La spending review mette in ginocchio il Ssn

Medici_sliderCon i tagli già effettuati, molte Asl e aziende ospedaliere costrette a tagliare le prestazioni sanitarie

 

ROMA – Nel 2014, secondo una stima della Ragioneria dello Stato ci saranno 18 miliardi di euro di deficit  rispetto al fabbisogno stimato per la spesa sanitaria. Nonostante dunque i tagli alla sanità imposti dalle ultime manovre finanziarie e dalla spending review, si corre il rischio di far saltare la firma del nuovo “Patto per la salute” tra il governo e le Regioni sulla spesa e la programmazione del Servizio Sanitario Nazionale nel triennio 2013-2015. Lo denuncia oggi la Conferenza delle Regioni sottolineando che “senza la soluzione delle questioni relative alle risorse finanziarie necessarie per l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza non solo non sarebbe possibile sottoscrivere il patto, ma si aprirebbe una situazione di grave e insostenibile incertezza”.

Come si evince dalla tabella, il “buco” nel bilancio del servizio sanitario nazionale tenderà ad allargarsi in funzione della contrazione relativa del finanziamento pubblico. “Nonostante il documentato impegno profuso dalle aziende sanitarie – si legge in una nota della Fiaso – nell’anno in corso i fornitori, in media, hanno concesso sconti solo del 2%, mentre la riduzione attesa per il 2013 cresce appena al 2,6% contro il 10% programmato dalla legge di stabilità. E, dato ancora più clamoroso, sono proprio le Regioni più virtuose, quelle in linea con i piani di rientro dai deficit sanitari, ad essere più in difficoltà, con sconti che toccano appena quota 1,8% nel 2012 e 1,9% nel 2013. Segno che i tagli lineari finiscono per penalizzare chi è stato fino ad oggi più efficiente e non quindi nella condizione di ottenere altre riduzioni di prezzo da contratti già ridotti all’osso”.

Spesa_sanitaria_tabella

Questi risultati finiscono col trasformare in un miraggio l’obiettivo di risparmi per 2,7 miliardi nel biennio, denaro che però è stato nel frattempo già detratto dal fondo sanitario nazionale. Ne deriva che per raggiungere l’agognato obiettivo di risparmio, nel 95% dei casi le Asl saranno costrette a tagliare i servizi e le prestazioni rese ai pazienti.

Quindi si torna al nocciolo politico della “sostenibilità” del Ssn. “In termini puramente ‘ragionieristici’ la definizione di un sistema sostenibile dal punto di vista finanziario implica il dover garantire un equilibrio tra entrate ed uscite, ma la sua applicazione ad un settore quale quello della sanità deve considerare ulteriori decisivi elementi. La decisione dei responsabili della politica sanitaria negli ultimi anni su quanto “spendere” per la sanità è stata strettamente collegata al vincolo fiscale. Ne consegue che, se il pareggio di bilancio è il principale obiettivo, la decisione di quanto impiegare per il capitolo “salute” è direttamente determinata. Se, invece, lo scopo degli investimenti in sanità è quello di contribuire al raggiungimento di un miglior stato di salute della popolazione, allora la politica dovrà ponderare attentamente quante risorse assegnare al settore assistenziale e come provvedere alla ricerca di eventuali extra-risorse”.

Con questo, nessuno nega che il settore vada ristrutturato perché una spesa complessiva del Servizio Sanitario Nazionale 2011 vicina ai 113 miliardi di euro, pari al 7,1% del prodotto interno lordo con 36 miliardi di spese per il personale, non è immaginabile. Però far quadrare i conti tagliando con l’accetta le prestazioni mediche e ospedaliere è altrettanto intollerabile.

Questo apre il capitolo dei rimedi sul quale si stanno misurando in tanti, a proposito e non. Tra questi, anche la Fiaso suggerisce la sua ricetta per il problema della sostenibilità finanziaria dell’Ssn, se necessario, anche con  interventi di carattere strutturale che la Federazione ha condensato in quattro punti:

•    Togliere dall’elenco delle prestazioni mutuabili quelle oramai superate dai progressi della medicina;
•    Sostituire il sistema iniquo dei ticket con un più equo sistema di pagamento “a franchigia” proporzionato al reddito;
•     Recuperare ed integrare il contributo che può venire da sociale, volontariato, sanità privata e iniziative assicurative;
•     Rilanciare il processo di aziendalizzazione, riaffermando il ruolo dell’Azienda come luogo in cui si costruiscono le motivazioni per migliorare l’efficienza.

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