I miliardi per Mps si trovano sempre

Monte_paschi_siena_sliderDopo l’1,9 miliardi di euro già prestati alla banca senese, il Governo ne stanzia altri due per evitare il suo fallimento

 

 

ROMA – Mentre centinaia di aziende italiane chiudono i battenti perché non hanno più accesso al credito o perché lo Stato non paga i loro crediti, mentre diecine di migliaia di lavoratori sono in cassa integrazione o in mobilità, il governo Monti (e prima di lui Berlusconi) trova 4 miliardi di euro per salvare dal fallimento il Monte dei Paschi di Siena. “Too big too fail”: le dissennate operazioni condotte da Mussari & C., gli interessi politici della Fondazione, i sogni di grandeur dei piccoli bancari di provincia, passano in second’ordine di fronte al rischio di fallimento della Banca.

Così, con un emendamento dell’ultima ora inserito nella legge di stabilità, il governo fa slittare al primo marzo 2013 il termine entro il quale il Monte dei Paschi di Siena potrà emettere le obbligazioni da vendere al Tesoro, i cosiddetti Monti-Bond, veicolo per gli aiuti di Stato che arriveranno alla banca senese. E’ solo l’ultima novità nell’intricata operazione di salvataggio della banca arrivata al capolinea.

E la Commissione Ue dà prontamente il via libera alla ricapitalizzazione del Monte per 3,9 miliardi, che andranno in parte  a sostituire i 1,9 miliardi di euro già sottoscritti dallo Stato nel 2009. In questo modo il coefficiente di patrimonializzazione di base salirà al 9 per cento (degli attivi) e la banca risulterà in linea con le raccomandazioni dell’Eba (European banking authority) che prevedono una riserva supplementare temporanea per contrastare l’esposizione al rischio sovrano.

“Gli eventuali interessi eccedenti il risultato dell’esercizio – si legge nella nuova proposta per avere il via libera all’operazione – sono corrisposti mediante assegnazione al Ministero di azioni ordinarie di nuova emissione, valutate al valore di mercato”, con conseguente ingresso del Tesoro nella proprietà. Tuttavia, negli esercizi finanziari 2012 e 2013, “nei limiti in cui ciò risulti compatibile con il quadro normativo dell’Unione europea in materia di aiuti di Stato, gli eventuali interessi eccedenti il risultato dell’esercizio possono essere corrisposti anche mediante assegnazione al Ministero del corrispondente valore nominale” di obbligazioni “di nuova emissione”.

In pratica, quindi, è l’ennesimo gioco delle tre carte – come qualcuno l’ha definito – “per fornire aiuti pubblici alla banca più antica del mondo senza incappare nel veto Ue o in quello delle commissioni parlamentari, con nuovi bond al posto degli interessi che a loro volta genereranno altri interessi e via dicendo. Con il solo limite (si fa per dire!) che l’operazione è applicabile soltanto agli esercizi 2012 e 2013, per un ammontare di interessi stimati in circa 550 milioni di euro, che, sommati ai 3,9 miliardi di aiuti già deliberati, fanno un totale di “regali” di 4,45 miliardi di euro.

Qualcuno a questo punto si è divertito a fare questo piccolo giochino. MPS ha in circolazione 11.681.539.706  azioni. Il valore di ogni azione alla chiusura di Borsa di oggi è  di 0,2163 euro. Moltiplicando il numero delle azioni per il loro valore unitario si ottiene la cifra di 2,526 miliardi, euro più euro meno. In altri termini, oggi MPS vale 2,526 miliardi. E’ lecito allora domandarsi: perché mai i contribuenti italiani dovrebbero dare, praticamente a fondo perduto, altri due miliardi, oltre ai due già erogati, ad una banca che in tutto ne vale 2,5? Un cittadino qualsiasi potrebbe dire: abbiamo già dato al Monte 1,9 miliardi, perché non aggiungiamo 600 milioni e almeno ci prendiamo la banca?

Ma per il Tesoro la mossa geniale di buttare altri due miliardi nella voragine di debiti della banca scongiura il rischio di nazionalizzare un istituto imbottito di titoli di Stato, senza contare l’inchiesta della magistratura in corso da maggio. Secondo gli analisti, invece, a beneficiare del mancato ingresso dello Stato saranno gli attuali soci di Mps e il suo principale azionista, a cominciare dalla Fondazione Mps che manterrà inalterato il suo pacchetto di azioni.

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