Pendolari, numeri da brivido nel Lazio

Pendolari_sliderLo stanziamento di risorse della Regione per le ferrovie nel 2011 è stato di appena 35 milioni, lo 0,13% del bilancio


ROMA – Ridicolo e immobile: lo stanziamento di risorse aggiuntive della Regione Lazio per le ferrovie per il 2011 è stato una miseria di 35,1 milioni di euro, lo 0,13 del bilancio regionale come per l’anno precedente, una delle peggiori situazioni nazionali.

Il 2012 è stato un ennesimo anno difficile per la vita dei pendolari nella nostra regione, con un taglio del 3,7 per cento del servizio e aumenti del 15 per cento dei biglietti e degli abbonamenti.

Sono questi alcuni dei dati più significativi che emergono per Roma e il Lazio dalla nuova edizione del “Rapporto Pendolaria” di Legambiente. Tutti i numeri del trasporto pubblico, con la situazione e gli scenari, sono stati presentati stamattina a Roma con un blitz di fronte all’ingresso della Roma – Lido, una delle ferrovie più antiche e abbandonate della Capitale sulla quale viaggiano 90mila cittadini al giorno, il numero più alto del Lazio dell’intero Paese.

Numeri da brivido, riferisce Ferpress, tanto più se si considera che nel Lazio viaggiano un quinto dei pendolari in Italia: 560mila cittadini sui 2,9 milioni (19,3 per cento) che si muovono nel Paese ogni giorno transitano sui 1.379 km delle ferrovie laziali, un numero che è quasi raddoppiato rispetto al 2008, quando erano 400mila (+40 per cento), e che fanno piazzare la nostra regione al secondo posto della classifica per numero di pendolari subito dopo la Lombardia. Una cifra che nel 2015, se non prima vista la crisi, si stima diventerà di quasi 700mila persone al giorno, ai quali si aggiungono già oggi 104 milioni di viaggiatori annui dei mezzi regionali su gomma per 9.000 corse al giorno.

“Le istituzioni raccolgano il grido d’allarme dei pendolari che Legambiente rilancia, stop ai tagli al servizio, a chi si candida a governare il Lazio chiediamo di approvare subito una legge regionale per i pendolari che destini l’1 per cento del bilancio della Regione ai 560mila cittadini che viaggiano ogni giorno a Roma e nel Lazio -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Nel Lazio come in tutto il Paese si continuano a favorire le strade, nonostante sia chiaro che quelle opere non si realizzeranno mai e mentre è chiaro che il trasporto pubblico su ferro è una nuova grande utile opera pubblica del secolo, contro traffico ed inquinamento e per ridurre le emissioni di CO2 e battere il riscaldamento globale.

I pendolari vivono ogni giorno in emergenza, treni stracolmi, carrozze abbandonate, biglietterie scomparse nelle fermate mai presidiate, informazioni inesistenti. Bisogna subito mettere mano alla qualità dei binari, delle stazioni, dei treni, dei mezzi, i trasporti regionali soffrono da troppo tempo la mancanza di investimenti adeguati”.

Legambiente presenta il testo di una “legge per i pendolari” e chiede che sia uno dei primi atti del nuovo governo regionale, per migliorare quantità e qualità del servizio, incrementare l’offerta dei servizi: un unico articolo, tre commi, con al centro la creazione di un “Fondo regionale per il trasporto locale”, nel quale confluisca almeno l’1 per cento del bilancio regionale, 200 milioni all’anno vincolati a questi obiettivi, un miliardo di euro nei cinque anni di governo, per l’acquisto di nuovo materiale rotabile e il potenziamento strutturale della rete.

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“Fateci uscire dalla preistoria” è lo slogan dei volontari di Legambiente che hanno manifestato stamattina a Roma e in altri appuntamenti di fronte alle stazioni d’Italia, dal Veneto alla Sicilia, con un mega poster degli “Antenati” per rimarcare l’abbandono di molte stazioni, la vetustà dei treni, la soppressione delle corse, il sovraffollamento e i ritardi, l’incertezza dei finanziamenti e del futuro di un settore che interessa quasi tre milioni di cittadini nel Paese.

