Problemi etici e clinici di malattie incurabili

Atrofia_sliderIl caso della piccola affetta da atrofia muscolare spinale. L’intervento del giudice e dell’Agenzia del farmaco

 

ROMA – L’atrofia muscolare spinale (Sma) è una malattia genetica neurodegenerativa che colpisce i bambini fin dalla nascita, con una frequenza stimata in un bambino ogni 6.000/10.000 nati vivi. La sua forma più grave causa molto spesso la morte nei primi due anni di vita. Non esistono al momento cure che consentano di arrestare o far regredire la malattia, pertanto chi ne è colpito è destinato ad una morte certa che giunge al termine di un decorso particolarmente devastante.

Ora l’on. Elvira Savino (Pdl) riporta in un’interrogazione parlamentare la notizia di una piccola ammalata di Sma che nell’ottobre 2011 inizia presso gli spedali riuniti di Brescia una nuova cura, messa a punto dal professor Andolina (già responsabile dei trapianti del midollo all’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico «Burlo Garofalo» di Trieste) e dalla Stamina Foundation, che prevede l’infusione di cellule staminali mesenchimiali, ricavate dal midollo osseo di un genitore. Gli effetti positivi sulla bambina sono immediatamente visibili e da quel giorno le sue speranze di vita sono appese alla somministrazione di questa terapia, che comporta una spesa non indifferente per i pazienti di circa 15 mila euro per la lavorazione delle cellule, più le parcelle dei medici. Tra il 2007 e il 2009 sono 65 i pazienti privati trattati dalla Stamina Foundation con le cellule staminali.

L’arrivo del professor Andolina apre la strada alla somministrazione della cura in maniera gratuita in ospedale, prima al Burlo Garofalo di Trieste e poi agli spedali riuniti di Brescia, nel pieno rispetto della normativa vigente che autorizza l’impiego di terapie non sperimentate quando non esistono altre opzioni («cure compassionevoli»).

Nonostante ciò la magistratura prima e poi l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), con un’ordinanza del 15 maggio 2012 bloccano la somministrazione della terapia per gravi disfunzioni riscontrate nella struttura ospedaliera, che vanno dall’inadeguatezza strutturale e igienica del laboratorio dell’azienda ospedaliera bresciana alle lavorazioni eseguite in ospedale da dipendenti della Stamina Foundation, dai dubbi sulla stessa natura della sospensione cellulare alle cartelle cliniche approssimative, alla mancanza di un protocollo tecnico scientifico dettagliato.

Nonostante questi gravi rilievi, tre mesi dopo il giudice al quale si sono rivolti i genitori della piccola paziente stabilisce con un provvedimento di urgenza che la piccola è in pericolo di vita e dunque deve essere curata. La stessa strada è intrapresa da altre tre famiglie con bambini nelle stesse condizioni della prima.

Tuttavia la sezione di Brescia del Tar della Lombardia non ha accolto a settembre la richiesta di sospendere il divieto dell’Aifa e pertanto agli spedali riuniti di Brescia dodici pazienti sono rimasti senza terapia, così come altre cinquecento persone affette da gravi malattie neurodegenerative che attendono di essere curate.

Ognuna di queste persone (il provvedimento del giudice è ad personam) – denuncia l’on. Savino – dovrà fare ricorso per via giudiziaria per vedere riconosciuto il diritto ad essere curata, nonché il diritto – in quanto si tratta di pazienti affetti da una patologia incurabile – di tentare, in accordo con il proprio medico curante e con il benestare del Comitato etico della struttura ospedaliera, anche terapie non ancora previste dal sistema sanitario.

La fattispecie denunciata dall’onorevole Savino trascende naturalmente il caso specifico e investe questioni etiche e cliniche che il prossimo Parlamento dovrà necessariamente affrontare. Nel frattempo sarebbe sufficiente che almeno la giurisprudenza amministrativa fornisse una risposta certa ed uniforme a questo drammatico problema.

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