L’Ocse vede nero nel nostro futuro

Gurria-angel-sliderL’attività economica del Paese continuerà a contrarsi nel breve tempo. Servirà un ulteriore inasprimento fiscale


ROMA – L’Italia potrebbe avere bisogno di una nuova manovra e si trova a fare i conti con il maggior calo dei consumi dalla seconda guerra mondiale.

A lanciare l’allarme è l’Ocse che ha tagliato l’outlook per il nostro paese. Le previsioni dell’Organizzazione di Parigi sono più pessimiste di quelle del governo. Secondo l’Ocse, il Pil nel 2013 calerà dell’1%, contro la flessione dello 0,4% stimata in precedenza. Per il prossimo anno l’esecutivo ha previsto invece una contrazione pari ad appena lo 0,2%.

L’Organizzazione parigina ha inoltre rivisto al ribasso le stime per il 2012, con il Pil che è ora previsto in calo del 2,2%, contro la flessione dell’1,7% stimata lo scorso maggio. Il deficit di bilancio dovrebbe scendere al 3% del Pil quest’anno e al 2,9% nel 2013. Il governo nella Nota di aggiornamento al Def aveva invece stimato un indebitamento netto pari al 2,6% quest’anno e all’1,6% il prossimo.

Alla luce della nuova previsione l’Italia, sottolinea l’Ocse, potrebbe avere bisogno di una nuova stretta fiscale nel 2014 per rispettare l’ obiettivo di una riduzione del debito al 119,9% del Pil nel 2015. Ma per il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, una nuova manovra non è necessaria. “Se hanno messo dei condizionali – ha osservato il ministro – dovrei guardare con attenzione quello che dicono però ritengo che, così come vediamo nei nostri scenari, è chiaro che noi abbiamo un bilancio in pareggio anche nel 2014”.

Secondo l’Organizzazione di Parigi, inoltre, le misure di austerità varate dal governo Monti hanno causato il maggior calo dei consumi registrato dal secondo conflitto mondiale. “Il consolidamento fiscale, pari quest’anno a quasi il 3%, ha indebolito la domanda interna e i consumi privati sono scesi al tasso maggiore dalla Seconda Guerra Mondiale”, afferma l’Ocse che tuttavia esprime fiducia (!) nel cammino di risanamento tracciato dall’esecutivo.

Le riforme varate dal governo Monti, in particolare quella del mercato del lavoro, spiega l’Ocse, riusciranno a sollevare l’Italia da una decade di stagnazione economica e l’esecutivo che gli succederà dovrà proseguire sulla stessa linea di riforme strutturali e consolidamento fiscale. “Una marcia indietro – aggiunge l’organizzazione – danneggerebbe sia la fiducia dei mercati che la crescita”.

L’Ocse vede nero sul fronte del lavoro. Il tasso di disoccupazione in Italia, stimato al 10,6% nel 2012, è destinato a salire all’11,4% nel 2013 e all’11,8% nel 2014. Il tasso di disoccupazione nell’Eurozona è invece previsto all’11,1% quest’anno, all’11,9% nel 2013 e al 12% nel 2014.

Segnali poco incoraggianti arrivano anche dalla Banca d’Italia: il reddito reale delle famiglie italiane subirà quest’anno “una diminuzione anche più marcata di quella, del 2,5%, avutasi in occasione della recessione del 2009”. Il credito alle famiglie mostra inoltre segni di affanno, con i prestiti che si stanno lentamente contraendo e le nuove erogazioni che sono molto più contenute degli anni scorsi.

Non solo, la crisi economica rende le famiglie italiane finanziariamente più vulnerabili. Secondo infatti i dati di un’indagine biennale di Bankitalia, resi noti dal vicedirettore generale Salvatore Rossi, nel 2010 il 3,6% delle famiglie italiane (poco meno di 900 mila nuclei) era gravata da un servizio del debito superiore al 30% del loro reddito. Tra queste le famiglie definite ‘vulnerabili’, cioè quelle a più basso reddito, erano pari a circa il 2,4% del totale delle famiglie.

Tornando all’Ocse, una dei principali motivi di incertezza riguarda ”il dopo aprile 2013” e quindi l’esito delle elezioni e se il Governo italiano sarà capace ”di mantenere il risanamento dei conti pubblici e le riforme strutturali”. Un ritorno indietro, sottolinea l’organizzazione internazionale, ”danneggerebbe il clima di fiducia del mercato e la crescita”. Un altro rischio ”è che il saldo di bilancio migliori meno di quanto previsto nel 2012, nonostante le misure introdotte nella seconda metà dell’anno”. Inoltre, conclude l’Ocse, ”l’intensificazione dello stress nel mercato finanziario e la riduzione della leva finanziaria delle banche potrebbero accentuare eccessivamente la stretta creditizia e creare ripercussioni negative sulla crescita”.

Potrebbero interessarti anche