Finmeccanica vende in fretta i suoi gioielli

Ansaldo_Energia_sliderLa holding pubblica accelera sulla vendita di Ansaldo Energia. In gara i tedeschi di Siemens e i coreani di Doosan

 

 

ROMA – La notizia di stamattina è che Finmeccanica spinge sull’acceleratore della vendita di Ansaldo Energia, sostenuta da una forte tensione del titolo in Borsa e dal giudizio lusinghiero degli ambienti finanziari internazionali. Ieri le azioni della holding di piazza Monte Grappa hanno guadagnato in una seduta il 6,34% e stamattina viaggiano sul +2,38% che le portano ormai a un passo dai 5 euro (un anno fa non valevano 3 euro)

Non solo dunque il piano di dismissioni voluto dal presidente Orsi non rallenta ma, al contrario, cerca di bruciare i tempi. Subito dopo aver ceduto infatti la partecipazione in Avio alla Generale Electric e avere giudicato “irricevibile” l’offerta di acquisto di Ansaldo Energia presentata dalla cordata di imprenditori italiani guidata dal Fondo strategico della Cassa depositi e prestiti perché non prevedeva di comprare anche la quota del fondo americano First Reserve (45%), Finmeccanica ha chiesto formalmente agli altri potenziali acquirenti di far pervenire entro il 23 gennaio le rispettive offerte vincolanti.

Tolti di mezzo gli italiani, chi sono i pretendenti? Ci sono sostanzialmente i tedeschi della Siemens e i coreani della Doosan (con l’eventuale terzo incomodo della Samsung, di cui non sono ancora chiare le intenzioni). Entrambi i contendenti si sarebbero dichiarati disposti a rilevare il 100% di Ansaldo, scongiurando quindi l’eventuale veto degli americani del fondo First Reserve contemplato negli accordi del 2011 e lasciando tutt’al più un 10% a Finmeccanica per conservare una parvenza di italianità.

Secondo voci incontrollate, i coreani di Doosan sarebbero in vantaggio sui tedeschi in quanto la loro offerta garantirebbe un maggior livello occupazionale. La motivazione in realtà – come insegna la storia delle acquisizioni industriali – appare poco consistente visto anche il peso prevalente che Finmeccanica assegna all’aspetto economico dell’operazione.

Sotto questo profilo Siemens si è già dichiarata disposta a mettere nel piatto 1,3 miliardi di euro. Non sembra un’offerta vincente viste anche le previsioni più che lusinghiere che diverse investment bank attribuiscono (improvvisamente) a Finmeccanica in termini di capitalizzazione e target price. Sembra infatti che i coreani siano pronti a rilanciare, mentre gli italiani raccolti intorno al Fondo strategico sono oramai tagliati fuori.

In questa appassionante corsa a vendere l’ennesima azienda italiana, con il suo patrimonio di tecnologie e di know how in uno dei settori strategici più avanzati, destano stamattina stupore le motivazioni che da più parti vengono addotte per giustificare l’accelerazione delle procedure di dismissione. Si dice in sostanza: “L’operazione, che fino a pochi giorni fa sembrava dovesse essere rimandata di qualche mese, a dopo le elezioni politiche, viene invece accelerata con l’obiettivo di chiuderla entro giugno in quanto l’eventuale vittoria del centro-sinistra alle elezioni potrebbe bloccare la cessione a un operatore estero”.

Se l’interpretazione fosse vera sarebbe di una gravità inaudita e il ministero dell’Economia, azionista di riferimento di Finmeccanica e di Ansaldo Energia, dovrebbe essere chiamato a rispondere a domande del tipo: “Come non tenere conto di un largo schieramento politico (destinato probabilmente a guidare da qui a qualche mese il governo del Paese) che la pensa diversamente in materia di cessione di asset strategici nazionali? Se non si fa valere in un caso come questo la golden share dello Stato italiano quando la si userà? Il piano di dismissioni delle principali partecipazioni di Finmeccanica risponde alla sola esigenza di tappare qualche buco creato dal management o a più lungimiranti obiettivi di politica industriale?”.

Forse prima di appassionarsi alla gara tra tedeschi e coreani sulle spoglie di Ansaldo Energia, l’accoppiata Monti-Grilli dovrebbe rispondere a questi interrogativi, così come Bersani dovrebbe far sentire la sua voce in mezzo al vano frastuono della campagna elettorale.

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