Teleperformance, a rischio oltre 600 posti di lavoro

tutta_la_vita_davantiIl gruppo presenta alle Rsu il piano “anti-esuberi” già bocciato a dicembre. Intanto i lavoratori scioperano

 

ROMA – Salvaguardare gli attuali livelli occupazionali, evitando gli esuberi e mantenendo il reddito netto senza ricorrere alla cassa integrazione. Sono questi gli obiettivi della proposta che Teleperformance, la multinazionale francese dei call center, metterà sul tavolo nell’incontro di oggi al ministero del Lavoro con i sindacati per chiudere la vertenza che interessa gli addetti dei call center del gruppo. Proposta che, secondo la società, consentirebbe di evitare il licenziamento di 621 dipendenti della sede di Taranto e di 164 del call center di Roma, rilanciando l’azienda e mettendola in condizione di competere sul mercato.

I punti della proposta, nel dettaglio, prevedono una rimodulazione dell’orario di lavoro su 33 ore settimanali di cui 13 ore, quelle attualmente coperte dalla Cig, a pianificazione variabile in base alle esigenze produttive. In tal modo la retribuzione mensile media netta salirebbe da 780 euro (659 euro senza Cig) a 905 euro, per un totale annuo (comprensivo della tredicesima mensilità) di 11.131 euro contro gli attuali 9.846 euro (8.415 euro senza Cig). Per i dipendenti “best performer” è prevista la possibilità di arrivare a 40 ore settimanali, di cui 20 a pianificazione variabile, per una retribuzione annua media che può arrivare a 13.134 euro.

Le condizioni per l’attuazione del piano proposto da Teleperformance, riferisce il Corriere delle Comunicazioni, prevedono: la riclassificazione del personale con passaggio dal terzo al secondo livello contrattuale e congelamento degli scatti di anzianità; salario di produttività per le ore a pianificazione variabile (applicazione dell’aliquota irpef agevolata al 10% anziché al 23%); conversione delle festività che cadono di domenica in giorni di ferie; recupero delle pause da videoterminale con un unico intervallo di 30 minuti non retribuiti per i turni superiori a sei ore; valutazione delle performance a fini meritocratici estesa anche al lavoro outbound.

I rappresentanti dei lavoratori, dal canto loro, hanno ufficializzato la loro presa di posizione in un comunicato stampa nel quale sono rivendicate le ragioni dello sciopero odierno che proseguirà ad oltranza sino a quando non si arriverà ad un accordo «positivo» tra le parti.

Nel documento, unitariamente sottoscritto dalle diciotto Rsu aziendali delle quattro sigle sindacali impegnate nella vertenza (Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil ed Ugl telecomunicazioni), si definiscono «irricevibili ed inaccettabili» le proposte avanzate il 17 dicembre scorso che verranno oggi riproposte.

Il piano di rilancio aziendale, nell’occasione, fu esposto durante l’incontro tra la dirigenza di Teleperformance ed i sindacati al ministero per lo Sviluppo Economico. Il piano, per buona parte non condiviso dai sindacati, è ripartito in otto punti. Alcuni riprendono determinate opportunità previste dalla legge (ad esempio il declassamento del livello per le aziende in crisi); altri, invece, non lo sono e per trovare applicazione dovrebbero essere accettati dalla controparte. Tra queste la mancata retribuzione della pausa spettante ogni due ore di lavoro passate davanti ad un computer e l’azzeramento dello scatto d’anzianità. Su questi due punti non esiste, da parte sindacale, alcuno spazio alla trattativa. No secco, poi, alla riduzione a venti ore settimanali dell’orario individuale di ciascun operatore.

In particole le organizzazioni sindacali ribadiscono «l’assoluta indisponibilità, nei limiti previsti dalla normativa vigente, alla modifica o alla riduzione oraria a quattro ore, esplicita o camuffata, nell’ambito del contratto individuale di lavoro. Le stesse Rsu – prosegue la nota – con assoluta responsabilità affermano la disponibilità a negoziare, nei limiti previsti dalla normativa vigente e dal contratto collettivo nazionale, le tematiche nell’ambito dell’orario del lavoro del suo costo e della produttività. Per questi motivi le Rsu, richiamando l’azienda alla sua totale assunzione di responsabilità (e di irresponsabilità) rispetto al rischio di un mancato accordo, qualora si ostinasse a chiedere deroghe su tutto, indicono a partire dal 10 gennaio lo sciopero ad oltranza sino e solo al termine positivo dell’incontro ministeriale».

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