Il “pacco” natalizio di Monti per l’Italia

Monti_Grilli_sliderIl ministro Grilli rivela incautamente che “probabilmente chiederemo lo stato di crisi prima di aprile”

 

 

ROMA – Non c’è stato il temuto terremoto dei mercati finanziari alla notizia del ritorno in campo di Berlusconi. A parte i commenti al vetriolo della maggior parte dei media stranieri, la Borsa chiude in rosso ma non supera nemmeno 1,5 punti in due sedute e la bestia nera dello spread galleggia più o meno sugli stessi livelli dell’altro ieri (328 punti sui bund tedeschi).

A cosa è dovuto tanto fairplay degli operatori finanziari? Delle due l’una: o Berlusconi è considerato ormai una pistola scarica che non fa più paura a nessuno, oppure i circoli che contano sanno che il tanto paventato “dopo Monti” di qualche mese fa è già stato di fatto metabolizzato.

Ma come e da chi? Su questo interrogativo un piccolo giornale come romacapitale.net aveva previsto in epoca non sospetta che la successione a Monti era un falso problema perché l’asse con Draghi e con i poteri forti della finanza internazionale era così solido che mai e poi mai si sarebbe potuto correre il rischio di un’avventura politica fuori controllo. E ora sembra che le cose siano andate proprio così.

Nella sostanziale indifferenza dei media, il sito Dagospia ha dato notizia di una cena avvenuta a Londra lo scorso 14 novembre a cui partecipò il nostro ministro dell’Economia Grilli insieme al gotha della finanza internazionale. Ma sentiamo il (presunto) resoconto del giornale: “A Grilli piacque molto il clima familiare e riservato di quell’incontro ed è questa la ragione per cui non si sottrasse alle domande neanche quando gli fu chiesto se il Governo avesse intenzione di chiedere lo stato di crisi alla ‘troika’ composta dagli uomini in grigio di Ue, Fondo Monetario e Bce. La risposta di Grilli fu chiara e limpida: ‘Probabilmente – disse il pallido ministro – chiederemo lo stato di crisi prima di aprile’”.

Per il momento non si hanno riscontri alla notizia di Dagospia, ma tutto lascia pensare che sia vera o tutt’al più assolutamente verosimile, perfettamente in linea cioè con la natura “tecnica” di questo governo e con la filosofia, cinica ma esplicita, di Mario Monti. Dichiarando infatti lo stato di crisi e chiedendo l’intervento della “troika” prima delle prossime elezioni, si dovrebbe sottoscrivere quel memorandum di impegni con tutte le rigide condizioni che chiunque arrivi a Palazzo Chigi a marzo o ad aprile sarà costretto a rispettare, ipotecando non solo la nostra politica economica, ma il nostro futuro negli anni a venire.

Collegata a questo sistema di relazioni dei nostri attuali governanti è l’agenda degli appuntamenti di Vittorio Grilli per i prossimi giorni con i rappresentanti delle maggiori investment bank internazionali. Chi ha visto quelle note riferisce che i primi incontri sono già avvenuti con il capo economista per l’Europa di Barclays e con la giovane Silvia Ardagna (39 anni originaria di Caserta), senior economist ed executive director della banca d’affari Goldman Sachs, nonché docente ad Harvard. Il prossimo appuntamento è già fissato per il 21 dicembre con Robert Chote, stretto collaboratore del Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne.

Dire che le grandi banche, in cui hanno militato in passato i “monelli” della finanza italiana, come Draghi, Monti o Grilli, passano all’incasso prima che a Palazzo Chigi e a via XX Settembre cambino gli inquilini, è una bassa insinuazione di cui vergognarsi ma non per questo irrealizzabile. E’ ancora troppo fresco il ricordo delle commissioni miliardarie che quelle stesse banche portarono a casa ai tempi della prima ondata di privatizzazioni italiane perché non vogliano riprovarci, tanto più che anche questa volta agirebbero per la nobile causa della riduzione del nostro debito stratosferico.

Qualcuno fa notare, sommessamente, che l’art. 88 della Costituzione impedisce al Presidente della Repubblica di sciogliere le Camere negli ultimi sei mesi del suo mandato per evitare qualsiasi ipoteca sulla libertà di decisione del futuro Parlamento. Per analogia, nel caso della eventuale dichiarazione dello stato di crisi e della conseguente blindatura della politica del futuro governo, saremmo andati già molto oltre lo spirito costituzionale.

C’è addirittura qualcun altro che suggerisce, se ce ne fosse bisogno, un’azione revocatoria internazionale per riprenderci la sovranità nazionale trafugata dolosamente da una banda di “furbetti” che così grave pregiudizio arrecherebbe al Paese, come recita il nostro codice civile.

Ma, si sa, i tecnici sono al di sopra di questi superflui lacci e lacciuoli normativi, tanto più che agiscono sempre per il bene esclusivo degli italiani, anche se pochi di loro se ne sono accorti.

Potrebbero interessarti anche