Corruzione, in manette dirigenti delle Politiche Agricole

Ambrosio_Giuseppe11 arresti tra cui Ambrosio, capo segreteria di Braga. 37 le persone indagate. Sequestri per 22 milioni

 

 

ROMA – C’è anche Giuseppe Ambrosio, capo della segreteria del sottosegretario Braga, tra i destinatari dei provvedimenti della Procura di Roma che la Guardia di Finanza sta eseguendo da questa mattina all’alba nei confronti di funzionari pubblici e dirigenti del ministero delle Politiche Agricole e di imprenditori per reati contro la pubblica amministrazione.

Ambrosio, soprannominato il “Centurione” (da cui il nome dell’operazione), tratto è stato arrestato questa mattina unitamente alla moglie ed a persona “di fiducia”, entrambi dipendenti Mipaaf. Per l’alto dirigente l’accusa non è soltanto quella di avere favorito, dietro compenso, alcuni imprenditori ma anche di avere cooperato alla concessione di contributi pubblici in favore del Comune di Maratea (PZ) e di Todi (PG), rispettivamente per 63.500 euro e 125.000 euro, ricevendo in cambio l’omessa vigilanza edilizia da parte dei soggetti preposti su alcune opere realizzate abusivamente nelle ville di proprietà. Ville per la cui realizzazione il funzionario ha impiegato risorse per 1.273.000 euro, non coerenti con il proprio reddito familiare. Partendo da questi elementi le Fiamme Gialle hanno ricostruito puntualmente i redditi ed il patrimonio dei due coniugi, dal 1993 al 2008, accertando una sproporzione di oltre 925.000 euro tra entrate e uscite.

Complessivamente sono 11 gli arresti emessi dalla procura di Roma nei confronti degli indagati e 37 le persone indagate. Degli 11 provvedimenti emessi dalla procura di Roma, sei sono custodie di ordinanza cautelare in carcere e cinque agli arresti domiciliari.

In carcere sono finiti oltre ad Ambrosio, Stefania Ricciardi, dirigente dell’Ufficio per la promozione della qualità agroalimentare, Francesco Saverio Abate, direttore generale della Pesca marittima e dell’acquacoltura, Ludovico Gay, dirigente pubblico già direttore di Buonitalia Spa, Alfredo Bernardini, dirigente della Confederazione italiana agricoltori, Michele Mariani, impiegato presso il ministero delle Politiche agricole. Ai domiciliari, invece, Luca Gaudiano, funzionario del ministero, Riccardo Deserti, direttore del Consorzio Parmigiano Reggiano, gli imprenditori Claudia Maria Golinelli, Luigi Cardona e Oliviero Sorbini.

Il reato ipotizzato dai magistrati è corruzione e turbativa d’asta. La procura ha anche disposto il sequestro di beni per un valore di 22 milioni di euro comprensivo di: 43 tra terreni e fabbricati, 10 tra autoveicoli e motocicli e numerosi conti correnti, depositi titoli e polizze assicurative. Ammontano invece a 32 milioni di euro i contributi statali illecitamente percepiti da alcuni imprenditori grazie alla corruzione dei funzionari del Mipaaf.

Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria della Capitale e coordinate dal Procuratore Aggiunto dott. Nello Rossi e dal Sostituto Procuratore dott. Stefano Fava del gruppo “reati contro l’economia” della Procura della Repubblica di Roma, hanno consentito di accertare un diffuso sistema corruttivo radicato nell’ ambito del Mipaaf, posto in essere sistematicamente e con modalità seriali in occasione di erogazioni di denaro pubblico.

In pratica, i dirigenti e i funzionari del Ministero coinvolti nelle indagini si accordavano di volta in volta con alcuni imprenditori per l’erogazione di contributi e finanziamenti pubblici, per la stipula di contratti o l’ aggiudicazione di gare pubbliche in regime di favore (anche attraverso la predisposizione o la partecipazione pilotata ad alcuni bandi di gara), ricevendo compensi corruttivi di varia natura come controprestazione dell’attività illecita svolta. In cambio delle loro condotte illecite i dirigenti e i funzionari del Ministero hanno infatti ottenuto somme di danaro in contanti ed indebiti vantaggi patrimoniali tra cui vacanze pagate all’estero (Stati Uniti e Francia), soggiorni presso lussuosi resort e centri benessere in Italia, stage e promesse di posti di lavoro per parenti, amici e amanti, generi alimentari, oggetti di arredo di elevato valore etc.

