Borse a capofitto, impennata dello spread

borsa-rating-SLIDERL’indice Mib perde quasi il 4%. Il differenziale sale di oltre il 10%. Le dimissioni di Monti e il “fantasma” di Berlusconi resuscitano il rischio Italia. Si chiederà l’intervento del fondo salva stati?

 

 

ROMA – C’era da immaginarlo: a metà seduta l’indice Mib alla Borsa di Milano perde già il 3,68%, con tutti i titoli, bancari in testa, in profondo rosso. E lo spread tra il BTp e il Bund tedesco riprende a salire: il differenziale tra i due titoli, che aveva chiuso venerdì a 323 punti, stamattina tocca un nuovo massimo a 360 punti base, col tasso sul decennale italiano in crescita al 4,87%.

Se non è panico poco ci manca. Le dimissioni di Monti e il ritorno in scena di Berlusconi, a giudizio degli osservatori internazionali, aprono uno scenario di forte instabilità politica che notoriamente è il terreno di coltura preferito dalla speculazione finanziaria. E’ dunque immaginabile che le cose non miglioreranno nei prossimi giorni, almeno fino a che Monti non avrà sciolto le riserve sul suo impegno futuro e Napolitano non avrà fatto conoscere il suo parere sulla crisi politica appena aperta.

Nel frattempo riprende immediatamente corpo, dopo un anno di pausa, il “rischio Italia” che addirittura, capovolgendo il clichè finora percepito, arriva a preoccupare persino la Spagna. “Quando sorgono dubbi sulla stabilità di un paese vicino come l’Italia, a sua volta percepito come vulnerabile, ci contagiano subito”, afferma il ministro spagnolo dell’Economia Luis de Guindos. E anche i credit default swaps, quei titoli che scommettono sul rischio di insolvenza di un paese, sono saliti per l’Italia di 31 punti base a quota 284.

Che l’impatto dei mercati finanziari sulla politica sia pesantissimo non è più una sorpresa per nessuno. Lo stesso Presidente della Repubblica lo ammette subordinando il proprio giudizio sulla crisi all’andamento delle contrattazioni borsistiche. E il coro delle preoccupazioni per le dimissioni di Monti rimbalza da una cancelleria all’altra, per non parlare delle istituzioni finanziarie (la Bce non ha ancora fatto sentire la sua voce) unanimi nel giudizio negativo sulla congiuntura politica italiana.

C’è da domandarsi quanto siano fondate queste preoccupazioni e in che misura ci sia anche lo zampino della speculazione che ha tutto l’interesse a descrivere un quadro destabilizzato del Paese. Indubbiamente l’annuncio di Berlusconi ha colto tutti di sorpresa, a cominciare dagli stessi leader del Pdl. Ma da questo a temere un ritorno del cavaliere a Palazzo Chigi ci vuole molta fantasia.

Il quadro preelettorale infatti, rivisto in queste ore dai sondaggisti, non cambia sostanzialmente dalla settimana scorsa, con un Pdl che guadagna non più di 2 punti percentuali e la coalizione di centro sinistra stabile sulle sue posizioni post primarie. Anzi, l’accelerazione del processo di aggregazione del centro, che potrebbe vedere nelle prossime ore la discesa in campo di Montezemolo o addirittura dello stesso Monti, sembra in grado di neutralizzare gran parte degli effetti del “coup de théatre” di Berlusconi.

Se dunque non è il terremoto politico ad infiammare i mercati, quali altri effetti si temono? Questa settimana ci riserva una serie di scadenze dalle quali si potrà trarre un quadro d’insieme meno influenzato dalle reazioni nervose di oggi. Si comincia dopodomani con le aste dei Bot e a seguire quelle dei Btp decennali. C’è poi la preannunciata riunione dell’Econfin, che tornerà a discutere di controllo europeo sulle banche, per finire al summit di giovedì sulla futura governance dell’euro.

Si dovrebbero dunque capire meglio le tendenze dei mercati finanziari internazionali durante la prossima campagna elettorale italiana. Ma tra le tante previsioni che si fanno in queste ore, per onore di cronaca va segnalata anche l’ipotesi che Roma, sotto gli attacchi concentrici della speculazione e del “raffreddamento” della Bce, alla fine possa capitolare e chiedere l’intervento dello scudo europeo.

Non si capisce come un governo dimissionario, privo oramai di legittimazione parlamentare, possa chiedere l’intervento della Bce e del fondo salva stati Esm, sottoscrivendo impegni onerosissimi in grado di ridurre sensibilmente la nostra sovranità e ipotecare l’azione del futuro governo. Sembrerebbe dunque una via costituzionalmente impraticabile, ma si sa che l’emergenza economica e sociale di un Paese è sempre stata una cattiva consigliera.

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