La telenovela della sede unica dell’Istat

Istat_sliderDal 2007 si cerca un luogo dove far confluire i vari presidi sparsi per la città. Quanto ci costano le diverse sedi romane

 

 

ROMA – “Lavoriamo per trovare una sede all’Istat, che sia qualificante e nel cuore di Roma, affinché l’ente possa servire al meglio l’Italia”. Era dicembre 2010 e a promettere una sede unica del principale produttore di statistica ufficiale del Paese era il sindaco di Roma Alemanno.

A distanza di più di due anni però, come riferisce il Foglietto della Ricerca, la nuova sede dell’Istat continua a rimanere un miraggio. Una vera e propria Araba fenice.

Non solo. In realtà un nuovo indirizzo ci sarebbe già. Il terreno, una superficie di 60 mila mq. nel quartiere romano di Pietralata, fu infatti acquistato cash nel 2007 dall’Istat per circa 15 mln di euro, e sul quale Luigi Biggeri, all’epoca presidente dell’ente statistico, avrebbe voluto edificare la sede unica dell’Istituto. Il terreno è però ancora abbandonato a se stesso. La scelta si potrebbe dimostrare lungimirante dal momento che proprio a Pietralata sta per ripartire il mitico Sdo, il sistema direzionale appena approvato dal ministero delle Infrastrutture nel contesto del nuovo Piano Città.

Intanto, le sedi dell’Istat sparse per Roma non si contano più. Non c’è quasi quartiere in cui l’ente non abbia un suo presidio: si va da via Balbo (quartiere Esquilino) a viale Liegi (nel cuore dei Parioli); da via Tuscolana (altezza raccordo anulare, sulla via di Frascati) a viale dell’Oceano Pacifico (Eur inoltrato, l’accesso al mare dei romani). Senza contare le sedi satellite di via Depretis (ai numeri 74 e 77), via Torino e piazza Indipendenza, quest’ultima “ereditata” dal disciolto Isae, il cui canone di locazione è sempre a carico dell’Istat.

Una simile organizzazione richiede naturalmente un forte dispendio di risorse, che sicuramente sarebbe molto più ridotto se l’ente avesse una sola sede. Il Foglietto è in grado di svelare quanto l’attuale assetto logistico costa all’erario. A stabilirlo è stato di recente un Gruppo di lavoro costituito ad hoc dai vertici dell’ente.

I risultati fanno strabuzzare gli occhi. Si va da una spesa annua di circa 8,4 milioni di euro, Iva compresa, per canoni di locazione (al netto sia della sede di via Balbo, che è demaniale, che di quelle di viale Liegi e via Depretis n. 74, che sono di proprietà dell’ente), a quasi 2 mln di costi energetici, oltre a 4,5 mln per i servizi di vigilanza, pulizia, facchinaggio e manutenzioni varie. Totale, poco meno di 15 milioni, pari a 1 milione e 250 mila euro al mese, che al dì fanno oltre 40 mila euro.

Il Gruppo di lavoro, dopo aver determinato il costo complessivo di ciascuna sede, lo ha diviso per il numero dei dipendenti che vi operano. In testa, con 24 mila euro, troviamo la sede di piazza Indipendenza, dove ad ottobre 2012 erano di stanza 53 dipendenti.

Seconda classificata, la sede di viale dell’Oceano Pacifico (490 dipendenti), con 12.500 euro, seguita da via Tuscolana (296 dipendenti) con quasi 11 mila euro. A notevole distanza si colloca la sede di via Torino (94 dipendenti), in pieno centro della capitale, con poco più di 6 mila euro, sempre per dipendente.

L’Istat, dopo avere di recente acquisito nuovi locali nella sede di via Tuscolana, si appresterebbe, per ottemperare alle prescrizioni della spending review, a dismettere almeno una delle sedi in locazione. Sono sempre più insistenti le voci secondo le quali a chiudere i battenti sarebbe la sede di via Torino. Quella che costa meno!

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