Ma vi è più: i dipendenti del Mipaaf si erano accordati per “turnare” i vantaggi corruttivi. Infatti, laddove la misura ridotta del finanziamento pubblico non consentiva la retribuzione di tutti i pubblici ufficiali coinvolti, l’ imprenditore provvedeva a soddisfare la richiesta di uno solo di essi con la certezza, per gli altri, di essere a loro volta soddisfatti alla prima utile occasione. Attraverso questo sistema gli imprenditori coinvolti sono riusciti, dal marzo 2007 al maggio 2011, ad aggiudicarsi 32 milioni di euro di finanziamenti pubblici, per lo più relativi al  finanziamento di iniziative di informazione e di comunicazione per la valorizzazione delle produzioni agricole nazionali, per la tutela della salute dei consumatori, per l’ educazione alimentare e per le altre attività di interesse sociale.

Tra i bandi di gara oggetto di accordo corruttivo si citano “FOOD4U”, per la realizzazione di campagne di sensibilizzazione rivolte a scuole italiane ed europee sull’ importanza di una consapevole alimentazione (3.780.000 euro) e “Frutta nelle scuole”, finalizzato ad aumentare il consumo di frutta e verdura da parte dei bambini e ad attuare iniziative che supportino più corrette abitudini alimentari (oltre 13 milioni). Altri contributi pubblici  sono invece serviti per finanziare iniziative quali “La Giornata Nazionale dell’Agricoltura” (154.800 euro) e “L’Asta Internazionale del Tartufo” (263.210 euro), quest’ultima attraverso Buonitalia Spa (società interamente partecipata dal Mipaaf).

Giuseppe Ambrosio è stato in passato capo di gabinetto dei ministri Zaia e Galan. Dal maggio scorso è direttore generale del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (Cra).

A carico di Giuseppe Ambrosio, non c’è solo la vicenda per la quale è finito oggi in carcere rispetto ad un vasto giro di corruzione al ministero delle politiche agricole. Il procuratore aggiunto Nello Rossi ha ricordato nel corso della
conferenza stampa che ha illustrato l’operazione della Guardia di finanza: “Nel maggio 2011 nei confronti di Ambrosio c’è stata una citazione a giudizio per una truffa ai danni del ministero rispetto ad indebiti pagamenti per ‘Enoteca d’Italia’. Nel
gennaio scorso poi – ha continuato il magistrato – è stato incardinato un ulteriore procedimento che aveva come oggetto la promozione della moglie (Stefania Ricciardi) a dirigente del Mipaaf con un titolo di studio non riconosciuto, una laurea presa
presso l’università di Malta”.

Il procuratore ha poi spiegato: “Rispetto a queste vicende bisogna concedere la presunzione di innocenza. In entrambe i casi il ministero è parte lesa. Gli accertamenti hanno riguardato persone che muovendosi a livello amministrativo del Mipaaf hanno
lucrato attraverso appalti e commesse pubbliche”.

Sul piano umano sono addolorato per quanto successo, perche’ sono cose che mai un ministro vorrebbe comunicare”, ma “ho assoluta fiducia nella magistratura”. Questo il primo commento del ministro dell’Agricoltura, Mario Catania, sull’inchiesta per corruzione all’interno del Mipaaf. “Vorrei svegliarmi domani e scoprire che non c’e’ nulla di vero, perche’ sul piano umano, quando una condivide una vita a contatto con alcune persone, non si puo’ che essere addolorati”, ha aggiunto Catania, “ma ho la piena consapevolezza di dover dare sostegno alla magistratura, e attendo di sapere quali saranno gli sviluppi di questa inchiesta, nel rispetto dei diritto degli indagati”.

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