Arsenico e vecchi rubinetti

ArsenicoDal 2013 la concentrazione di arsenico nelle acque di alcune province laziali dovrà rientrare nella norma

 

ROMA – Sono anni che si parla di arsenico nelle acque di alcune province del Lazio, con migliaia di persone obbligate a vivere senza acqua potabile e costrette a usare le taniche anche per cucinare. Ai Castelli romani, a Latina e in gran parte della provincia di Viterbo molti cittadini hanno accumulato nel proprio corpo alte concentrazioni di arsenico, il potente veleno riconosciuto ad alto rischio cancerogeno. In alcuni comuni laziali, ad esempio Anguillara, Lanuvio e Velletri, l’arsenico raggiunge persino i 20 milligrammi per litro.

Questo lento processo di avvelenamento è stato reso possibile grazie al sistema delle deroghe, che ha permesso ai gestori degli acquedotti di agire al di fuori dei limiti di legge e dei regolamenti comunitari. Ora però i giochi sono finiti e il 31 dicembre è scaduto il termine ultimo stabilito dalla Commissione europea per la normalizzazione della situazione.

Da Bruxelles il commissario europeo all’Ambiente Janez Potocnik fa sapere che “le autorita’ italiane sono tenute a presentare una relazione entro la fine di febbraio 2013 per illustrare i progressi nei loro interventi di bonifica e il presente livello di conformità del contenuto di arsenico ai limiti di legge nelle acque destinate al consumo umano in alcune Regioni italiane”. Dal 1° gennaio dunque tutte le zone di approvvigionamento idrico devono rispettare la direttiva sull’acqua potabile. Solo dopo la presentazione della relazione, ”la Commissione valuterà le informazioni ricevute e deciderà le azioni ritenute necessarie. Fino ad allora, la Commissione si aspetta che le autorità nazionali e regionali prendano le misure opportune per garantire che non vi sia alcun rischio potenziale per la salute umana”.

I Verdi tuttavia hanno fatto un conto: dal primo gennaio ogni giorno in più con l’arsenico ci costerà 300.000 euro, fondi che l’Ue sottrarrà a quelli destinati all’Italia. “Ci aspettiamo l’intervento dell’Europa – dice il presidente regionale Nando Bonessio – ma presenteremo il conto alla Polverini e verificheremo la possibilità di far bloccare i beni degli assessori da parte della Corte dei Conti».

Intanto il reparto di tossicologia alimentare e veterinaria del Dipartimento di sanità pubblica dell’Istituto superiore di sanità ha già avviato, dopo i primi rilievi della commissione europea, il biomonitoraggio di 269 volontari residenti nelle zone con acqua ad alto contenuto di arsenico. I primi risultati mostrano che la concentrazione dell’arsenico, ad esempio, nelle unghie della popolazione monitorata raggiunge picchi dal 156 al 221% superiori alla norma. Per oltre la metà dei soggetti, l’esposizione a lungo termine stimata mediante i biomarcatori è risultata superiore a quella massima misurata per la popolazione sotto controllo.

Superiore ai valori di legge è anche il contenuto medio di arsenico riscontrato nell’acqua utilizzata per cucinare. E’ la prova che l’arsenico assunto attraverso la cottura dei cibi con acqua contaminata o bevendo dal rubinetto nelle zone con alti valori del metallo pesante si concentra nel corpo. Dunque le conseguenze del lungo periodo di deroghe – iniziato nel 2001 e terminato solo una settimana fa – rischiano di essere pesanti per la salute. L’arsenico inorganico è oggi considerato dai principali istituti di ricerca un cancerogeno di classe 1, ovvero una sicura concausa per lo sviluppo dei tumori.

L’allarme è tale da aver creato uno scontro istituzionale tra il ministro della Salute, Renato Balduzzi, e il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. «Negli ultimi 6 mesi – spiega il ministro – ho più volte invitato la Regione a occuparsi della vicenda in vista della scadenza della deroga, ma non ho avuto una risposta pienamente rassicurante sulle iniziative intraprese».

C’è di più: «Il 20 dicembre il ministero ha ribadito alla Regione l’urgenza di adottare piani di emergenza per garantire la fornitura d’acqua alla popolazione». E invece la circolare consegnata ai sindaci mette sulle spalle di questi la responsabilità di garantire 5-6 litri di acqua potabile al giorno.

La Regione replica stizzita ricordando quanto messo in campo: 12 milioni per 33 potabilizzatori in 16 Comuni dove la concentrazione supera i 20 microgrammi di arsenico per litro, 14 dei quali ultimati e i restanti 19 pronti entro il 30 aprile. Dove invece l’arsenico è tra 10 e 20 microgrammi ha garantito 24 milioni per 49 potabilizzatori in 35 Comuni.

Ma evidentemente l’intervento a gamba tesa della Commissione Ue ha messo il sale sulla coda di tutti gli schieramenti politici. La Destra prosegue la raccolta firme per il dimezzamento della bolletta della società idrica di Viterbo Talete. «Consegneremo le firme al presidente della Provincia e ai sindaci, chiedendo un incontro per discutere della riduzione. Tra tanti che chiacchierano noi facciamo qualcosa». La stessa Provincia ha proposto la riduzione, accolta con favore dal Comitato acqua potabile, anche se «a nostro parere – sottolinea Raimondo Chiricozzi – la riduzione deve essere quella prevista dalla legge», cioè del 50 per cento. Nei giorni scorsi hanno allestito un gazebo quelli di Casapound, mentre a sinistra il gruppo Combat per protesta ha impacchettato le fontane viterbesi.

La neonata formazione di Ignazio La Russa ha organizzato un’assemblea pubblica sul tema, mentre il Movimento 5 Stelle rimprovera al sindaco Maurizio Pucci e all’assessore all’Ambiente della Provincia, Paolo Equitani, risposte evasive e risentite sul tema scottante dell’arsenico.

Potrebbero interessarti anche