Stangata Imu, fine anno si chiude in ‘bolletta’

Imu_sliderCon i ritardi delle tredicesime per le famiglie il 2012 finisce in profondo rosso. Il 2013 ancora più difficile

 

ROMA – Lunedì, ultimo giorno per pagare la seconda rata, la più cara, dell’Imu ha provocato la corsa agli sportelli bancari e alle poste. E anche se nei 205 uffici postali di Roma è stato possibile pagare l’imposta sugli immobili con il tradizionale bollettino in alternativa al modello F24 e che sono stati messi a disposizione corridoi dedicati, le file per pagare non sono mancate. Chi per qualsiasi motivo non è riuscito a saldare l’Imu entro lunedì 17, potrà comunque pagare la tassa sugli immobili nei prossimi giorni con una mini-sanzione.

Dopo l’Imu, più nulla. Le tasche della maggioranza degli italiani, dopo il pagamento del saldo dell’imposta sulla casa che è scaduta ieri, ricevono la mazzata finale e chiudono il 2012 in profondo rosso. Addio, quindi, al tradizionale ‘gruzzoletto’ delle famiglie, impiegato oggi per far fronte alle spese ordinarie, e non più come un tempo per quel ‘welfare familiare’ che è stato l’unico a reggere durante la crisi. E il 2013, secondo le associazioni dei consumatori, sarà ancora più difficile, senza le ‘riserve’ di liquidità già bruciate dalle famiglie in questi anni di crisi.

“Il 2012 è stato un anno terribile -spiega a Labitalia Pietro Giordano, segretario generale dell’Adiconsum- e finisce ancora peggio: le imprese non hanno liquidità, non pagano tredicesime o le pagano più tardi, alcune addirittura non pagano gli stipendi. E l’Imu -sottolinea- è stata la mazzata finale per i consumatori”. Consumatori che, come spiega Giordano, già possono contare su un reddito decurtato rispetto agli anni scorsi. “C’è stato un sostanziale abbattimento del reddito -sottolinea il leader dell’Adiconsum- perchè ci sono sì gli ammortizzatori sociali, che però tagliano del 60% l’importo dell’ultima busta paga”.

Redditi dimezzati, caro-spesa e tasse in aumento stanno cambiando radicalmente la ‘geografia’ sociale del nostro Paese, con il ceto medio sempre più in affanno. “In Italia ogni anno ci sono 38 miliardi di crediti inesigibili per le imprese: l’80% di questi crediti -analizza Giordano- consiste in utenze domestiche (luce, acqua, gas, spazzatura), mutui e prestiti personali”.

E anche la casa, un tempo ‘sacra’ per la stragrande maggioranza degli italiani, è a rischio per la crisi. “L’80% degli italiani possiede un’abitazione -sottolinea Giordano- ma di questo passo il rischio è che saranno sempre più quelle che andranno all’asta o che saranno vendute per sopravvivere”.

Accanto alle difficoltà degli italiani, sottolinea Giordano, “c’è la vergogna dell’evasione fiscale a 40 miliardi di euro”. “E ancora -incalza- quella di una classe politica che annuncia ma non riesce ad attuare nessuna spending review. Le Province ci sono ancora, come anche i cda delle società municipalizzate con i loro stipendi”.

E la mancanza di liquidità mette sempre più interi nuclei familiari a rischio usura. “Dai dati del nostro fondo anti-usura -spiega Giordano- emerge che sono a rischio non più soltanto i pensionati con la minima a 400 euro, ma anche i divorziati, che devono pagare due affitti e più utenze domestiche, e in generale quello che un tempo era il ceto medio, financo gli impiegati ministeriali”.

Il saldo della tassa sulla casa dovrebbe portare un gettito di circa 15 miliardi di euro, che sommati ai 9 pagati a giugno in acconto porterebbero l’incasso a 23-24 miliardi di euro, un po’ più rispetto ai 21 che erano stati stimati nel Salva-Italia. Per il saldo dell’imposta in alcuni casi si è giunti a pagare anche il doppio rispetto all’acconto e «tre italiani su cinque sono ricorsi ai risparmi realizzati negli scorsi anni per pagare l’imposta sulla prima casa», rileva la Confedilizia.

Secondo i calcoli della Cgil, invece, tra l’Imu e i rincari delle bollette, la spesa per la casa supera ormai il 31% del budget delle famiglie e per 3 milioni di nuclei supera addirittura il 40% del reddito disponibile creando «seri disagi». Le associazioni dei proprietari riunite nel Coordinamento Unitario (Arpe-Federproprietà, Confappi, Uppi) in uno studio elaborato con Eures calcolano per l’Imu un gettito complessivo di 23,4 miliardi e una spesa media a famiglia di 1.216 euro, a fronte dei 437 del 2011, con un aggravio di costi dunque pari a circa 780 euro.

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