Governo Monti, un anno tra luci e ombre

Monti_Mario_slider_bisIn dodici mesi il Paese è precipitato in una recessione di cui non si vede la fine. Prospettive future non migliori

 

 

ROMA – Bollettino economico di oggi, 15 novembre: l’economia italiana ancora in flessione non vede l’uscita dal tunnel della recessione. Secondo la stima preliminare dell’Istat nel terzo trimestre dell’anno il Pil accusa una contrazione dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e del 2,4% nei confronti del terzo trimestre del 2011. Nello stesso periodo il Pil è aumentato dello 0,5% negli Stati Uniti e dell’1,0% nel Regno Unito.

Le prospettive poi non volgono al sereno. Nel bollettino mensile, infatti, la Bce conferma un quadro debole anche per il 2013: ”La crescita resta debole nell’eurozona, nonostante sia sostenuta dalle misure della Bce e malgrado il miglioramento del clima di fiducia sui mercati. I risultati dell’indagine presso 56 previsori condotta dall’Eurotower rileva per il 2012 un Pil in calo dello 0,5% nell’area euro e per l’anno prossimo un modesto rimbalzo dello 0,3%, rispetto allo 0,6% della precedente stima”. 

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Ma oggi è anche l’anniversario dell’insediamento del governo Monti e quindi i bilanci sono d’obbligo. “Bene il rigore, ma poca crescita”, titolava ieri Il Sole 24 Ore, notoriamente non ostile alla linea politica del governo. Poi però se si va a vedere il contenuto dell’articolo soft del giornale della Confindustria, anche i consiglieri del principe fanno fatica ad individuare nel panorama desolato dell’economia le poche note liete: lo spread calato rispetto all’anno scorso e il deficit del bilancio dello Stato verso il pareggio, anche se superiore alle stime di inizio mandato.

Tutto il resto è crisi nera, senza un barlume di luce in fondo al tunnel. La segretaria generale della Cgil non ha dubbi: “In questi giorni il governo Monti compie un anno, un anno di disastri che ha tolto fiducia e speranza ai giovani”. E qui non ci vuole un particolare acume per convalidare l’impietosa diagnosi della Camusso con i fatti. Lo stesso Sole 24 Ore lo dimostra, obtorto collo, con la tavola sinottica che riproduciamo, pur con alcune colpevoli omissioni che non gli fanno onore.

A quel quadro infatti mancano raffronti fondamentali come quello sulla pressione fiscale, che ha raggiunto il 45,3 del Pil, “il livello più elevato dal secondo dopoguerra”, o il crollo dei consumi, retrocessi a livelli degli anni 80 innescando la spirale della recessione, o ancora il “credit crunch” che ha messo in ginocchio le nostre piccole e medie imprese, ha ucciso il mercato immobiliare chiudendo il rubinetto dei mutui, ha negato alle famiglie anche il più piccolo prestito. E si potrebbe continuare con la disoccupazione giovanile, con il crollo degli investimenti, con la progressiva perdita di competitività delle nostre imprese, con l’aumento paradossale del debito pubblico.

Se dodici mesi sono stati sufficienti per portare il Paese a questo punto, figurarsi dove potrebbe finire se a qualcuno venisse in mente di replicare l’Agenda Monti nella nuova legislatura. Fortunatamente man mano che le elezioni si avvicinano, lo spettro dell’austerity si allontana, che non significa affatto il ritorno al tempo delle cicale, ma una politica economica che rimetta al centro lo sviluppo e il lavoro, chiedendo all’Europa di coprire le spalle e mettere al sicuro dalla speculazione finanziaria i Paesi che lottano per uscire dalla crisi.

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