L’ennesimo libro dei sogni per il turismo

Colosseo_sliderIl piano strategico del ministro Gnudi non fa che elencare diligentemente i problemi da affrontare e le cose da fare


ROMA – Sulla diagnosi dell’importanza che il turismo ha nelle moderne economie e delle criticità del sistema Italia in questo settore si sapeva ormai tutto, o quasi. Sono anni infatti che ce la sentiamo raccontare sulla scadente qualità dell’offerta, sull’incuria del nostro sconfinato patrimonio, sulle violenze al paesaggio, sulla mancata innovazione delle strutture e del know how.

Tutto vero, verissimo, purtroppo. Che i nostri alberghi siano vecchi e con poche stanze, che in pochi abbiano centri benessere, che non si siano creati circuiti specializzati, per esempio, per praticanti sportivi o per anziani, o per single, che addirittura nel turismo religioso siamo stati superati, lo sapevano in tanti da anni e nessuno ha mosso un dito. Risultato: dal primo o secondo posto nelle classifiche delle mete turistiche mondiali siamo caduti al quinto o sesto posto, e il declino non è affatto concluso.

Ma oggi finalmente il ministro per gli affari regionali e il turismo, Piero Gnudi, è riuscito a far approvare dal Consiglio dei ministri il Piano strategico “Turismo Italia 2020. Leadership, Lavoro, Sud”. Atteso come le tavole della legge, il piano fissa “radiosi obiettivi” per il settore : “Implementare le azioni permetterà di recuperare quota di mercato, portando il contributo del turismo al Pil dai 134 miliardi di euro del 2010 ai 164 Miliardi nel 2020 e potrà creare circa 500.000 nuovi posti di lavoro, in termini prudenziali”. Ma poi ad una prima lettura si rivela, secondo le migliori tradizioni della politica italiana, come la somma dell’inventario dei problemi sul tappeto e dell’elenco delle buone intenzioni.

Libro dei sogni? Promemoria per il governo che verrà? Esercitazione di un esecutivo tecnico che fa diligentemente il compito che gli è stato assegnato? Sicuramente tutte queste caratteristiche messe insieme, destinate probabilmente a finire nel solito cassetto delle ricerche smarrite di cui qualcuno ogni tanto si ricorda.

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Eppure il documento – elaborato dagli esperti di Boston Consulting Group (il costo della ricerca non è noto, ndr) – contiene una lodevole rassegna di dati e individua sette linee di intervento articolate in 61 azioni, realizzabili in tempi compresi tra i 3 mesi e i 5 anni, che riguardano, tra l’altro, il miglioramento dell’offerta, della ricettività, dei trasporti e delle infrastrutture, della formazione e degli investimenti.

Senza addentrarci ovviamente nell’analisi delle singole “raccomandazioni”, il Piano suggerisce un programma operativo per il Governo, distinto in quattro principali categorie:

1. Interventi legislativi
• Rilancio dell’Agenzia Nazionale del Turismo (Enit).
• Armonizzazione della tassa di soggiorno e trasformazione in una tassa di scopo da destinare ai Comuni
• “Rottamazione” delle strutture ricettive obsolete di piccola dimensione
• Incentivazione alla produzione di film per stranieri in località turistiche, con target sui Paesi Bric.
• Costituzione di un Fondo nazionale per lo sviluppo del turismo (promosso da Fondo Strategico Nazionale, Cassa Depositi e Prestiti, Banche, ecc.).
• Destinazione dei ricavi addizionali derivanti dai visti turistici al Fondo per la promozione turistica

2. Strumenti già esistenti
• Maggiori fondi alla promozione turistica sul mercato internazionale
• Rafforzamento della norma sulle reti di impresa del settore

3. Azioni del Ministro del Turismo
• Costituzione della task force temporanea (3 anni) per l’implementazione del Piano strategico.
• Apertura di un tavolo con le Regioni (focus Mezzogiorno) per l’individuazione di uno o due nuovi poli turistici.
• Adozione del sistema di classificazione standard europeo di stelle, da diffondere e applicare in tutte le Regioni italiane.
• Accordi mirati con tour operator e linee aeree per i Paesi Bric e con linee aeree low-cost.
• Implementazione di un ufficio e di un sito web dedicati alla promozione degli investimenti turistici in Italia per investitori internazionali

4. Altre azioni “interministeriali” del Governo
• Costituzione di un tavolo di lavoro interministeriale con la partecipazione di privati e istituzioni finanziarie per studiare incentivi finanziari e strumenti fiscali di agevolazione per la riqualifica del ricettivo (crediti d’imposta e accesso agevolato al credito, costituzione di un fondo rotativo co-finanziato dalle Regioni, incentivazione di grandi investimenti turistici italiani ed esteri).
• Avvio di un piano per il rilascio di visti pluriennali per alcuni segmenti prioritari della domanda (nell’ambito delle norme Schengen).
• Rafforzamento delle azioni pubblico-privato incentivate dal ministero dei Beni Culturali su poli artistico-museali a grande vocazione turistica.
• Iniziative di alta formazione universitaria sul turismo
• Tavolo operativo con il Miur per rafforzare la formazione turistica lungo tutta la filiera
• Stretto coordinamento con il Piano Aeroporti.

Il commento all’efficacia concreta del Piano lo ha dato l’assessore al turismo della Provincia di Rimini, Fabio Galli: “Il titolo potrebbe essere molto rumore per nulla, oppure la montagna ha partorito un topolino. Un documento che definirei banale, scontato, scolastico, anche buonista e piacione. Tutta fuffa, pieno di analisi e riflessioni senza lo straccio di un’azione concreta. Un documento che ritengo anche sbagliato: si parla esclusivamente di turismo internazionale”.

Forse il giudizio è tranchant, ma il tempo delle commissioni di studio, dei piani di settore, dei tavoli di confronto, è finito per sempre. Se l’Italia vuole uscire veramente dalla crisi non c’è più tempo da perdere. E il turismo è sicuramente uno dei nostri principali driver per lo sviluppo. Occorre allora mettere mano ai mali che lo affliggono, alle strozzature che ne impediscono la crescita, alla valorizzazione delle nostre straordinarie risorse. Dove intervenire in concreto è l’ultimo dei problemi.

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