Coni, volata finale tra Pagnozzi-Malagò

Malago_giovanniGianni Petrucci lascia la presidenza dopo 14 anni “memorabili”. Il 19 febbraio le nuove elezioni

 

ROMA – Finisce l’era Petrucci: questa mattina si è infatti svolta l’ultima Giunta del Coni da lui presieduta. Dopo 14 anni al vertice, Giovanni Petrucci lascia, il suo mandato è scaduto. Sabato prossimo, 12 gennaio, sarà eletto presidente della Federbasket (è il candidato unico). Incarico che ha già ricoperto per sette anni dal 1992 al 1999. Lunedì poi si dimetterà dalla massima carica del Coni e sarà sostituito dal reggente Riccardo Agabio sino al 19 febbraio quando ci saranno le nuove elezioni.

Com’è noto, tre sono i candidati alla poltrona più importante della massima istituzione sportiva del nostro Paese: Raffaele Pagnozzi, Giovanni Malagò e l’outsider Simone Gambino. A eleggere il nuovo super presidente saranno, oltre ai rappresentanti degli atleti e dei tecnici, i 45 presidenti delle federazioni sportive del Coni. Ci vogliono 39 preferenze per essere eletti.

La corsa per la conquista al vertice dello sport italiano si sta dunque avviando verso la fase conclusiva e il 19 febbraio si saprà chi sarà il nuovo presidente del Coni chiamato a sovrintendere un universo di 95 mila società sportive, 11 milioni di tesserati e un bilancio di 464 milioni di euro,

Se sul piatto della bilancia pesassero esclusivamente la personalità e il carisma dei due contendenti, la candidatura di Malagò risulterebbe senz’altro in pole position, ma le manovre “politiche” che l’apparato è in grado di mettere in campo a sostegno di Pagnozzi rendono quest’ultimo un avversario difficile da battere.

In questo senso il primo segnale inequivocabile lo ha dato il presidente uscente Gianni Petrucci, il quale ha preso posizione dichiarando ufficialmente di appoggiare la candidatura del suo segretario generale. Come dire che i giochi devono essere fatti all’interno delle mura amiche del palazzo, e che eventuali intrusioni non sono gradite.

Con l’avvicinarsi della data fissata per le elezioni, dovendo decidere a chi affidare la guida del Coni dopo 15 anni di presidenza Petrucci, come si comporteranno i presidenti delle Federazioni sportive nazionali?

Poiché sono tutti dirigenti “veri” come Malagò, non dovrebbero avere dubbi sul candidato a cui dare la loro preferenza. Ma le cose non stanno propriamente così. Nell’arco di un ventennio chi ha gestito la struttura ha avuto modo di intrecciare legami, di fare concessioni (tutte legittime, per carità), di coltivare e consolidare amicizie che indubbiamente lo favoriscono nei confronti di un candidato che viene dall’esterno. Per questi motivi, quindi, sembra a rischio la probabilità che la maggioranza dei presidenti federali voti per Malagò.

Pagnozzi è la continuità (segretario generale del Coni da 19 anni ed entrato in servizio nel 1973), è l’uomo macchina che da sempre tiene i rapporti con le federazioni e le associazioni sportive. Tanto per dire, è stato dieci volte capo missione alle Olimpiadi, compresa l’ultima spedizione di 291 atleti italiani ai giochi di Londra. Quasi tutti gli riconoscono doti negoziali e capacità di galleggiamento pari a quelle del mitico Giulio Onesti (presidente del Coni per 34 anni, confermato in carica otto volte). Altrettanto vero è che una sua eventuale elezione sarebbe la conferma che al Comitato Olimpico i dinosauri sopravvivono sempre e comunque. Si aggiunga che nella giunta è verosimilmente destinato a restare lo stesso Petrucci in veste di numero uno di Federbasket.

L’altro candidato forte, Malagò (presidente del Circolo Canottieri Aniene e membro di giunta del Coni), rappresenta la novità, la voglia di rompere schemi consolidati. La sua appare una corsa in salita, perché per vincere dovrà intercettare e accaparrarsi i voti dei presidenti di federazione ancorati alla solida ragnatela di Pagnozzi. Chimenti, Abbagnale, Zamblera, Pescante, Urso, Casasco, più molti degli atleti e dei tecnici sono con lui. Sperava in Barelli e Di Rocco ma sono passati armi e bagagli dall’altra parte. Dalla parte di Malagò potrebbe invece schierarsi il governo in carica esercitando una sorta di moral suasion per avviare un ricambio al Coni, secondo la formula già adottata per la Rai. Corrado Passera, Luca di Montezemolo, Gianni Letta e Mario Pescante, sono solo alcuni dei nomi su cui Malagò, 53 anni, potrebbe giocare di sponda cercando un endorsement forte da abbinare al ricco medagliere vinto da sportivi famosi come Federica Pellegrini con i colori del Circolo Aniene. I detrattori però picchiano sul disavanzo da 16 milioni riportato dal Comitato promotore e organizzatore dei Mondiali di nuoto del 2009, ascrivendone la paternità proprio a Malagò, che ne è stato il presidente.

Petrucci d’altronde sta con Pagnozzi, mentre ritiene Malagò un ottimo manager ma poco adatto per gestire una “macchina” così complessa e anche delicata. Ma fra i due c’è rispetto e stima: “Abbiamo percorsi diversi” ha detto Malagò. “Sì, è vero che sono da tanti anni qui al Coni- ha risposto Pagnozzi – ma ho un bagaglio di esperienza e conoscenza”. Continuità o volontà di rompere col passato? Decideranno, il 19 febbraio, i Grandi Elettori. Con fair play, speriamo.

Infine l’outsider, Simone Gambino. L’hanno definito “il rivoluzionario”, perché ha idee un po’ radicali in un panorama piuttosto stagnante e tradizionalista come quello della gestione dello sport in Italia. Ma Gambino, a cui pure questa definizione non dispiace, in realtà è uno che ha le idee molto chiare. Presidente della Federazione Italiana Cricket è da sempre abituato a fare i conti con pochi soldi, poche risorse e grande necessità di visibilità per uno sport che in Italia forse è considerato non allineato, quello degli sport poveri, fuori dal giro delle grandi sovvenzioni sulle quali per altro lui spara a pallettoni.

A chi vince, oltre a prestigio e potere, è garantito un compenso di 176 mila euro a cui si aggiungono 120 mila euro per la presidenza di Coni Servizi spa. Totale 296 mila euro, più gettoni vari, mega segreteria, auto blu e un posto al sole nella Roma che conta.

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