Monti verso una nuova Caporetto

Grande_depressioneI bollettini di guerra dell’Istat, di Bankitalia, di Coldiretti disegnano un quadro drammatico della crisi


ROMA – I bollettini di guerra che ormai si susseguono quotidianamente danno conto dell’avvitamento della crisi economica ormai immersa in una spirale recessiva che non accenna a finire. Siamo a Caporetto e il governo, come gli Alti Comandi nel 1917, parlano di una ritirata strategica per ripartire su basi più solide e durature (Mario Monti, Vientiane, 5 ottobre 2012).

Ai tempi della grande disfatta non c’erano possibilità di riscontri, quello che diceva Luigi Cadorna era la verità (almeno fino a quando non fu allontanato con ignominia e sostituito da Armando Diaz). Oggi invece fortunatamente chiunque ha facoltà di consultare il sito internet dell’Istat per leggere i numeri veri della disoccupazione, o quello della Coldiretti sulle persone costrette a mangiare alla mensa dei poveri, o quello di Bankitalia sulle imprese in crisi, o quello di Federalberghi sulla chiusura degli esercizi.

La verità che emerge da quei bollettini è drammatica, lontano anni luce dal quadretto edulcorato e soporifero che ogni sera ci propinano il Presidente del Consiglio e il suo clone Vittorio Grilli. Sentite invece cosa dicono effettivamente i dispacci di oggi.

Istat: quest’anno si prevede una riduzione del prodotto interno lordo (Pil) italiano pari al 2,3%, e nel 2013 la variazione media annua resterà negativa (-0,5%). La spesa privata per consumi registra nell’anno in corso una contrazione del 3,2%. Nel 2013, la spesa dei consumatori risulterebbe ancora in calo (-0,7%), a seguito delle persistenti difficoltà sul mercato del lavoro e della debolezza dei redditi nominali. Gli investimenti fissi lordi diminuirebbero del 7,2% nel 2012, per effetto di una forte riduzione da parte delle imprese e delle amministrazioni pubbliche, mentre nel 2013 le prospettive di una ripresa del ciclo produttivo e il graduale miglioramento delle condizioni di accesso al credito porterebbero ad un rallentamento della caduta (-0,9%). Queste le conclusioni congiunturali dell’Istituto di statistica: “La caduta del reddito disponibile, il clima di incertezza percepito dai consumatori e l’attuazione di misure di politica economica volte al consolidamento dei conti pubblici penalizzerebbero la spesa per consumi. La crescente situazione di disagio finanziario dichiarata dalle famiglie porterebbe, in un primo tempo, ad un proseguimento nell’utilizzo del risparmio, cui potrebbe seguire una evoluzione in negativo dei modelli di consumo”.

Coldiretti: “Aumentano in Italia anche gli ‘affamati’. Infatti si registra un incremento del 9% delle persone che sono state costrette a ricevere cibo o pasti gratuiti in mensa o nelle proprie case. Gli italiani indigenti che hanno ricevuto pacchi alimentari o pasti gratuiti attraverso i canali no profit che distribuiscono le eccedenze alimentari hanno raggiunto quasi quota 3,7 milioni, il massimo dell’ultimo triennio, secondo la relazione sul ‘Piano di distribuzione degli alimenti agli indigenti 2012’, realizzata dall’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Agea). Una situazione drammatica che rappresenta la punta di un iceberg delle difficoltà che incontrano molte famiglie italiane nel momento di fare la spesa”.

Banca d’Italia: “A fine anno in Italia un’impresa su tre chiuderà in rosso e avrà tagliato la propria forza lavoro. Mentre il 50,3% delle società prefigura un risultato di esercizio in utile per quest’anno, ad anticipare una perdita sono il 30,2% degli operatori, in crescita rispetto al 23,6% dell’inchiesta dello scorso anno.  Nei primi nove mesi dell’anno l’occupazione dipendente sarebbe complessivamente scesa dello 0,4%, con flessioni più concentrate nella classe dimensionale tra i 20 e 49 addetti. Nel 2012 è aumentato il ricorso alla cassa integrazione guadagni (cig): circa un terzo delle imprese industriali ne ha fatto richiesta, a fronte del 21,8% dell’anno scorso”.

Federalberghi (dallo stesso bollettino di Bankitalia): “Aumenta la richiesta delle aziende alla cassa integrazione, mentre soffrono soprattutto le imprese nel settore alberghiero e nella ristorazione”.

Questo è il quadro che emerge dalle rilevazioni sul campo. Se qualcuno volesse fare un parallelo con la grande depressione americana del ’29 potrebbe trovare inquietanti somiglianze tra Monti e il presidente Usa dell’epoca Hoover. Anche allora la crisi provocò un crollo della produzione industriale  di circa il 50%, di altrettanto si abbassò il reddito agricolo e i salari diminuirono del 45%. “Il paese più ricco del mondo vide piombare grandi masse di contadini, operai e piccolo borghesi nella miseria, nella fame, nella disoccupazione (i disoccupati arrivarono intorno ai 13 milioni, in proporzione la stessa percentuale attuale dei nostri senza lavoro! ndr). Mentre la crisi precipitava e i contrasti sociali si aggravano, Hoover rimaneva convinto che i meccanismi automatici del mercato avrebbero portato al superamento della crisi. Egli si oppose perciò  all’erogazione istituzionalizzata di sussidi ai disoccupati e di sostegno ai consumi” (Massimo Salvadori, Storia dell’età contemporanea, 1977).

Resta solo da augurarsi che le analogie politiche, non fisiognomiche, tra Monti e Hoover finiscano qui, altrimenti dovremmo aspettare per anni la comparsa di un nuovo Roosevelt, di cui per il momento nel panorama italiano non si vede nemmeno l’ombra.

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