La Corte dei conti sulle magagne della Regione Lazio

regione-lazio-sliderIl testo integrale delle considerazione finali del massimo organo di controllo amministrativo

ROMA – E’ stata resa nota la relazione generale della Corte dei conti relativa al controllo sul rendiconto generale della Regione Lazio per l’esercizio finanziario 2010, con proiezioni all’esercizio 2011. Si tratta sostanzialmente degli anni “ruggenti” di cui abbiamo imparato tutte le malversazioni, i trucchi, le ruberie, gli sperperi di denaro pubblico, gli scandali indecenti, commessi da una classe politica disonesta e omertosa da condannare in blocco.

Considerazioni in merito all’attività di controllo condotta a posteriori, a cui la Corte dei conti è stata costretta per legge, sono state fatte abbondantemente. Riteniamo tuttavia utile pubblicare di seguito, quasi per integralmente, le considerazioni finali della Corte che hanno il pregio di evidenziare le macroscopiche carenze legislative e comportamentali dietro cui ha potuto prosperare il malaffare.

a) Le modifiche apportate all’articolo 41 della l. 25/2001 che l’articolo 8, commi 1-5, della l. r. 11 del 2012 all’istituto della perenzione amministrativa non appaiono pertinenti. Attraverso il meccanismo introdotto con le citate norme regionali infatti, il diritto soggettivo del creditore ad ottenere il pagamento, con il decorso del biennio, degrada in una facoltà per l’Amministrazione debitrice di adempiere, lasciando a quest’ultima un margine ampissimo di discrezionalità sulla possibilità della reiscrizione del credito secondo criteri valutativi non definiti dalla norma. A parere del Collegio, non sussiste la necessità di ricorrere alle citate norme regionali, peraltro di dubbia compatibilità sotto molteplici profili rispetto al sistema ordinamentale, mentre occorre intraprendere una operazione straordinaria di riaccertamento dei residui, attivi e passivi.
b) Dall’analisi dei dati contabili riferiti all’iscrizione in bilancio dei conferimenti di incarichi esterni si evince l’inidoneità e/o la non congruenza della documentazione contabile a fornire tutte le informazioni necessarie a dare spiegazioni alle operazioni gestionali sottostanti, nonché la difficoltà di effettuare un riscontro chiaro ed esaustivo delle causali di pagamento in violazione dei principi di chiarezza e comprensibilità del bilancio.
c) La frammentazione delle tipologie di variazioni di bilancio estende l’ambito di applicazione delle variazioni oltre i confini della ragionevolezza e ne impedisce un sostanziale e un proficuo controllo, anche da parte della stessa Amministrazione. Così come formata, essa si presta a divenire lo strumento per ripristinare, nel corso della gestione, la dotazione di poste contabili inizialmente sottostimate.
d) Si segnala l’opportunità di una modifica dell’articolo 28 della legge di contabilità regionale, che introduca il parere obbligatorio dell’organo di revisione, avente ad oggetto la legittimità, la congruità, la coerenza, l’attendibilità delle variazioni di bilancio, parere che, allo stato, si presume contenuto nella determina di variazione del dirigente competente, sottoscritta dal direttore regionale, con un evidente conflitto di interessi tra posizioni ricoperte de facto (controllore/controllato) accentrate nel medesimo soggetto.
e) La determinazione “fluida” del ricorso al mercato e ai mutui per nuovi investimenti, il cui importo non è mai certo e definito al momento in cui vengono effettuate le scelte contenute nei documenti programmatori, costituisce una grave criticità gestionale, che reca nocumento sia al principio della certezza del livello “massimo” di ricorso all’indebitamento, sia alla possibilità concreta di operare consapevolmente scelte gestionali.
f) Con riferimento alla specifica analisi dei mezzi di copertura del disavanzo di amministrazione 2009 e 2010, si invita l’Amministrazione all’applicazione dei principi contabili di veridicità ed affidabilità in sede di redazione del bilancio di previsione, principi espressi, già da alcuni anni, dall’Osservatorio degli Enti locali ed oggi divenuti principio normativo a carattere generale.
g) Si rileva la mancata rappresentazione contabile del valore dell’operazione San. Im. nel bilancio consuntivo 2010 della regione Lazio, valore che viene, invece, indicato con riferimento all’esposizione debitoria regionale nei dati forniti dall’Osservatorio del debito della Regione Lazio.
h) Si evidenzia la carenza a livello di governo regionale del documento programmatorio DPRFR, mancanza che – in un quadro finanziario regionale che deve, nel suo complesso, tendere alla riduzione della spesa – priva il decisore politico di un utile strumento di programmazione.
