Chi ha paura dei veri conti del debito greco?

Bce_eurotowerLa Corte di Giustizia europea nega l’accesso ai documenti sulle transazioni finanziarie del 2001

 

ROMA – Era l’agosto del 2010 quando una giornalista del quotidiano economico Bloomberg chiese alla Bce l’accesso a due documenti relativi ad operazioni condotte fuori borsa sui titoli del debito pubblico greco. La richiesta fu respinta dalla Banca centrale, ma la tenace giornalista girò la stessa domanda alla Corte Europea di Giustizia che nei giorni scorsi si è pronunciata negativamente con la discutibile motivazione che il diritto di accesso alle informazioni concernenti la Bce “non può minare la tutela dell’interesse pubblico della politica economica dell’Ue e della Grecia”.

La sentenza mina uno dei principi sanciti nei Trattati in base al quale “qualsiasi cittadino dell’Unione e qualsiasi persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro ha un diritto d’accesso ai documenti della Banca Centrale europea”. Nel caso specifico poi in questo modo si nega ai contribuenti europei, costretti a pagare il conto del salvataggio di Atene, il diritto di sapere se i funzionari dell’Ue erano a conoscenza di irregolarità nei conti nazionali della Grecia prima del 2009.

Secondo Bloomberg e alcuni tra i più autorevoli specialisti di regolamentazione dei mercati finanziari, infatti, la Bce sarebbe in possesso di documenti legati alle transazioni finanziarie dei primi anni 2000 che con l’appoggio di Goldman Sachs e di altre banche hanno nascosto fino al 2010 la reale portata del debito greco. In particolare, la situazione degli swap fuori mercato che “avrebbero permesso al Paese di aumentare il debito di 5,3 miliardi di euro, di cui 2,8 miliardi presi in prestito nel 2001 proprio da Goldman Sachs”.

Sulla base di tali elementi, il sen. Lannutti (Idv) ha chiesto al Presidente del Consiglio e al ministro dell’Economia di sapere “se il Governo non ritenga necessario conoscere le modalità con le quali la Grecia avrebbe modificato i propri bilanci e nascosto all’Europa un enorme debito che da anni Atene e Bruxelles cercano ormai di coprire”.

Inoltre l’interrogante domanda “se la banca di affari che ha aiutato nell’operazione di ‘maquillage’ dei conti pubblici favorendo la Grecia nel nascondere il suo deficit di bilancio, non sia la stessa Goldman Sachs, che, dopo essersi aggiudicata alcune importanti privatizzazioni di imprese italiane, avrebbe avuto un ruolo di rilievo nel favorire la nomina, nel ruolo di presidente della Banca Centrale Europea, del dottor Mario Draghi, già ex Governatore della Banca d’Italia e ex Presidente del Financial Stability Board”.

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