Le occasioni perse dall’industria dell’audiovisivo

Cinema_pellicolaIl peso del settore nell’economia nazionale e il ruolo centrale della Capitale. Proposte per una ripresa

 

ROMA – Sembra un ossimoro, invece l’industria dell’immaginario è una componente estremamente reale della nostra economia e potrebbe esserlo ancor di più se solo se ne avesse consapevolezza. Dai dati emersi nel convegno di stamattina promosso da Unindustria, dal Distretto dell’Ict e dalla Camera di commercio, emerge che l’audiovisivo è un settore con 15,5 miliardi di fatturato, 60.000 occupati e un fattore di moltiplicazione del reddito tra i più elevati in assoluto.

Audiovisivo_numero_occupati

In questo quadro il ruolo specifico di Roma è oggettivamente centrale. Con il 56% dei ricavi totali derivanti dalla produzione cinematografica e televisiva, il 59% del valore aggiunto e il 43% di tutti gli occupati, il territorio romano gioca un ruolo determinante per l’intero settore. “Roma rappresenta dunque – si legge nel rapporto del Distretto – il polo italiano del settore audiovisivo. Milano dà un contributo importante, ma la Capitale segna una netta prevalenza su tutti gli indicatori economici della produzione e degli occupati del settore nel suo complesso.

Il vice presidente di Unindustria, con delega alla produzione creativa, alla cultura e al turismo, Giampaolo Letta, si è soffermato sugli obiettivi e le funzioni del Comitato tecnico scientifico dell’Unione che mira da un lato ad aggregare tutti gli attori delle filiere dell’audiovisivo, multimediale, entertainment, turismo e cultura, e dall’altro a promuovere la convergenza tra industria dei contenuti, media, ict e strutture turistiche. “L’audiovisivo rappresenta – ha detto Letta – uno snodo decisivo della società della conoscenza, in cui anche le nuove competenze digitali e di rete sono in grado di impattare positivamente sui redditi dei territori, sulle diverse forme di turismo e sull’immagine dei prodotti di quel territorio”.

Al presidente di Zetema, Francesco Marcolini, è toccato ricordare quali spazi straordinari Roma metta a disposizione degli operatori (per esempio, il Museo della civiltà romana, Tor de’ Conti, Caserme di via Guido Reni, Casina della scherma al Foro Italico, ecc.), solo marginalmente utilizzati. Cosa manca dunque perché queste eccezionali opportunità siano colte? Secondo Marcolini non c’è sufficiente progettualità culturale, non c’è il giusto approccio industriale al problema, non ci sono business plan fatti seriamente, sono insufficienti gli investimenti privati e mancano del tutto quelli internazionali.

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