i) Le strutture regionali, che ai sensi dell’articolo 25 della l. r. n. 2/2004 sono competenti al controllo e monitoraggio della spesa del personale degli enti e le aziende della regione Lazio, comprese le S.p.a. a partecipazione maggioritaria, non sono state (negli anni precedenti al 2010) e non sono tuttora in grado di quantificare il peso effettivo del personale delle società partecipate rispetto alla spesa del personale, nonché il rispetto della normativa statale vincolistica in materia da parte degli organismi partecipati.
j) Sebbene gli oneri del personale degli enti parco e riserve naturali abbiano sempre gravato sul bilancio regionale, tali somme non sono mai state computate, ante 2011, nella spesa di personale della regione.
k) La rilevata criticità circa la coesistenza nell’organizzazione di vertice di due livelli di governo sostanzialmente sovrapponibili, cioè l’alta dirigenza amministrativa, costituita dai Direttori di Dipartimento, e la figura del Segretario Generale, non ha costituito oggetto di osservazioni in sede di controdeduzioni.
l) Con riferimento alla problematica del personale di comparto cd. “perequato”, si dà atto di quanto comunicato con la nota del 20 dicembre 2012, secondo cui l’Amministrazione “…procederà a formalizzare la convalida dei provvedimenti di perequazione del personale non appartenente alla categoria dirigenziale..”, con riserva di valutazione circa le modalità di attuazione della volontà manifestata con la nota citata.
m) Con riferimento alla problematica del personale dirigenziale cd. “perequato” si rileva l’estrema lentezza con cui l’Amministrazione ha dato esecuzione al giudicato amministrativo, dal momento che l’obbligo di provvedere sussisteva già a decorrere dalla data di deposito della sentenza del TAR Lazio (11/4/2008), non sospesa dal Consiglio di Stato.
n) Con riferimento alle modalità di calcolo dei dirigenti esterni, residuano le perplessità circa le motivazioni addotte dalla Regione sulle modalità di applicazione della norma regionale e delle norme regolamentari, stante l’esistenza, di fatto, nell’assetto organizzativo dirigenziale della Regione Lazio, di dirigenti di 1° e 2° fascia.
o) La previsione nel regolamento della Giunta regionale (art.5) di un limite minimo di compenso per il consulente esterno, al di sotto del quale è sottratta all’Amministrazione ogni valutazione in merito all’attività da svolgere, al prodotto consegnato nonché all’utilità conseguita non appare rispettoso del principio di proporzionalità e congruità del compenso. Su questo aspetto, nonché sulla possibilità dell’erogazione di anticipi trimestrali dei compensi ai consulenti si sollecita una riflessione dell’Amministrazione,
p) Non risulta superata la rilevata criticità della mancata contezza degli incarichi consulenziali affidati dalle Direzioni regionali, delle somme impegnate, dei nominativi dei consulenti incaricati, degli oggetti degli incarichi, con la conseguente impossibilità per l’Amministrazione effettuare un reale monitoraggio e controllo della spesa effettuata a tale titolo.
q) Per una reale trasparenza dell’operato amministrativo si suggerisce che l’elenco delle consulenze affidate a soggetti esterni all’Amministrazione resti pubblicato sul sito WEB e visibile a terzi con riferimento ad un arco temporale almeno triennale a scorrimento.
r) L’ufficio legale risulta mancante di un sistema informatico, che consente di quantificare il numero e la tipologia dei procedimenti pendenti e/o conclusi nei singoli gradi di giudizio, l’esito degli stessi e l’entità delle spese processuali in caso di condanna dell’Ente, con evidenti ricadute dirette sul bilancio dell’Ente. La mancanza di tali dati pone grossi interrogativi anche sulle modalità con le quali è stato determinato in pianta organica il numero di avvocati e di personale amministrativo di detto ufficio, sulle modalità di funzionamento dello stesso, nonché sulle modalità di valutazione degli avvocati dipendenti e del personale amministrativo, ai fini della progressioni di carriera e di eventuali indennità legate alla produttività.
s) L’attività di dismissione e valorizzazione del patrimonio immobiliare, nonostante il numero dei soggetti coinvolti, è concretamente iniziata solo a partire dall’anno in corso. Risulta evidente che negli anni precedenti la gestione del patrimonio immobiliare della Regione è stata lacunosa o, addirittura, carente e disattenta nei suoi elementi basilari (come la redazione di un inventario aggiornato).
t) La mancata policy della gestione degli immobili ha, con molta probabilità, determinato mancati introiti economici (es. canoni di locazione non aggiornati o non riscossi) alle casse regionali fino ad arrivare, con riferimento ai beni di natura patrimoniale, ad ipotesi di usucapione da parte di soggetti terzi.
u) Con specifico riferimento al Consiglio regionale, si dà atto di quanto comunicato con riferimento alle criticità rilevate in materia di accorpamento dei capitoli di bilancio.

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