Delle 20 linee pendolari più frequentate d’Italia le prime quattro sono “laziali”, sette su venti nel complesso, tutte tra i primissimi posti nazionali. La più affollata linea pendolare italiana è la Roma–Lido che trasporta ben 90mila pendolari ogni giorno dai comuni del litorale e da Ostia verso Roma, con 28,791 km di lunghezza, 13 fermate e 150 corse al giorno. Segue nella classifica delle linee più frequentate la Roma nord – Viterbo con 75.000 passeggeri al giorno e poi, ancora, la FL1 Fiumicino Aeroporto-Orte, con le sue 65mila persone al giorno nonostante la capienza di 50mila, unica linea in Italia con i parametri considerati per essere classificata come di “serie A” anche se il servizio effettuato è spesso in ritardo e la linea soffre l’eccessivo affollamento, aggravato anche dalla scarsa attenzione a servizi e pulizia sia dei treni sia delle stazioni; ancora a seguire, la FL3 Roma Ostiense-Viterbo con 65.300 passeggeri al giorno, classificata di “serie B” per il materiale rotabile dedicato al servizio pendolare e la frequenza di 15-30 minuti.

“A Roma e nel Lazio si muovono un quinto dei pendolari italiani, eppure per treni e bus le risorse sono sempre ridicolmente poche e sempre più incapaci di soddisfare i bisogni dell’utenza, eppure i soldi per le strade ci sono sempre -attacca Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Nell’ultimo anno il servizio ha subito tagli programmati e di fatto per continui guasti dovuti alla scarsa manutenzione e al mancato rinnovo del materiale rotabile, con aumenti delle tariffe dei biglietti e degli abbonamenti ai quali non è corrisposto un bel nulla in termini di miglioramento del servizio, anzi. Vanno trovati i fondi, eliminando le infrastutture inutili e devastanti, a partire da quelle stradali come il GRA bis o l’autostrada Pontina, spostando poi gli investimenti anche privati sui binari, le fermate e le stazioni, sul servizio su gomma del Cotral che va salvaguardato, con nodi intermodali di scambio tra bus e treni, corsie protette e riservate. Vanno allora subito ridefinite le priorità, trovando soluzioni per il trasporto pubblico, ascoltando e dialogando con comitati pendolari e associazioni”.

La guerra tra ferrovie e strade è in pieno svolgimento: solo nel periodo 2003-2012, nel Lazio contro i 50 milioni destinati alle ferrovie, sono stati destinati alle strade quasi 700 milioni (e 237 alle metropolitane), in percentuale si tratta di un risicato 5 per cento contro il 71 per cento delle risorse per le strade. E anche sul fronte delle penali nei confronti dei gestori del servizio si potrebbe fare di più: nel Lazio, nel 2011 sono oltre 11 milioni, cifra tra le più alte in Italia (dopo Lombardia ed Emilia Romagna), soldi che sono stati reimpiegati per lo più nei servizi aggiuntivi. Nella crisi di risorse pubbliche che attraversiamo, va fatto un ragionamento approfondito sulle infrastrutture, scegliendo ciò che va fatto e ciò che è inutile.

Per cambiare volto alla regione non servono, un Gra bis da un miliardo e 700milioni di euro, l’autostrada Pontina da 2,4 miliardi con un finanziamento pubblico del 40 per cento, il nuovo porto di Fiumicino o il raddoppio a nord dell’aeroporto Da Vinci garantito dalle tariffe dei cittadini, quanto piuttosto infrastrutture su ferro, treni, metropolitane e tramvie sulle quali indirizzare anche i soldi privati.

Sul fronte delle infrastrutture nel Lazio sono diverse le priorità di intervento sulle quali concentrare l’attenzione e gli investimenti, dal completamento dell’anello ferroviario, al raddoppio della Cesano-Viterbo fino almeno al Bracciano, al raddoppio della Campoleone-Nettuno. Opere di cui si parla da vent’anni, ma che essendo fuori dalla Legge Obiettivo e dagli interventi prioritari, continuano ad essere rinviate e senza prospettive vere di realizzazione. Occorre inoltre ricordare che ben 386 km (il 39 per cento del totale) delle ferrovie laziali ancora oggi risulta essere a binario unico, e poche sono le linee dedicate per i treni metropolitani e regionali.

Non va meglio sul fronte delle stazioni, che spesso invece di essere presidi sul territorio, sono cattedrali nel deserto, anche su linee frequentatissime e situate in aree densamente abitate della città, dove spesso non ci sono né la biglietteria né l’erogatrice, non ci sono servizi di ristoro, il personale ferroviario è assente e mancano i servizi igienici.

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