Monti ha finito di sfogliare la margherita

Monti_Napolitano_sliderUna federazione di liste unite dal simbolo “Per Monti”. Berlusconi all’inseguimento dei fuggitivi. Nel Pd scoppia la grana delle liste (e dei listini) elettorali

 

 

ROMA – Ormai la linea è tracciata. Mancano i dettagli ma la discesa in campo di Mario Monti nella prova elettorale, nonostante i tentativi di dissuasione dei vari Napolitano, Bersani, D’Alema, è certa. Il format sarà quello federale: quattro liste distinte, ciascuna con la scritta “Per Monti” all’interno del proprio simbolo. I ‘magnifici quattro’ sono l’Udc di Casini, Fli di Fini, i transfughi del Pdl Frattini, Pisanu e Mauro e ‘Verso la Terza Repubblica’ di Montezemolo con alcuni ministri “tecnici” come Riccardi e Passera ed esponenti della società civile. Il rassemblement avrebbe, come prescrive la legge, un “capo politico” nell’attuale presidente del consiglio.

I dettagli, si diceva. Che Monti si presenti direttamente all’esame elettorale sembra escluso, non tanto per ragioni di incompatibilità con la carica di senatore a vita, quanto per motivi di opportunità politica. Intanto la faccia ce l’ha messa. Mantenere invece un minimo di distacco dalla rissa di una campagna elettorale che si presenta particolarmente accesa può consentire di lasciare aperto quel canale dialettico con il centro sinistra che anche in queste ore incerte Monti e Bersani stanno coltivando come un bonsai nei loro incontri ravvicinati (si rivedranno probabilmente lunedì prossimo).

Se poi la tattica elettorale suggerirà ai “federali” di fare lista unica al Senato per superare lo sbarramento dell’8% è cosa di cui si comincerà a discutere nei prossimi giorni. Intanto se n’è parlato stamattina a Palazzo Chigi in un incontro tra Monti, Montezemolo e Casini, a cui, presumibilmente, seguiranno da qui a breve analoghi appuntamenti con Fini e gli ex Pdl affetti da “montalgia”.

Nel centro destra la confusione regna sovrana. L’unica cosa certa è che Berlusconi ha ripreso in mano il suo Pdl, o quel che resta dopo la diaspora dei giorni scorsi. Ora comincia l’opera di riaggregazione, magari in forme diverse dal passato. Per questo ha dato ordine ai suoi di ritardare di qualche settimana l’approvazione della legge di stabilità, e di conseguenza la data delle elezioni, per avere il tempo necessario per quella “chiamata a raccolta” che non si presenta affatto facile e breve.

A parte la ricucitura con la Lega, di cui ieri sera Berlusconi a Porta a Porta si è mostrato ultra sicuro, c’è da andare a riacchiappare i fuggitivi Meloni e Crosetto da un lato, o La Russa e i suoi dall’altro. Per i “montiani” invece, Frattini, Pisanu, Mauro (c’è qualcun altro che ci sta pensando), non c’è più niente da fare.

Anche per il nuovo partito di Berlusconi dunque (il nome non sarà di sicuro più il Pdl) potrebbe configurarsi una soluzione federativa con vari gruppi, la Destra di Storace compresa, raccolti sotto lo stesso tetto. E non è neppure scontato a quel punto che non si ridiscuta anche la leadership dell’eventuale federazione.

Tutto tranquillo invece in casa Pd? Non proprio. Dopo il successo delle primarie, è scoppiato il caos delle liste elettorali con tutto il carico di deroghe alle norme statutarie sul numero dei mandati, di delusioni e rabbia degli esclusi dai listini, di decimazione dei “renzini”, di “mal di pancia” di Vendola e compagni per le ipotesi che qualcuno mette in giro sulle possibili alleanze del dopo elezioni.

Per usare un eufemismo, diciamo che la situazione politica italiana in questo momento è massimamente fluida. Meno male che i mercati finanziari, che sembrava che dovessero temere l’incertezza del futuro come il peggiore dei mali, stiano invece reagendo brillantemente. Delle due l’una: o considerano assolutamente ininfluenti le nostre contorsioni politiche, o scommettono che alla fine tutto si concluderà, come al solito, a tarallucci e vino.

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