Emissioni pericolose dallo stabilimento della Basf

basfAlla multinazionale chimica di Settecamini rinnovata l’autorizzazione ambientale per sei anni

 

ROMA – I comitati di quartiere Case Rosse e Settecamini di Roma lamentano da tempo diverse problematiche legate ad una multinazionale tedesca Basf che opera da molti anni in quella zona. In particolare ci sarebbero odori nauseabondi provenienti dall’industria, vicino alla quale è stata concessa dal Comune di Roma l’edificazione di 335 civili abitazioni e di un asilo nido;

Da uno studio epidemiologico effettuato nel 2003 dalla Asl Roma E è emerso che in tale area vi è un’incidenza di mortalità per tumori non Hodgkin superiore del 180 per cento rispetto alla media di Roma. Inoltre, le indagini ambientali hanno evidenziato concentrazioni di diossina da 5 a 20 volte superiori rispetto alla media nazionale.

Le cose si sarebbero aggravate dieci anni fa dopo che gli abitanti della zona hanno scoperto che l’industria effettuava attività di incenerimento di catalizzatori esausti autoprodotti, ma anche conferiti dall’esterno. I catalizzatori esausti costituiscono rifiuti che, a seconda del tipo di materia della quale sono composti, possono essere anche tossici e nocivi;

Si è così scoperto che il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale (Aia) ha avuto luogo due volte, la prima per un anno e la seconda per sei. La prima volta (2009) il Comune di Roma, pur conoscendo i dati allarmanti rilasciati dalla Asl Roma E, dette parere positivo alla concessione dell’Aia per il periodo di un anno, subordinando comunque il parere alla sperimentazione di una nuova tecnologia al posto dell’inceneritore, denominata “Acquacritox”, che avrebbe avuto un impatto molto minore sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. Se la sperimentazione avesse avuto esito negativo, si sarebbe dovuto aprire un tavolo di trattativa finalizzato alla delocalizzazione dell’impresa.

La Provincia di Roma, alla fine dello stesso anno, era stata ancor più generosa concedendo l’Aia per 18 mesi, subordinandola però ai risultati dei controlli sanitari da effettuarsi da parte dell’Istituto superiore di sanità. Il 2 dicembre 2010, la Basf ha presentato alla Provincia istanza di rinnovo dell’autorizzazione che è stata rilasciata dalla Provincia un anno dopo per la durata di 6 anni, con il parere favorevole del Comune di Roma.

In un’interrogazione parlamentare, la senatrice del Pd Leana Pignedoli fa notare che “la Basf non ha ottemperato alle prescrizioni date dalla Provincia di Roma con riferimento al monitoraggio semestrale ed è priva di autorizzazione sanitaria per industrie insalubri e di certificato di prevenzione incendi rilasciato dai vigili del fuoco”. Non sembra inoltre che siano stati effettuate rilevazioni sugli effetti delle emissioni industriali sulla popolazione, né che la sperimentazione “Acquacritox” sia stata effettuata in contraddittorio con gli esperti del Comune di Roma;

rilevato altresì che:

I comitati di quartiere Case Rosse e Settecamini hanno riferito che l’Aia non comprenderebbe una delle attività fondamentali dell’industria, vale a dire l’incenerimento dei catalizzatori esausti provenienti dall’esterno. La Basf al riguardo avrebbe fornito alla pubblica amministrazione informazioni non complete, affermando di provvedere al “trattamento termico” solo di catalizzatori autoprodotti e non pericolosi, mentre in realtà sottoporrebbe ad incenerimento catalizzatori provenienti da diversi comparti industriali e prodotti con sostanze chimiche anche pericolose;

Per questi motivi, la parlamentare ds ha invitato il ministro dell’Ambiente a disporre il monitoraggio dell’attività industriale e l’indagine epidemiologica nella zona colpita, con particolare riferimento all’esposizione alla diossina.

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