Figli e figliastri tra gli inquilini degli enti previdenziali

enti_previdenzialiQuegli degli enti privatizzati penalizzati rispetto a quelli pubblici. Il patrimonio dopo le cartolarizzazioni

 

 

ROMA – Secondo un recente rapporto del ministero del Lavoro e delle politiche sociali, gli enti previdenziali dispongono di un patrimonio di circa 54 miliardi di euro, tra immobili e titoli: nello specifico, gli enti previdenziali pubblici (Inps, ex Inpdap, Inail e Enpals) gestiscono un patrimonio totale di 12,053 miliardi di euro, di cui un «portafoglio» immobili molto vasto (solo l’Inps possiede 12.253 unità immobiliari), stimato in circa 1,7 miliardi di euro. A loro volta gli enti previdenziali privati (Inpgi, Enpaf, Enpam, Enpaci, Enasarco, Cassa nazionale di previdenza e assistenza avvocati e procuratori legali, dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali, geometri, ingegneri ed architetti) hanno un patrimonio di circa 42 miliardi di euro, costituito per quasi il 30 per cento da immobili, per un controvalore stimato di circa 12,6 miliardi di euro.

Come si ricorderà, nel 1996 il legislatore stabilì la possibilità, per gli enti previdenziali pubblici, di procedere alla dismissione degli immobili di loro proprietà, riconoscendo ai conduttori delle unità immobiliari ad uso residenziale il diritto di prelazione, ad un prezzo successivamente determinato sulla base dei valori di mercato del mese di ottobre 2001.

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Lo stesso diritto non è stato invece riconosciuto agli inquilini delle case degli enti privatizzati che quindi hanno proceduto alla vendita o alla rinegoziazione dei canoni di affitto in deroga alla normativa prevista in materia, che impone condizioni di locazione e di alienazione degli immobili a tariffe calmierate. Molti inquilini si sono, così, trovati a dover fronteggiare aumenti consistenti dei canoni di affitto o proposte di acquisto a prezzi di mercato con valori correnti.

Inoltre, alla fine dell’anno scorso un decreto-legge ha stabilito che, per la valorizzazione e l’alienazione del patrimonio immobiliare, il Ministero dell’economia e delle finanze promuove iniziative idonee per la costituzione di società, consorzi o fondi immobiliari. Questo significa che con molta probabilità gli attuali inquilini saranno chiamati ad acquistare a condizioni economicamente più svantaggiose gli appartamenti in cui vivono da decenni o potranno trovarsi di fronte a un alto rischio di sfratto.

Ora un gruppo di deputati di “Futuro e Libertà” (Di Biagio, Barbaro, Lamorte, Perina, Proietti Cosimi, Giorgio Conte, Menia, Muro, Patarino, Scanderebech) ha presentato un ordine del giorno in cui si rilevano le numerose incertezze e dubbi interpretativi, che hanno anche aggravato un problema, quello dell’emergenza abitativa, che, soprattutto in una grande città come Roma (che, tra l’altro, detiene circa il 60 per cento del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali), costituisce uno dei fattori di maggiore «tensione sociale».

Dopo le fallimentari operazioni realizzate attraverso le due società di cartolarizzazione immobili pubblici (Scip), il patrimonio residuo (circa 15.000 appartamenti, di cui più di 10.000 solo a Roma) è tornato in possesso degli enti: per l’ex Inpdap, che deteneva il 46 per cento degli immobili degli enti previdenziali pubblici, sono tornati indietro da «Scip2» 12.000 immobili e in tre anni, dal 2009 al 2011, ne sono stati venduti 1.200 (appena il 10 per cento), con un ricavo di 93 milioni di euro; per l’Inail, i cui immobili iscritti a bilancio nel 2011 valgono 2,818 miliardi di euro, le dismissioni procedono con molta difficoltà; per quanto concerne, infine, le casse privatizzate, che dispongono complessivamente di un patrimonio di 45,2 miliardi di euro, 8 miliardi in investimenti immobiliari e 37,1 in investimenti mobiliari, i magistrati contabili hanno osservato che “la tendenza è una progressiva riduzione degli investimenti immobiliari e lo slittamento dalla gestione diretta alla gestione attraverso i fondi”.

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Per questi motivi l’odg di “Futuro e Libertà” impegna il Governo “ad attivare tempestivamente tutte le misure per introdurre forme capillari ed efficaci di monitoraggio e di controllo sull’alienazione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali, pubblici e privati”, soprattutto al fine di garantire un equo contemperamento tra l’esigenza di assicurare la «funzione sociale e solidaristica» del citato patrimonio e quella di favorire un’adeguata valorizzazione dello stesso.

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