Frode agroalimentare, una truffa da 6 milioni di euro

agricoltura-sliderCinque arresti. Accesso abusivo a sistema informatico per ottenere contributi pubblici comunitari

ROMA – Il Nucleo Antifrodi di Roma del Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari ha dato esecuzione questa mattina a cinque ordinanze di custodia cautelare emesse dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma a carico di persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ”per il conseguimento di erogazioni pubbliche del comparto agroalimentare mediante l’accesso abusivo ad un sistema informatico”.

L’azione dei Carabinieri, sottolinea una nota, ”ha permesso di accertare una truffa di 6 milioni di euro di cui 4 milioni sono stati bloccati a seguito dell’intervento dei militari”.

L’ordine di custodia cautelare è stato emesso per Maurizio Ferraro, Giovanni Morello, Antonino Marino Gambazza, tutti in carcere, nonché Antonio Tramontana e Maya Di Gregorio, entrambi agli arresti domiciliari. A tutti si contesta come si è detto il reato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Il provvedimento ha raggiunto Maurizio Ferraro in carcere perché già in stato di arresto per una vicenda di droga.

Le indagini avviate nel 2010 hanno riguardato la presentazione di domande uniche di pagamento per ottenere contributi direttamente dall’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) che attraverso diversi sportelli di Centri di assistenza in agricoltura (Caa) sin dal 2009 versava i contributi o a soggetti ignari o complici degli organizzatori del raggiro al fine di ottenere il contributo erogato (ogni domanda si riferiva a fondi che nel massimo raggiungevano 15 mila euro) che finivano poi nella disponibilità degli indagati.

Secondo quanto emerso dall’indagine, le persone arrestate si sono avvalse della complicità di una decina di persone la cui posizione è ancora all’esame degli investigatori. Fatto singolare emerso è che tra coloro per i quali (a loro insaputa) gli organizzatori del raggiro chiedevano il contributo comunitario c’è anche un’ intera squadra di calcio che milita nella serie minore e che ha la sua sede nel cosentino.

Le indagini hanno fatto emergere che attraverso l’uso di password le persone arrestate inserivano nel ”Sistema informativo agricolo nazionale (Sian)” una serie di dati falsi che attestavano così la disponibilità di terreni agricoli che invece erano di proprietà di privati o di enti pubblici-demaniali, terreni che non erano mai stati concessi in uso.

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