La Rai in rosso spende come nulla fosse

cavallo-rai-mazzini-SLIDSecondo la Corte dei conti la riduzione dei costi non è adeguata. Un’interrogazione sui compensi ai conduttori

 

ROMA – Nel suo rapporto al Parlamento sulla gestione finanziaria della Rai per l’esercizio 2010, la Corte dei conti rileva “che dall’analisi del bilancio e della documentazione acquisita è emerso che il conto economico chiude con una perdita di 128,4 milioni di euro, il patrimonio netto evidenzia una riduzione complessiva del 25 per cento, l’evasione dal pagamento del canone di abbonamento è molto elevata”.

Nonostante questa situazione disastrosa dei conti (destinata, come sappiamo, a peggiorare nei successivi esercizi), l’organo di controllo amministrativo fa notare che “non sono state introdotte misure volte ad arginare il fenomeno, che il ricavo della pubblicità ha evidenziato una consistente flessione, mentre il contenimento dei costi della produzione non è apparso adeguato in relazione alla situazione economico-finanziaria della Società”.

In questo gap tra entrate e uscite della Rai si inserisce un’interrogazione dell’on. Daniele Galli, di Futuro e Libertà, in cui si stigmatizza il comportamento dell’emittente televisiva che continua ad elargire compensi ai propri conduttori a dir poco spropositati. A sostegno delle sue opinioni, il deputato finiano cita i casi di Fabio Fazio 2 milioni di euro (in esclusiva, al lordo per tre anni), la Littizzetto 1 milione e 800 mila (per due anni, in esclusiva), Antonella Clerici 1 milione e 800 mila, Milly Carlucci 1 milione e 200 mila euro, Pippo Baudo 900 mila euro, Giletti 600 mila euro, 300 mila euro la Balivo, Veronica Maya e Elisa Isoardi per finire con Giovanni Floris che guadagna 500 mila euro (dati consultabili in diversi siti on line anche di testate di informazione pubblica) ed il presidente che percepisce 336.000 euro l’anno, mentre il direttore generale 650.000 in tre anni”.

Tanta magnanimità – fa notare Daniele Galli – non trova neppure riscontro negli ascolti delle reti Rai che detengono complessivamente il 38,3 per cento dello share”. Una sana strategia aziendale quindi imporrebbe una revisione dei costi ed un progetto di miglioramento del servizio pubblico, mentre insistenti voci di corridoio riferiscono circa l’intenzione dell’azienda di ripianare il disavanzo di bilancio attraverso l’imposizione di aumenti tariffari nella bolletta sul consumo di energia elettrica.

A parte il fatto – prosegue il parlamentare – che il costo dell’energia elettrica già grava sugli italiani con un consistente 30 per cento in più rispetto alla media europea, il caricare sulle spalle, già provate dalla crisi attuale, di cittadini e imprese anche il peso delle perdite di un’azienda come Rai, senza che questa abbia fatto nulla per ridurre i suoi costi esagerati, né abbia intrapreso azioni idonee a recuperare la massa di canoni insoluti, è ad avviso dell’interrogante non solo ingiusto e scorretto, ma è anche indice di un malcostume che pone i cittadini in uno stato di sudditanza intollerabile.

Tutto ciò premesso, l’on. Galli chiede al ministro dell’Economia, azionista di amplissima maggioranza della Rai, di escludere innanzitutto l’intenzione di ripianare le perdite RAI attraverso un aumento delle tariffe elettriche e quali iniziative intenda assumere per arginare il fenomeno dell’evasione del canone e contenere il costo della produzione adeguandolo alla situazione economico-finanziaria.

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