È cominciata l’asta per l’Alitalia

ALITALIA_sliderI “capitani coraggiosi” mettono in vendita i rispettivi pacchetti. Torna l’ipotesi di una fusione con Air France-Klm


ROMA – L’appuntamento è per martedì della prossima settimana quando si riunirà il consiglio di amministrazione. E’ il primo incontro dopo la scadenza del lock up del 12 gennaio scorso e da quel momento, con il solo vincolo del diritto di prelazione degli altri soci, ciascuno dei venti “capitani coraggiosi” che cinque anni fa versarono 847 milioni di euro per rilevare quello che restava della vecchia compagnia di bandiera.

E’ logico quindi che, anche se all’odg c’è il budget 2013, quel giorno si finirà per parlare solo del prevedibile riassetto delle partecipazioni azionarie. Molti dei soci infatti mordono il freno e ognuno per proprio conto sta cercando di cedere alle migliori condizioni il proprio pacchetto. L’advisor Rotschild Italia, ancorchè privo di un mandato ufficiale dell’azienda, si sta dando un gran da fare per sondare il mercato alla ricerca di offerte che abbiano una certa organicità.

Premesso che alcuni dei venti “patrioti” sono alle prese con problemi di ben altro spessore, come Emilio Riva, Carlo Toto, i Ligresti, gli Angelucci o Francesco Bellavista Caltagirone, nell’assemblea di Cai-Alitalia si confrontano due partiti, quello che vuole vendere tutto e subito al miglior offerente e quello che invece vuole trattare unitariamente per spuntare dalla vendita in blocco un premio sul valore corrente di Borsa.

La verità è che se non si riuscirà a trovare in fretta un linguaggio comune, la diaspora del tutti contro tutti e della babele dei linguaggi appare inevitabile. Anche la recente sortita del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, artefice ai tempi di Banca Intesa dell’operazione Cai, non sembra avere il sufficiente supporto strategico e finanziario per andare verosimilmente in porto.

Sostiene infatti Passera: se Air France-Klm, che già possiede il 25% di Cai, comprasse in blocco le quote degli italiani dando in cambio le sue azioni “il numero di azioni che la cordata italiana riceverebbe sarebbe di entità tale da configurare una partecipazione di indubbio rilievo. Con AirFrance-Klm l’Italia ha una grande occasione, sarebbe davvero un peccato sprecarla».

Effettivamente, si fa notare, l’azionariato di AirFrance-Klm è così frazionato che il socio singolo più importante è lo Stato francese con il 15,9%. Se dunque, cosa assai improbabile, ai “patrioti italiani” venisse riconosciuto un premio del 30% rispetto al capitale versato nel 2008, il loro pacchetto varrebbe 1,1 miliardi di euro che, dopo l’eventuale fusione con AirFrance-Klm, darebbe loro la maggioranza relativa.

La compagnia francese, alle prese anch’essa con problemi gestionali non indifferenti, ha già fatto sapere di non essere disposta a riconoscere quei valori, ma tutt’al più stimare le azioni della cordata italiana con un taglio secco del 30/40% rispetto al loro valore iniziale, cioè gli 847 milioni pagati a fine 2008.

Oltre ai francesi, già saldamente insediati in casa Alitalia e quindi in possesso di un pesante diritto di prelazione, chi altro c’è all’orizzonte della nostra tormentata compagnia aerea? Pare ci sia la Etihad Airways, la ricca compagnia di Abu Dhabi, che comunque non potrebbe acquistare più del 49% di Cai pena la perdita dei diritti sulle tratte medio lunghe internazionali. L’altro ipotetico candidato potrebbe essere il Fondo Strategico italiano della Cassa depositi e prestiti. Ma al riguardo l’ad di Cdp, Giovanni Gorno Tempini, ha escluso categoricamente questa ipotesi: «Alitalia non ha le caratteristiche tali per essere considerata un’azienda in cui il Fondo può investire perchè non ha attualmente una stabile situazione di equilibrio finanziario, economico e patrimoniale, nonché adeguate prospettive di redditività e di sviluppo».

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