenti, insomma, il Governo Monti ha scelto di intervenire sulla Costituzione con norme ordinamentali che non possono essere inserite in un decreto legge che ha l’obiettivo di salvaguardare le finanze pubbliche. Tanto più – sostengono – che non producono risparmi di spesa.

Sul piano dibattimentale, la Regione Lazio in particolare sarà rappresentata dall’avv. Piero D’Amelio, la Provincia di Latina dall’avv. Nadia Scugugia, Viterbo da Maria Teresa Stringola e l’Unione delle provincie italiane (Upi) da Vincenzo Cerulli Irelli, Stelio Mangiameli e Ida Nicotra. Per l’Avvocatura dello Stato ci sarà, ad adiuvandum, l’avv. Maria Teresa Scaramucci.

La decisione dei giudici costituzionali riveste naturalmente una particolare importanza dal momento che l’approvazione, totale o parziale, dei ricorsi potrebbe far crollare del tutto il castello che un po’ precipitosamente il governo aveva costruito sulle spoglie delle Provincie. A fronte dell’inevitabile contenzioso che con assoluta certezza si andava a scatenare, non c’erano d’altronde quegli effetti benefici sui conti pubblici che avrebbero forse giustificato il provvedimento, sul piano economico se non giuridico.

Non è ancora certo tuttavia che nelle udienze di domani e dopodomani si arrivi a una pronuncia definitiva data l’importanza della materia in discussione e un’istanza di sospensione già in essere.

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