Ultimo assalto al fortino della sanità

Ospedale_slider Duro attacco del premier Monti al sistema di protezione sociale. I partiti sottovalutano la sortita. Insorgono invece sindacati e operatori

 

 

ROMA – Usque tandem la “strana maggioranza” continuerà a sostenere le spericolate alchimie finanziarie del governo Monti? Che cosa ci riserva ancora questa cosa velenosa di legislatura per “cambiare la natura degli italiani”, come vorrebbe il Presidente del Consiglio? Non dovrebbe esserci anche per Monti&C. il semestre bianco, come per la Presidenza della Repubblica, in cui si possono compiere soltanto atti di ordinaria amministrazione?

Pare proprio di no. Anzi, non pago dei danni arrecati all’economia reale del nostro Paese, passa ora all’attacco dei diritti fondamentali dello stato sociale. “La sostenibilità futura dei sistemi sanitari nazionali, compreso il nostro di cui andiamo fieri – ha avvertito minacciosamente il premier – potrebbe non essere garantita se non si individueranno nuove modalità di finanziamento per servizi e prestazioni. La posta in palio è altissima”.

Sappiamo purtroppo che le parole del premier – scambiate all’inizio del suo mandato per gaffe da inesperienza – nascondono in realtà precisi propositi che, con la copertura di una bene orchestrata campagna di appoggio internazionale, possono tradursi in concrete iniziative politiche e legislative. Lo sappiamo perché stiamo pagando sulla nostra pelle l’aumento intollerabile della pressione fiscale, la sterilizzazione del credito per famiglie e imprese, il crollo dei consumi, i tagli già imposti al welfare e “digeriti”, sia pure con qualche mal di pancia, dal Parlamento.

Infatti, come si ricorderà, già a luglio scorso i tagli imposti dal governo con la spending review hanno messo a dura prova la maggioranza che sostiene il governo dei professori, mentre Province e Regioni, e con loro i sindacati, sono insorte. Le misure di austerity (con la cancellazione quasi immediata di 18 mila posti letto) che Mario Monti, con l’ausilio del supercommissario Enrico Bondi “mani di forbice”, hanno imposto agli italiani, hanno già fatto infatti infuriare i governatori e messo in imbarazzo soprattutto il partito di Bersani che ha dovuto fare i conti con una ‘batosta’ da 26 miliardi di tagli in tre anni, molti dei quali in settori storicamente tutelati dal centrosinistra. Per la sanità, osservava allora con un’amara battuta il segretario del Pd, “a Tremonti si aggiunge Monti… ci sono troppi Monti da scalare”.

Le repliche alle dichiarazioni odierne del premier non si sono fatte attendere: “Le parole di Monti  sono di fatto una dichiarazione di ‘default’ del sistema sanitario – afferma il segretario nazionale dell’Anaao Assomed, Costantino Troise – Quando parla di dover trovare nuove modalità di finanziamento, Monti sembra voler aprire al privato”. Ancor più diretta la critica di Cecilia Taranto, segretaria nazionale Fp-Cgil, e di Massimo Cozza, segretario nazionale della Fp-Cgil medici: “Il presidente del Consiglio “non può permettersi certe preoccupazioni sulla sostenibilità del sistema sanitario nazionale, dopo averlo ridotto all’osso. Se il Governo ha intenzione di privatizzare, come denunciamo da mesi, lo dica. Noi lo combatteremo. Ma non può affamare la bestia per poi svenderla”.

E in effetti, una spallata dopo l’altra, il servizio sanitaria nazionale comincia a vacillare. La caccia d’altronde al Ssn era già cominciata con il duo Berlusconi-Tremonti e ora prosegue con Monti-Balduzzi. L’ipotesi a cui il governo dei tecnici sta lavorando consiste ora in una franchigia del 3 per mille per tutti i cittadini o in un ticket per visite o esami inappropriati. Sta di fatto che le dichiarazioni dei (ir)responsabili della sanità non fanno che alimentare il fuoco che già infiamma il settore in tutto il Paese.

La notizia di pochi minuti fa parla dei direttori generali degli ospedali religiosi del Lazio, San Giovanni Calibita, Fatebenefratelli, Madre Giuseppina Vannini, Cristo Re, San Pietro-Fatebenefratelli,  San Carlo dI Nancy, Regina Apostolorum, ospedale Israelitico, Irccs Santa Lucia e Idi, che “già messi a dura prova dai tagli regionali negli ultimi anni”, annunciano “seri provvedimenti” e convocano una conferenza stampa per domani alle 10.30, a seguito del provvedimento del  nuovo commissario della Sanità del Lazio, Enrico Bondi, che taglia del 7% il budget previsto dalla Regione per le prestazioni sanitarie già erogate ai cittadini nel 2012 da queste strutture ospedaliere equiparate al servizio pubblico.

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