La grande abbuffata dei punti verdi qualità

Punti_verdi_qualita_sliderL’indagine della Procura di Roma prosegue allargandosi ad altre aree comunali oggetto di truffe e malversazioni

 

ROMA – La torbida vicenda dei punti verdi qualità nel Comune di Roma è vecchia ormai di mesi e in quanto tale non varrebbe la pena di tornarci sopra, se non per aggiornare il cittadino sullo stato di avanzamento delle indagini giudiziarie. Tuttavia la risposta evasiva del Sottosegretario all’interno, Saverio Ruperto, ci costringe a tornare sull’argomento.

Com’è noto, i punti verdi sono aree che l’amministrazione comunale concede in gestione a soggetti privati che si impegnano a realizzare opere di riqualificazione urbana senza gravare sul bilancio comunale, a fronte della possibilità di esercitare nella zona assegnata attività commerciali foriere di profitti come bar, servizi di ristorazione, campi sportivi, asili nido convenzionati, ludoteche, palestre e piscine. Il progetto, nato nel 1995 e modificato nel corso degli anni, prevedeva la realizzazione di 67 aree su tutto il territorio cittadino destinate ad attività ricreative o sportive. Di queste sono 17 sono quelle effettivamente avviate.

La Procura della Repubblica di Roma avvia un’inchiesta e procede all’incriminazione di diversi personaggi, alcuni dei quali finiti in carcere. In particolare l’attenzione dei magistrati si concentra sull’area di Spinaceto per cui il Campidoglio figura anche come fideiussore per i finanziamenti bancari necessari per le spese di costruzione. Basti pensare che per l’affare punti verdi, senza avere praticamente quasi nulla in cambio, il Campidoglio ha già firmato fideiussioni per 400 milioni di euro.

Nella primavera scorsa vengono arrestate quattro persone, gli architetti del Comune Stefano Volpe e Anna Maria Parisi e gli imprenditori Massimo Dolce e Marco Bernardini. Dalle intercettazioni telefoniche e dagli interrogatori emergono non solo i rapporti tra gli imputati, ma anche le responsabilità di alcuni politici, come il vice sindaco Sveva Belviso o l’assessore Marco Visconti che si sarebbero adepaerati in diversi modi per agevolare i rapporti degli imprenditori con gli istituti di credito. Emerge anche il rapporto tra un concessionario, Fabrizio Moro, e Antonio Lucarelli il quale, prima di diventare segretario del Sindaco, era un dipendente dello stesso concessionario e questo, secondo l’architetto Volpe, potrebbe essere proprio il motivo per cui Moro sarebbe stato favorito. Sta di fatto che a dicembre scorso vengono liquidati a Dolce 437.000 euro.

Tutto questo ed altro ancora viene ricordato in un interrogazione parlamentare di qualche mese fa del senatore Stefano Pedica, ex Italia dei Valori e ora Gruppo misto, che chiede al ministro dell’Interno, dell’Economia e della Coesione territoriale di sapere innanzitutto se  siano a conoscenza dei fatti esposti e “se siano note le motivazioni per cui i vertici dell’amministrazione capitolina non hanno provveduto ad aprire un’inchiesta interna in relazione alla vicenda e se risulti che siano riscontrabili responsabi-lità in capo agli stessi”.

Dopo alcuni mesi arriva ora la risposta del Sottosegretario all’interno Saverio Ruperto. era lecito attendersi che sulla oscura vicenda dei punti verdi qualità si fosse fatta dopo tanto  tempo finalmente chiarezza. Invece l’intervento del rappresentante del governo si limita a ripercorrere le fasi salienti della vicenda, note a tutti e descritte puntualmente dallo stesso interrogante, senza aggiungere la benché minima notizia sugli sviluppi giudiziari e sulle responsabilità degli amministratori.

Dice infatti il Sottosegretario, come se rivelasse fatti inediti, che “è in corso un’indagine di polizia giudiziaria che la Procura della Repubblica di Roma ha delegato al nucleo di polizia tributaria ed al gruppo della Guardia di finanza. Gli accertamenti vertono in particolare su presunti episodi di corruzione che sarebbero stati perpetrati da funzionari del Comune e privati imprenditori nell’ambito della realizzazione delle strutture dei punti verde Qualità e della gestione del relativi servizi”.

Nello specifico – prosegue Ruperto con lo stesso tono rivelatore – “le indagini hanno evidenziato che gli amministratori di fatto delle società concessionarie di un punto verde Qualità avrebbero ottenuto l’erogazione di circa 2.200.000 euro sulla base di false fatture, attestanti lavori mai eseguiti per la realizzazione di quello stesso punto verde. Il comando provinciale della Guardia di finanza ha reso noto altresì che analoghi riscontri e approfondimenti operativi riguardano le società incaricate della realizzazione delle infrastrutture all’interno di altri quattro punti verde di proprietà del Comune di Roma”. E questa forse potrebbe rivelarsi l’unica novità dell’indagine in corso.

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