Condanna infamante delle banche per truffa

Jp_Morgan_sliderQuattro famosi istituti di credito condannati per aver truffato il Comune di Milano con titoli derivati

 

 

ROMA – Con una sentenza che potrà passare alla storia, per la prima volta (c’è stata solo una class action in Australia contro Abn Amro e Stabdard & Poor’s) alcune delle più grandi banche internazionali (Deutsche Bank, Depfa, Ubs e Jp Morgan) sono state condannate per il reato di truffa aggravata commesso nel 2005 a danno del Comune di Milano mediante una maxi operazione in titoli derivati per 1,68 miliardi di euro.

La sanzione è esemplare: 89 milioni confiscati, interdizione di un anno da qualsiasi rapporto con la pubblica amministrazione, 9 funzionari condannati a pene da 6 a 8 mesi, 1 milione a testa di risarcimento. Vittoria quindi su tutta la linea della Procura di Milano  che per bocca del procuratore aggiunto Alfredo Robledo commenta: “L’Italia, contrariamente agli altri paesi europei, in questi anni è stata terra di scorribande finanziarie. Quella di oggi è una sentenza storica”. E sul tema scabroso del doppio ruolo svolto dalle banche prima come consulente e poi come controparte dell’amministrazione locale, il pm ha aggiunto:”Leggo un parere  a firma Guido Rossi dove si dice che non c’è nessuna difficoltà ad essere controparti e advisor. Non credo che possa essere lo stesso Guido Rossi che poi scrive di etica sui giornali”.

Dove sta il valore storico della sentenza? Fino ad oggi, anzi ieri, le investment bank internazionali hanno venduto indisturbate a comuni, provincie e regioni italiane montagne di titoli derivati, turlupinando i funzionari, tacendo le informazioni essenziali e facendo intravedere vantaggi pr le casse pubbliche inesistenti. Si calcola che “ad oggi il valore complessivo di strumenti derivati a copertura del debito emessi dalla Repubblica italiana ammonta a circa 160 miliardi di euro, a fronte di titoli in circolazione, al 31 gennaio 2012, per 1.624 miliardi di euro. Quindi, il valore nozionale ammonta a circa il 10 per cento dei titoli in circolazione”. Sono le cifre fornite ufficialmente dal Tesoro.

Di questi 160 miliardi, circa 100 miliardi sono interest rate swap (cioè contratti assicurativi sulle variazioni dei tassi di interesse sul debito), 36 miliardi cross currency swap (assicurazioni sui tassi di cambio) e 20 miliardi swaption (opzioni per entrare in un interest rate swap in data futura). Ci sono anche i credit default swap (i famosi cds) con cui chi compra un titolo per esempio obbligazionario può assicurarsi contro il rischio di fallimento di chi ha emesso quello stesso titolo.

E’ noto, tra gli altri, il caso dello Stato italiano che all’inizio di quest’anno “ha proceduto alla chiusura anticipata di alcuni derivati in essere con Morgan Stanley (due interest rate swap e due swaption), per un controvalore di 2,567 miliardi di euro, in conseguenza di una clausola rescissoria presente eccezionalmente nel contratto quadro del 1994”. In quell’occasione il deputato Idv Antonio Borghesi si domandava in un’interrogazione parlamentare se era solo una coincidenza “che il figlio del Presidente del Consiglio lavori per Morgan Stanley e che il capo country manager di Morgan Stanley in Italia sia Domenico Siniscalco, già Ministro dell’economia e delle finanze”:

Ora c’è da vedere come la sentenza del Tribunale di Milano, prima ancora di passare in giudicato, possa impattare sui procedimenti in corso per lo stesso oggetto dei titoli derivati promossi da sette Regioni italiane, due Province e 38 Comuni. E’ probabile che in questi momento molte banche stiano tremando per la paura che nella loro fedina penale, già sporca per un’infinità di reati che vanno dalla manipolazione fraudolenta del tasso libor al riciclaggio di denaro del narcotraffico, dalle transazioni occulte con l’Iran alle manipolazioni dei prezzi nel trading di energia elettrica, possa aggiungersi l’infamia del marchio di truffa.

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