Oltre il ballottaggio tra Bersani e Renzi

Bersani_renzi_slider L’appuntamento di domenica prossima non dovrebbe riservare sorprese. Il sindaco di Firenze non si arrende

 

ROMA – I risultati più o meno definitivi non sono diversi da quelli delle prime proiezioni di ieri sera: Bersani al 45%, Renzi 35,5, Vendola 15,6, Puppato e Tabacci il resto. La forbice tra i primi due candidati alle primarie della coalizione di centri sinistra si è un po’ allargata, ma il risultato politico è ormai consolidato.

Grande partecipazione al voto con oltre 3 milioni e mezzo di votanti al primo turno.  Non c’è stata invece la vittoria al primo turno del segretario Pier Luigi Bersani che qualcuno prevedeva. Risultato oltre le previsioni per Matteo Renzi che con il suo 35,5% è andato oltre le previsioni che lui e il suo staff avevano messo in conto. Il risultato di Nichi Vendola, che si ferma al 15,5% (percentuale simile a quella ottenuta da Fausto Bertinotti nelle primarie del 2005), da qualcuno viene giudicato deludente, mentre i più lo considerano molto significativo e comunque in grado di costituire la terza forza della coalizione (considerando le prime due interne al Pd). I riflettori sono ora puntati sul ballottaggio che si svolgera’ domenica prossima, 2 dicembre.

Ora l’appuntamento è per il ballottaggio Bersani-Renzi di domenica prossima. I 10 punti percentuali che dividono Bersani da Renzi teoricamente non sono incolmabili, secondo commentatori e sondaggisti. Ma anche se gli elettori di Vendola dovessero essere non motivati a tornare al voto per sostenere il segretario del Pd, le possibilità di incremento del sindaco di Firenze appaiono minime. Ciò non toglie che il suo ottimo risultato nelle primarie confermi che egli è riuscito a intercettare l’onda politica prevalente di questa fase politica che chiede rinnovamento di contenuti e dei gruppi dirigenti.

Quale che sia il risultato finale del ballottaggio, molto più arduo è cominciare a disegnare lo scenario politico che lunedì prossimo si presenterà al vincitore. Le sfide saranno molteplici e andranno dal regolamento dei conti con il “montismo” ai rapporti con l’antipolitica di Beppe Grillo, dal confronto con Nichi Vendola che esce rafforzato dalle primarie al recupero dei voti del centro destra in libera uscita.

Il commento a caldo di Bersani non affronta ovviamente i temi caldi che si troverà ad affrontare: “Si va al ballottaggio, e la scelta di fare queste primarie è stata giusta. L’abbiamo voluta. Nessuno me la rubi. Il risultato per me è ottimo e allunga di una settimana l’attenzione del paese su di noi e ci consentirà di far vedere chi siamo. Un grande schieramento di progressisti in grado di dare una mano a questo paese”.

Più maramaldeggiante quella di Renzi che non si dà per vinto e continua a caricare i suoi: “Cerchiamo di sconfiggere Bersani, di farlo lealmente. E se vincerà lui gli daremo una mano. Se fossimo a Sanremo avremmo vinto il premio della critica, ma noi – ha aggiunto – vogliamo vincere il festival”.

Il “terzo incomodo” Vendola guarda per il momento al ballottaggio: “Pier Luigi Bersani se li deve conquistare i voti che sono venuti a me nel primo turno”. Ascolteremo con puntigliosa attenzione le parole di Bersani e di Renzi e orienteremo il nostro sostegno di conseguenza. Siamo disposti a dare il nostro contributo – ha detto – purché vinca il centrosinistra, purché vincano le ragioni che hanno portato in questi giorni i giovani in piazza”.

Comunque vadano a finire queste primarie, la prova elettorale di ieri restituisce alla politica il suo ruolo centrale nella dimensione democratica, confinando ai margini, se non cancellando, qualsiasi ipotesi di supplenza tecnica. Se tanto mi dà tanto e anche il centro destra sarà capace di richiamare a raccolta il suo popolo, senza demagogia, populismo o ritorni al passato, l’Italia avrà compiuto quel soprassalto di consapevolezza politica e orgoglio di responsabilità di cui molti dubitavano.

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