Cala il sipario su un Festival da dimenticare

Festival_cinema_sliderIl premio al film di Larry Clark giudicato il più brutto tra gli americani in concorso. Anche i numeri condannano Muller

 

ROMA – I commenti del giorno dopo sono anche peggiori dei fischi e delle urla che hanno accompagnato la proclamazione dei vincitori del Festival Internazionale del Film di Roma 2012. Il primo responsabile del flop cinematografico, il direttore artistico Marco Muller, sponsor dichiarato del film di Giovannesi (in concorso), proclama spavaldo: “Non ci penso nemmeno a dimettermi. Sarei matto! Ho un contratto di tre anni e intendo onorarlo”.

Gli fanno eco le produttrici del contestatissimo e premiatissimo film E la chiamano estate (miglior regista Paolo Franchi, migliore attrice Isabella Ferrari) le quali, di fronte alle critiche che piovono da ogni parte, non trovano di meglio che tirar fuori il solito complotto all’italiana: “Siamo fuori da ogni giro, non abbiamo amicizie politiche né protezioni di sorta. Anche per questo hanno attaccato in modo così violento il nostro film”. Forse andrebbe spiegato a Sonia Raule e a Nicoletta Mantovani che solo per le innumerevoli amicizie e relazioni di cui godono hanno limitato i danni e incassato riconoscimenti assolutamente immeritati.

Comunque lo si voglia analizzare, il bilancio di questa edizione del Festival va archiviato in profondo rosso. Affluenza di pubblico decisamente sotto tono (320 mila euro di incassi, nonostante l’aumento del prezzo del biglietto, contro i 380 mila dell’anno scorso), compratori diminuiti di un terzo, venditori rimasti per lo più a bocca asciutta.

E poi c’è il livello artistico della rassegna bocciato, oltre che dal pubblico, dalla stragrande maggioranza della critica e simbolicamente rappresentato dal vincitore del Marc’Aurelio d’oro, quel Marfa Girl di Larry Clark, giudicato il peggior film americano in concorso. Lapidaria la sentenza di Paolo Mereghetti, secondo cui la gestione Muller non ha convinto quasi nessuno “per la qualità non eccelsa delle scelte, ma soprattutto per aver voluto modificare un’anima che si era radicata nella città e che invece ha stravolto, piegandola alle proprie ambizioni internazionali”.

Trarranno i nostri piccoli eroi la lezione che viene da questo insuccesso? Muller è persona sicuramente intelligente, deve solo tenere a freno il proprio ego che talvolta gli gioca brutti scherzi. Come in effetti accadrebbe se perseverasse nel suo format fallimentare, dando così ragione a Pasternak quando dice che “bisogna essere di un’irrimediabile nullità per sostenere un solo ruolo nella vita, per significare sempre la stessa cosa”.

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