Decreto ‘liste pulite’ via libera del Governo

Mario_Monti_sliderSei anni la durata minima dell’incandidabilità a chi ha riportato condanne superiori a due anni. Polemiche dal Pdl

 

ROMA – Dopo un rinvio la settimana scorsa ed oltre cinque ore di riunione, ieri via libera dal Consiglio dei ministri al decreto ‘liste pulite’, che sbarra la strada di Parlamento e Governo a chi ha riportato condanne superiori a due anni di reclusione per una serie di reati. Polemiche dal Pdl, con il segretario Angelino Alfano che accusa il Governo di non aver rispettato i patti. Tira dritto il premier Mario Monti, sottolineando che “é stato fatto un lavoro rigoroso, non influenzato dai sentimenti delle parti politiche”.

Il risultato è un testo di 18 articoli che mette nero su bianco per chi scatta l’incandidabilità: chi ha riportato condanne definitive a più di due anni per delitti di allarme sociale (ad esempio mafia e terrorismo) e contro la Pubblica amministrazione (corruzione, concussione, peculato), nonché chi é stato condannato a più di due anni per delitti non colposi per i quali sia prevista una pena non inferiore, nel massimo a 4 anni (si va dallo stalking al voto di scambio, dall’aggiotaggio ai reati fiscali). Per quest’ultima tipologia, ha sottolineato il ministro della Giustizia, Paola Severino, “si poteva riempire la delega con un’elencazione di reati, ma col rischio di dimenticanze e disarmonie. Noi abbiamo scelto invece un criterio oggettivo, prevedendo l’incandidabilità per i delitti che comportano la custodia cautelare”.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, ha spiegato che “l’accertamento della causa di incandidabilità avviene d’ufficio sia per la Camera che per il Senato e non sarà rimesso ad un’autodichiarazione. Ciò – ha aggiunto – dà una maggiore garanzia dell’immediatezza prima delle elezioni, visto che dopo il voto sarà il Parlamento a decidere su requisiti e decadenza dalla carica di parlamentare”. La durata dell’incandidabilità è pari al doppio della durata della pena dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici e, comunque, non inferiore a sei anni.

Nei giorni scorsi si era registrata forte tensione da parte del Pdl sul ‘liste pulite’. C’é infatti chi ricorda come Silvio Berlusconi sia stato condannato, in primo grado, a quattro anni di reclusione nel processo per frode fiscale sull’acquisizione diritti tv Mediaset. Nel caso di conferma definitiva della condanna, anche per il Cavaliere si chiuderebbero dunque le porte del Parlamento. E ieri, in attesa del Cdm, il Pdl ha fatto mancare la fiducia al Governo. Da parte sua, Monti non si è scomposto.

Il provvedimento è stato approvato, dopo una lunga discussione ed alla fine, in conferenza stampa, il premier ha sottolineato che “particolari orientamenti o sentimenti delle parti politiche non hanno influenzato il lavoro del governo che è stato rigoroso, con obiettività di criteri ed ancorato agli indirizzi dati dal Parlamento ancor prima della nascita di questo governo”. Sia la legge anticorruzione, sia la legge sull’incandidabilità, ha ricordato Monti, “preesistono alla formazione di questo governo, che peraltro è ben consapevole della rilevanza della materia per un’economia moderna e una politica trasparente, e ha lavorato con determinazione e costante dialogo con le forze politiche”.

Alfano, da parte sua, è netto. “Non abbiamo – ha dichiarato – nessuna difficoltà a riconoscere il decreto, perché nasce da una nostra proposta che aveva come prima firma la mia. E non vi é alcun nesso con il nostro presidente che è colui il quale ha voluto questo disegno di legge e che ha la certezza di essere assolto perché nulla ha a che vedere con i processi che lo vedono interessato”.

Critiche al decreto vengono da Antonio Di Pietro, secondo cui “ancora una volta, il governo Monti si è piegato al ricatto del Pdl e, soprattutto, di Berlusconi che ha dei problemi con la giustizia”. Il decreto, secondo il leader dell’Idv, “ha due vulnus: prevede che non si possa entrare in Parlamento solo per condanne definitive e la non candidabilità é prevista solo quando la pena è superiore ai due anni, mentre per la maggior parte dei reati, tra rito abbreviato, attenuanti generiche, attenuanti specifiche e sconti di pena, non si arriva quasi mai a due anni”. Positiva, invece, la reazione del Pd.

Ora il decreto legislativo sarà trasmesso alle Commissioni competenti di Camera e Senato per un parere non vincolante. Viste le premesse, è facile immaginare che ci sarà battaglia. Ma le commissioni hanno 60 giorni di tempo per esprimere un parere sul testo, trascorsi i quali il provvedimento è da considerarsi comunque adottato. E la norma, ha assicurato il ministro Filippo Patroni Griffi, sarà valida “in tempo utile per le prossime elezioni politiche”.

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