Tinte fosche per l’economia della Regione

Industria-sliderConsumi fermi, disoccupazione crescente, investimenti e credito alle imprese inesistenti. Le cifre della Banca d’Italia

ROMA – L’addio ai sogni di gloria (economica) del ‘modello Roma’ era già stato dato da qualche anno, ma non si pensava che in così breve tempo si sarebbe passati dalla fuga in avanti, per usare un termine ciclistico, ad essere risucchiati nel gruppone.

Sì, ma c’è stata la crisi che ha infranto quel modello e ha riportato tutti con i piedi per terra. D’accordo, ma rispetto al benchmark di qualche anno fa, la depressione di oggi mostra tutta la fragilità di quel tessuto produttivo e gli squilibri strutturali che negli anni di vacche grasse non si sono voluti affrontare.

Il risultato è quello disegnato impietosamente dalla Banca d’Italia nel suo rapporto sull’economia del Lazio. Se si eccettuano il turismo e le esportazioni (anch’esse in fase di rallentamento), è tutto il sistema che scricchiola e mostra segni di cedimento. Ecco che dice in sintesi Bankitalia. “Dalla seconda metà del 2011 l’attività economica del Lazio ha subito una brusca contrazione, in connessione con le turbolenze finanziarie e con l’indebolimento del ciclo economico internazionale. La fase recessiva è risultata particolarmente intensa nella prima metà del 2012, in linea con le altre aree geografiche del Paese.

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“Nell’industria nei primi tre trimestri del 2012 si sono ridotti il fatturato, gli investimenti e l’occupazione; soltanto le esportazioni hanno continuato a fornire un impulso espansivo, favorite da una specializzazione regionale basata su settori a media e alta tecnologia. Nelle costruzioni l’attività economica ha continuato a ridursi, con tendenze particolarmente negative nel comparto residenziale. Nel primo semestre dell’anno si sono fortemente ridotte le compravendite di abitazioni, mentre i prezzi sono rimasti costanti.

“Anche il settore dei servizi privati ha risentito delle tendenze recessive, risultate più intense nei trasporti e nel commercio, maggiormente legati ai consumi delle famiglie. A Roma è proseguita la crescita del numero dei turisti stranieri, anche se la loro spesa ha subito una lieve flessione.

Nel Lazio da oltre un anno l’occupazione mostra una tendenza alla riduzione; cresce sensibilmente la Cassa integrazione guadagni e, a differenza degli anni scorsi, è salita notevolmente la disoccupazione, specie quella giovanile.

“Le tendenze del credito alla clientela privata regionale hanno risentito della caduta dell’attività economica: a giugno sono diminuiti i prestiti alle imprese e hanno rallentato quelli alle famiglie. Da prime indicazioni queste tendenze sarebbero proseguite nei mesi estivi. Il rallentamento dei finanziamenti alle famiglie ha riflesso il calo delle compravendite sul mercato immobiliare e il peggioramento del clima di fiducia delle famiglie”.

Il gelo scende sulle speranze di ripresa dell’economia regionale. Il presidente di Unindustria, Maurizio Stirpe, se ne fa interprete preoccupato: “Il rapporto di Bankitalia sull’economia del Lazio conferma uno scenario preoccupante, particolarmente noto a noi imprenditori, in linea con le analisi del nostro centro studi.

“In un contesto in cui i consumi diminuiscono, il credit crunch è sempre più intenso, gli investimenti sono fermi, l’unico dato positivo che emerge dall’indagine sull’economia del Lazio proviene dall’export. Tuttavia anche il commercio con l’estero ha iniziato a decelerare da oltre un semestre ed è da qui che dobbiamo ripartire invertendo questa tendenza. E’ necessario guardare oltre l’Europa, la ripresa deve passare per i mercati più dinamici, in particolare per le economie emergenti, i bacini della nuova ricchezza. Per raggiungere i nuovi mercati le nostre imprese hanno bisogno di un cambio di passo, ovvero puntare su un portafoglio clienti più ampio e su prodotti a maggiore intensità tecnologica ed anche una più elevata qualità artigianale. Per realizzare questi obiettivi occorre seguire una strada maestra: superare il vincolo dimensionale facendo leva su patrimonializzazione ed aggregazione d’impresa”.

Il giudizio del segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio non si discosta da quello della controparte industriale. “Dal Rapporto della Banca d’Italia sullo stato dell’economia laziale – dice Claudio Di Berardino – si evince che se il sistema economico non cambia questa fase di declino sarà destinata ad aggravarsi. E’ giunto il momento di rimodulare il modello di sviluppo a Roma e nel Lazio incentrandolo su innovazione, ricerca, tecnologia. Occorre parallelamente riformare la politica del credito e rafforzare l’intervento pubblico”.

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